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Fertilità:
Prevenire i disturbi della riproduzione
sarebbe la strategia ideale.
Questo spesso si può attuare con
una maggior attenzione diretta nei confronti
di noi stessi. Mentre però sulle cause
conosciute si può influire tempestivamente
mettendo in pratica alcune regole semplici, su
quelle ignote, che sono molte, non
è così semplice; soprattutto nell’uomo
tanti fattori possono agire in modo silente e,
pertanto, indisturbati. L’abitudine a controlli
periodici del liquido seminale (uno ogni tre anni)
potrebbero essere un’efficace misura di
prevenzione. È necessario anche d'altra parte
prestare attenzione all’età della donna; non
bisogna ritardare troppo l’epoca per concepire un
figlio perché anche le terapie migliori possono,
con l’età avanzata, avere scarso successo.
Cosa può fare una donna per se stessa
- evitare di contrarre infezioni
all’apparato genitale con adeguate misure di
igiene personale (es. non usare
assorbenti interni), curarle subito con terapie
antibiotiche ai primi sintomi, i quali a volte
sono lievi e subdoli (dolori ad una o entrambe
le ovaie, accompagnati da febbricola). Non
trascurare le vaginiti. Non stressarsi
eccessivamente recuperando le forze con un
adeguato riposo.
- controllare i propri cicli mestruali
valutandone le variazioni : cicli corti
(periodi tra un flusso mestruale e l’altro
minori di 24 giorni) o lunghi (periodi maggiori
di 35 giorni) possono voler dire mancanza di
ovulazione; In genere l’infertilità di questo
tipo si cura facilmente, ma lo stress e
l’affaticamento possono causare ed aggravare i
disturbi del ciclo. Anche impegni sportivi
competitivi possono influire negativamente come
pure variazioni eccessive di peso dovute a
disordini alimentari (anoressia, bulimia).
- evitare il fumo di sigaretta,
l’inquinamento atmosferico, radiazioni
ionizzanti (vicinanza eccessiva a fonti
di raggi X). È opportuno perciò smettere di
fumare o almeno ridurre questa abitudine.
- cercare di avere un figlio prima dei
35 anni, età dopo la quale il calo
della fertilità nella donna è sensibile. In
particolare è opportuno che la diagnosi e la
maggior parte delle terapie idonee vengano
svolte entro due o tre anni al massimo da quando
ci si accorge di avere un problema.
Cosa può fare un uomo per se stesso
- come per la donna controllare
eventuali infezioni dell’apparato genitale
(che spesso si manifestano con scarsi sintomi
come bruciori urinari e dolore sotto lo scroto)
devono essere curate subito e bene. Cure tardive
o incomplete possono portare a danni gravi nella
produzione degli spermatozoi.
- fare una semplice visita preventiva già
dopo la pubertà o,
almeno, all’epoca della leva,
per evidenziare l’eventuale presenza di
varicocele che ,essendo questo la causa molto
frequente e precoce (in genere asintomatica) di
infertilità, andrebbe diagnosticato al più
presto per prevenire danni irreversibili,
infatti un semplice intervento chirurgico (che
fatto troppo tardi, ossia dopo i 30 anni,
sarebbe inutile) o altre terapie possono
risolvere il problema prima che sia troppo
tardi.
- curare il proprio stile di vita che
nell’uomo gioca un ruolo più importante che
nella donna. Il “calore” è il
maggior “nemico” dei testicoli. Infatti essi
si trovano nello scroto proprio perché devono
restare a temperature inferiori a quelle del
corpo. Temperature ambientali elevate, come
quelle che si producono per l’eccessiva
vicinanza a fonti di calore, la posizione seduta
per tempi lunghi e l’uso di indumenti stretti
devono essere evitati. Il fumo di sigaretta,
l’inquinamento atmosferico delle grandi città,la
vicinanza a fonti di radiazioni ionizzanti o
radiofrequenze elevate devono essere abolite o
limitate al massimo.
- fare un esame del liquido seminale
(spermiogramma) in giovane età.
Numerosi studi sostengono, infatti, che negli
ultimi decenni il numero degli spermatozoi nella
media della popolazione dei paesi occidentali è
diminuito. Spesso si scopre che nelle coppie
infertili la responsabilità è dell’uomo, per
cause che agiscono a sua insaputa da oltre 10
anni e che, invece, un precoce esame del liquido
seminale avrebbe potuto prevenire.
pubblicato
il 19 aprile 2006
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