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il Tos e la mammografia: uno screening su misura

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Il Tos e la mammografia: uno screening su misura

I trattamenti sostitutivi della menopausa hanno un’azione riconosciuta sui seni: aumentano la loro densità, e questo può compromettere la lettura dell’esame. Ma in quali proporzioni?

I Tos classici della menopausa, a base di soli estrogeni o che associano estrogeni e progesterone, hanno un impatto su tutto il corpo e soprattutto sui seni. La ghiandola mammaria, sensibile a questi ormoni, viene stimolata e diventa perciò più densa, un effetto visibile sulle lastre della mammografia. Si stima che circa il 50% delle donne sottoposte a Tos abbia dei seni più densi di quelli delle donne non trattate; ciò dipende chiaramente dal Tos, dato che l’aumento della densità è funzione della quantità e della qualità degli ormoni presenti nel farmaco, ma anche della frequenza di assunzione e della molecola. Infine, l’impatto varia in funzione della singola donna.

A 20 anni di età della donna, la ghiandola mammaria è molto densa e quindi quasi illeggibile alla mammografia: è quasi impossibile scoprirvi delle anomalie. Normalmente, con l’età la ghiandola mammaria si impoverisce, il tessuto grasso aumenta, e il seno diventa più leggibile. Salvo che per alcune donne trattate dopo la menopausa. Da una decina di anni, gli studi hanno mostrato che i seni delle donne trattate con un Tos classico sono effettivamente meno leggibili alla mammografia perché sono più densi. L’aumento della densità mammaria può diminuire l’efficacia dello screening mammografico, o in altre parole, è spesso più facile scoprire un cancro al seno allo stadio iniziale in una donna non trattata che in una trattata con Tos dopo la menopausa. Ancora una volta, questa constatazione è relativa: in alcune donne, la ghiandola mammaria non è più densa sotto TOS, e alcuni aumenti della densità non disturbano la lettura. E questo varia anche in funzione del tipo di Tos.

A lato dei Tos classici a base di soli estrogeni o che associano estrogeni e progesterone, esiste un’altra molecola, il tibolone, che è una variante di un TOS. Esso agisce allo stesso modo ed è efficace su tutti i sintomi indesiderabili della menopausa, se sono presenti, ma studi recenti hanno mostrato che non modifica in modo significativo la densità mammaria. In effetti, questa molecola libera degli ormoni che non stimolano, o stimolano molto poco, la ghiandola mammaria. Il tibolone comporta perciò meno problemi per il radiologo, e aiuta a limitare il rischio di non riuscire a osservare un cancro allo stato iniziale. L’impatto reale di questa molecola sul rischio di cancro al seno non è ancora stato completamente stabilito, ma gli studi proseguono, e tra non molto potremo disporre dei dati definitivi.

Le ripercussioni dell’aumento della densità dei seni sulla mammografia non devono tuttavia venire esagerati, poiché se è vero che l’interferenza collegata a una forte densità mammaria potrebbe essere responsabile di un ritardo diagnostico, bisogna anche ricordare che le donne che seguono un trattamento ormonale dopo la menopausa sono in genere seguite meglio, vanno dal medico regolarmente e si sottopongono a mammografia ogni 18-24 mesi. Le donne non trattate con Tos sono seguite meno bene, o non lo sono del tutto, e quindi si sottopongono a molte meno mammografie. Anche se le ragioni sono diverse, può esistere quindi un ritardo diagnostico nelle donne che non seguono un Tos. Inoltre, non si possono attribuire tutte le responsabilità alla densità mammaria; ciò che è essenziale per una buona diagnosi è la buona lettura della mammografia. Sapendo se la paziente è sotto Tos oppure no, il radiologo può adattare la lettura della lastra. Infine, alcuni apparecchi di ultima generazione sono oggi molto performanti, con sensibilità diagnostiche notevoli.

La mammografia digitale: il futuro per le donne con meno di 50 anni, o in perimenopausa
I risultati preliminari di una sperimentazione clinica molto ampia della mammografia digitale rispetto a quella classica mostrano che non vi sono differenze nella capacità di rilevare il cancro del seno per la popolazione generale delle donne. Tuttavia, le donne con i seni molto densi o che sono in perimenopausa o che hanno meno di 50 anni possono trarre da questa nuova tecnologia un grande beneficio. Iniziata nell’ottobre 2001 su 49.528 donne senza segni di cancro al seno in 33 città degli Stati Uniti e del Canada, e sostenuta dal National Cancer Institute americano, la sperimentazione chiamata  Digital Mammographic Imaging Screening Trial (DMIST) ha sottoposto le donne a mammografia con entrambe le tecniche, facendo interpretare i risultati in modo indipendente da due radiologi diversi. La condizione di cancro al seno è stata determinata con biopsia del seno rispettivamente entro 15 mesi o attraverso follow-up mammografico 10 o più mesi dopo l’ingresso nella sperimentazione. La mammografia digitale realizza un’immagine elettronica del seno e la memorizza direttamente in un computer, consentendo l’elaborazione dei dati registrati che possono essere manipolati per ulteriori valutazioni. L’immagine elettronica può essere stampata su pellicola. La sensibilità della mammografia tradizionale su pellicola è in qualche modo limitata nelle donne con i seni molto densi, una popolazione a più elevato rischio di cancro al seno. Per saperne di più.

pubblicato il 20 febbraio 2006

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