|
Fertilità:
Plastiche, pesticidi, nitrati… quali sono questi
prodotti? Dove si nascondono, e come evitarli?
E' ormai documentata l'esistenza di
alcune sostanze chimiche che passando attraverso
l'alimentazione sregolano il nostro equilibrio
ormonale.
In un documento dell'Unione Europea (Gazzetta
Ufficiale delle Comunità Europee, 12.07.2001) si
legge, tra le altre cose, che la UE deve
"esprimere preoccupazione per l'aumento di casi
di effetti negativi sulla salute umana, come un
aumento di casi di cancro al seno e di altri cancri
degli organi riproduttivi, di oligospermia,
di cancri ai testicoli, che possono essere connessi
a sostanze perturbatrici endocrine" e che
"si è ormai accertato che numerosi
perturbatori endocrini (PE) hanno effetti a dosaggi
bassissimi" e che vi è "incertezza sugli
effetti di una mistura di PE ed effetti
sinergici". Ma qual è il bersaglio ideale di
queste sostanze presenti nell'ambiente? Sono
soprattutto gli ormoni steroidei, che intervengono
nella crescita e nelle funzioni sessuali, con la
conseguenza di un aumento dei disturbi della
fertilità e delle malformazioni sessuali (oltre
alle malattie indicate nel documento citato). Gli
scienziati hanno osservato effetti potenti sugli
animali vittime di inquinamenti accidentali: rane
maschio che si femminilizzano, coccodrilli
sterili… Insomma, era quasi impossibile non porsi
delle domande sull'impatto di queste sostanze sugli
esseri umani. Ed è così che si è scoperto, pare,
che il danno si può produrre anche a concentrazioni
bassissime di questi inquinanti.
Sono a oggi ancora pochi gli studi che hanno
dimostrato gli effetti dei perturbatori endocrini
nell'uomo, salvo un unico caso accertato, quello del
dietistilbestrolo, una molecola impiegata per
prevenire gli aborti spontanei i cui effetti
proseguono per molte generazioni. Gli studiosi hanno
potuto osservare un aumento dei problemi di
infertilità nei lavoratori agricoli a contatto con
vari pesticidi, ma in senso generale, anche
l'abbassamento diffuso del numero degli spermatozoi
negli uomini e il picco di infertilità lascerebbero
pensare a un problema ambientale, anzi, soprattutto
all'azione nefasta dei perturbatori endocrini. I PE
si nascondono quasi ovunque: negli alimenti di
origine animale o vegetale, negli imballaggi
alimentari, nei prodotti di combustione… Nel 2005
l'Unione Europea ha compilato una lista ufficiale di
66 perturbatori endocrini, e tra i più comuni si
distinguono diverse categorie.
La plastica
4-n-nonilfenolo: composti come questo
intervengono nella fabbricazione di molti agenti
plastici (agenti "anti-invecchiamento") e
nei detergenti, ma anche nei pesticidi. Il loro
effetto estrogenico è noto nei mammiferi;
bisfenolo-A: rientra nella "top
ten" dei prodotti chimici fabbricati, ed è
impiegato nelle plastiche e nelle resine. Lo si
trova nei rivestimenti interni delle scatole da
conserva, in alcuni biberon, nei CD e nei DVD, e
perfino in alcune resine impiegate dai dentisti.
Oggetto di controversia, ha mostrato nei ratti un
effetto deleterio sulla qualità dello sperma e un
aumento del rischio di aborto spontaneo;
ftalati: questi composti vengono
utilizzati nel PVC (policloruro di vinile), nei
giocattoli, le vernici, gli adesivi, le colle, gli
inchiostri, alcuni farmaci e cosmetici. Sarebbero
tossici per gli embrioni, soprattutto per quelli di
sesso maschile, ai quali provocherebbero anomalie
genitali;
PCB: policlorobifenili, sono impiegati
nelle plastiche o nei trasformatori (piralene). Sono
tossici per il sistema immunitario e per l'apparato
genitale.
