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Fertilità:
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continua anche in età adulta
Vola in pezzi un vecchio dogma,
grazie a un nuovo studio pubblicato su Nature
l’11 marzo 2004. I mammiferi non nascerebbero con
un corredo completo di ovuli, ma continuerebbero a
produrli anche in età adulta. Negli ultimi
cinquant’anni si è ritenuto che i mammiferi
femmina nascessero con un numero fisso di ovuli che
non si sarebbero più rinnovati, contrariamente agli
spermatozoi maschili. Insomma, la riserva di ovuli
diminuirebbe con l’età, fino a scomparire. Una équipe
americana ha studiato il fenomeno della
degenerazione degli ovuli durante la vita di una
famiglia di topi - dalla nascita fino alla
giovinezza - e ha identificato sulla superficie
delle ovaie la produzione di ovociti, i precursori
degli ovuli, trovando anche tracce della meiosi (la
divisione cellulare delle cellule sessuali), della
quale si sospettava la scomparsa dopo la nascita.
Per provare che le ovaie conservano la
facoltà di produrre ovuli anche nell’età adulta,
gli scienziati hanno preparato un nuovo esperimento,
nel quale hanno trapiantato una certa quantità di
tessuto ovarico in topi geneticamente modificati in
modo tale che ciascuna delle cellule esprimesse un
composto fluorescente. Esaminati al microscopio
alcune settimane più tardi, i tessuti trapiantati
erano stati colonizzati dalle cellule germinali
dell’animale, producendovi nuovi follicoli.
Secondo i ricercatori, questi argomenti sono
sufficienti per accreditare la tesi secondo la quale
la produzione di follicoli, di ovociti e quindi di
ovuli, prosegue per tutta la vita. Questa scoperta
potrebbe avere importanti ripercussioni
nella lotta contro l’infertilità, lo studio della
menopausa e la fisiologia della riproduzione.
La notizia che nell’ovaio adulto si siano
trovate cellule staminali in grado di ricostituire
potenzialmente il patrimonio ovocitario è straordinaria
ma non sorprendente, perché in quasi tutti
i tessuti adulti ormai si sono rinvenute delle
cellule staminali. Queste cellule sono state
ritrovate anche nel tessuto nervoso che si riteneva
prima assolutamente non in grado di ricostituirsi.
Naturalmente prima che i risultati di queste
ricerche vengano eventualmente applicate nella
pratica potrebbe passare molto tempo e numerose
verifiche dovranno comunque essere fatte. Si
potrebbero tuttavia ipotizzare alcune conseguenze.
Principalmente, le cellule staminali ovariche si
applicherebbero in tutti quei casi in cui oggi le
donne ricorrono alla donazione ovocitaria da parte
di altre donne quando insorge una menopausa precoce,
tumori con la necessità di eseguire terapie
invasive che coinvolgono le ovaie, infertilità in
donne di età maggiore di 40 anni e per le quali la
qualità ovocitaria sia già molto degradata.
Una riflessione conclusiva potrebbe essere fatta
sui risvolti etici di questa
notizia. Le cellule staminali dei tessuti adulti
hanno il vantaggio di non creare rigetto nella
paziente che eventualmente utilizzasse le proprie
cellule anzicchè quelle provenienti da un altro
individuo sia pure sotto forma di embrione (cellule
staminali embrionali). Inoltre questa soluzione
sarebbe bioeticamente preferibile
preferibile perché non implica la distruzione di
embrioni per prelevarne le cellule staminali. Nel
caso dell’ovaio in particolare, non si
ricorrerebbe agli ovociti di un’altra donna per
avere un figlio, ma si potrebbe ottenerlo con i
propri tessuti in modo che sarebbe geneticamente
identicoai genitori. Queto esempio è una prova che
la scienza può e deve essere utilizzata anche per
la ricerca di vie più bioeticamente accettabili per
ottenere gli stessi risultati.
pubblicato
il 19 aprile 2006
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