no che la donna avanza con l'età, è più difficile che l'embrione, pur formatosi, inizi la gravidanza vera e propria. Nello stesso tempo, è più facile che la donna gravida vada incontro a un aborto spontaneo.
Questo argomento è fortemente collegato con la diminuzione di natalità che si sta producendo in molti paesi, inclusa l'Italia.

Fig. 1
Tale fenomeno è in corso da molti decenni (Fig.1), ed è legato a numerosi fattori, in modo particolare all'età della donna, come se la sua capacità riproduttiva dipendesse in modo diretto da questo fattore (Fig.2). Più in dettaglio, il tema trattato esamina il ruolo e la responsabilità dell'embrione nel declino della capacità riproduttiva della donna, sia nell'iniziare una gravidanza, sia nel portarla normalmente a termine.

Fig. 2
L'importanza dell'embrione per il successo riproduttivo di una donna si mette in evidenza molto bene, esaminando i risultati della Fecondazione in vitro (FIVET). Infatti, si vede come i risultati (percentuali di gravidanza per tentativo di FIVET) diminuiscono con l'aumento dell'età della paziente (Fig.3). In particolare, dopo i 30 anni il declino dei risultati è già evidente, e dopo i 35 è molto veloce. Al tempo stesso, invece, quando si usano ovuli di donne giovani per formare embrioni da trasferire in soggetti molto avanti nell'età, i risultati sono ottimi (Fecondazione in vitro eterologa con donazione di ovociti). Questo vuol dire che
nel successo riproduttivo di una donna non conta tanto l'età del suo
utero, che può essere anche di oltre 60 anni come la cronaca ci ha mostrato, ma conta principalmente
l'età degli ovociti con quali si forma l'embrione
(Fig.4).

Fig. 3

Fig. 4
Anche negli aborti spontanei si è cercato di capire quale fosse la responsabilità degli embrioni. Numerosi studi sul materiale abortivo hanno dimostrato che
in oltre il 50% dei casi sono presenti anomalie cromosomiche
gravi. Tra queste, le "aneuploidie", cioè la presenza in ogni cellula di un numero anormale di cromosomi, sono le più frequenti. E' immediato constatare come sia questo tipo di anomalie, sia la frequenza stessa degli aborti, aumentino enormemente con l'aumentare dell'età della donna (Fig.5 Istat) : si verifica un aumento importante tra i 30 e 35 anni.

Fig. 5

Fig. 5
Istat
Curiosamente, questa curva assomiglia moltissimo a quella che riguarda dei nati con la trisomia 21 o Sindrome di Down (un tipo particolare di aneuploidia) in relazione all'età materna (Fig. 6). Non a caso si consiglia l'amniocentesi dopo i 35 anni. Le analisi dei cromosomi sono state fatte anche ai primissimi stadi del loro sviluppo (pochi giorni) mediante la cosiddetta diagnosi preimpianto (DP) nel corso della fecondazione in vitro. Con essa si prendono 1 o 2 cellule di un embrione prima del trasferimento in utero e se ne esaminano i cromosomi. Munnè ha visto come le aneuploidie erano presenti inoltre il 50% di queste cellule, provenienti da embrioni che non andavano avanti nello studi o sviluppo. Da un altro, queste anomalie cromosomiche erano presenti in oltre il 70% degli embrioni provenienti da donne con 38 anni.

Fig. 6
pubblicato
il 19 aprile 2006