Non tutti gli ftalati sono uguali
Gli ftalati più comunemente presenti nei
cosmetici e nei detergenti sarebbero praticamente
innocui a eccezione di uno, il di-2-etilesile (DEHP),
nocivo per l'apparato riproduttivo maschile
perfino allo stato di semplice traccia. La
tossicità degli ftalati dipende da alcune
caratteristiche chimiche quali la lunghezza della
loro catena e l'esistenza di ramificazioni
laterali. Più uno ftalato ha un peso molecolare
(lunghezza o massa di una molecola) elevato, meno
è pericoloso in quanto tende meno a passare
attraverso la pelle e il tratto gastrointestinale.
I composti come gli ftalati, il nonilfenolo o il
bisfenolo-A sono spesso presenti negli imballaggi
plastici alimentari, dai quali passano agli
alimenti.
I pesticidi
I loro effetti nocivi sono noti da tempo, e molti
sono oggi classificati come "perturbatori
endocrini". Alcuni sono proibiti, come il DDT.
L'esempio del dibromocloropropano è famoso: questo
prodotto destinato a uccidere i vermi è stato
impiegato in numerosi campi di banane, e ha
provocato una vera e propria esplosione di casi di
sterilità. Proibito nei paesi cosiddetti
"occidentali", continua a essere usato in
Africa o in Sudamerica. Tra le sostanze a rischio si
trova anche il clordecone, sospettato dal 1996 di
provocare un abbassamento del numero degli
spermatozoi e di diminuirne la mobilità. Il
vincozolin, destinato a combattere i funghi,
provocherebbe invece una perturbazione delle
funzioni riproduttive e indurrebbe alterazioni
genetiche nei discendenti (osservazione compiuta sui
ratti). Citiamo infine l'atrazina, un erbicida molto
diffuso, riconosciuto come vero e proprio PE.
I fitoestrogeni
I perturbatori endocrini non sono solo prodotti
dall'uomo, anzi ne esistono di "naturali",
come i fitoestrogeni, la cui principale fonte
nell'alimentazione è rappresentata dai prodotti a
base di derivati di soia. Si osservi che gli studi
su queste sostanze riguardano soprattutto i loro
benefici per la salute, ancora oggi controversi,
soprattutto nei confronti di alcune forme di tumori
o delle malattie cardiovascolari. Ciò non toglie
che alcuni scienziati sono preoccupati della loro
eventuale tossicità a dosaggi elevati, soprattutto
nei bambini.
Praticamente indistruttutibili…
Alcuni perturbatori endocrini sono raggruppati
sotto il termine di "inquinanti organici
persistenti". Si tratta di una classe
eterogenea in quanto raggruppa elementi di diversa
origine: i prodotti industriali come il PCB, i
pesticidi organo clorati (DDT), o le diossine. Il
loro punto in comune consiste nel rimanere
nell'ambiente per molto tempo, e di disturbare
seriamente le funzioni ormonali estrogeniche e
tiroidee. Attenzione: i ritardanti antincendio
impiegati in alcuni tessuti e arredi sono sospettati
di rientrare in questa categoria.
Identificare e prevenire: è possibile?
E' possibile controllare le sostanze che vengono
prodotte, per evitare i rischi? Oggi è difficile
conoscere la tossicità delle 70.000 sostanze
prodotte e vendute dall'industria chimica, e se i
pesticidi sono ormai inquadrati perché gli studi di
tossicità sono obbligatori, che dire degli altri
composti? È possibile riconoscere tra loro i più a
rischio di essere dei PE? Il problema è che la loro
struttura chimica talvolta non ha nulla a che vedere
con l'ormone "imitato", e fare una
selezione per affinità chimica non ne garantisce
l'innocuità. Un altro problema è che talvolta non
è il composto a essere tossico, ma i prodotti che
derivano dalla sua degradazione nell'organismo, il
che rende difficile definire tutte le interazioni
possibili, tra sostanze chimiche o con i prodotti
naturali. L'Unione Europea ha lanciato la direttiva
REACH (Registration, Evaluation and Authorisation of
Chemicals), una nuova legislazione (sostituisce la
precedente Direttiva 91/155/EEC) in materia di
prodotti chimici, che impone ai fabbricanti una
valutazione tossicologica di qualsiasi prodotto
chimico immesso sul mercato. REACH dovrebbe essere
adottata in via definitiva nel 2006.
Fonte: Health Care
Without Harm,
http://www.noharm.org/europe
pubblicato
il 19 aprile 2006
|