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Fertilità:
Test biologico per individuare una particolare
attività anti embrionale del sistema immunologico
Alcuni ricercatori anglosassoni, presso
prestigiose università inglesi e statunitensi
(Oxford e Harvard ), hanno sviluppato un test
biologico per individuare una particolare attività
anti embrionale del sistema immunologico della donna
che presenta poliabortività o mancato impianto.
Il test di embriotossicità viene effettuato
utilizzando embrioni di topo di 4 giorni (blastocisti),
coltivati per 3 giorni in presenza di siero di donna
affetta da poliabortività.
Vengono valutati il numero di embrioni che mostrano
"hatching" e "outgrowth", ovvero
che sgusciano fuori dalla zona pellucida e si
impiantano sulla capsula di Petri. Il confronto con
siero di donna sicuramente fertile permette di
definire se il siero della paziente presenta
embriotossicità.
Questo test sembrerebbe individuare la presenza
nel siero della donna di una iperproduzione di
linfochine e interferoni di tipo Th 1 (interleuchina
1 e interferon-y in particolare), con effetto
citotossico, che danneggerebbero l'embrione. La
concentrazione sierica di questi peptidi non varia
in funzione del ciclo mestruale, di conseguenza è
possibile analizzare l'eventuale presenza del
fattore embriotossico con un prelievo di sangue
effettuato in qualsiasi giorno del ciclo.
Questo esame clinico è stato messo a punto da J.
Sargeant alla Oxford University in Inghilterra e
successivamente modificato da J. Hill presso la
Harvard University negli Stati Uniti. I dati
riguardanti i risultati clinici sono stati oggetto
di pubblicazioni su riviste scientifiche
internazionali quali JAMA (Journal of American
Medical Association), American Jornal of Obstetrics
and Gynecology , Fertility and Sterility American
Journal of Reproductive Immunology .
Da questi studi si evince come il 30-40%
delle donne con aborto ricorrente presenta positività
per il test del fattore embriotossico senza
nessuna correlazione con la presenza di eventuali
autoanticorpi o altre possibili cause di aborto.
Questo test è stato accettato dalla Food and Drug
Administration americana (FDA), massima autorità
negli Stati Uniti per il controllo sui farmaci e
sugli esami diagnostici, come test clinico da
effettuare nelle pazienti affette da aborto
ricorrente o da mancato impianto. Il test viene
condotto in modo da usare gli embrioni ottenuti da
almeno cinque diversi topi, e almeno 20 blastocisti
per paziente. Questo per evitare che il test sia
dipendente dall'animale usato e per avere un numero
statisticamente significativo di embrioni da
valutare nel campione da testare e nel controllo.
Questo test consente di individuare un gruppo di
pazienti che presentano una risposta immune da
linfociti T anomala che comporterebbe l'eliminazione
dell'embrione, e che altrimenti sfuggirebbe ai
classici esami clinici generalmente utilizzati nella
diagnostica dell'aborto ricorrente. I pazienti
positivi per il fattore di embriotossicjtà
generalmente non presentano positività per altri
test immunologici, e spesso si giovano di una
terapia cortisonica.
Un terzo circa dei pazienti negativi a tutti gli
altri test risulta positivo alla ricerca del fattore
embriotossico. L'esecuzione del test in queste donne
permette così un trattamento mirato. Anche se il
test è di non facile esecuzione, e ha un costo non
indifferente, potrebbe fornire dati essenziali per
il trattamento di questi pazienti. Per effettuare il
test è sufficiente prelevare sterilmente 5 ml di
sangue e ottenere il siero che deve essere
refrigerato e consegnato in giornata o congelato.
pubblicato
il 19 aprile 2006
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