Duepiu.Net, vivere meglio in coppia, seduzione, speciali, costume

Duepiu.Net, vivere meglio in coppia

Google

Buona notte, oggi è lunedì 12 maggio 2008

La terapia dell'osteoporosi

pubblicità

pubblicità

La terapia dell'osteoporosi

Recentemente sono stati fatti progressi nella terapia non ormonale dell'osteoporosi che può essere una valida alternativa a quella ormonale ogni qualvolta questa sia controindicata.

 

I farmaci principali sono i bifosfonati, in uso da anni (per l'alendronato gli studi di efficacia e tollerabilità datano da 10 anni) che agiscono inibendo il riassorbimento osseo. Recentemente è stato introdotto in terapia il teriparatide, che invece ha azione anabolizzante e che può essere anche usato in combinazione sequenziale con i bifosfonati. E' inoltre in avanzata fase di studio il ranelato di stronzio, anch'esso anabolico.

Teriparatide
In seguito all`approvazione di teriparatide, o ormone paratiroideo, due categorie di farmaci sono divenute disponibili per il trattamento dell`osteoporosi: i farmaci che riducono il riassorbimento osseo (bifosfonati) e i farmaci con attività anabolica (paratormone). La terapia per l`osteoporosi con teriparatide, secondo le raccomandazioni della Food and Drug Administration (FDA), non deve essere protratta per un periodo superiore ai due anni; sono stati effettuati studi per valutare quale sia la migliore terapia negli anni seguenti, dal momento che il miglioramento ottenuto con l'ormone paratiroideo viene perso alla sospensione. Gli studi finora effettuati sembrano evidenziare che la successiva associazione con i bifosfonati  mantiene o aumenta l'incremento della densità ossea.

Calcio e vitamina D
Occorre non dimenticare che molti casi di osteoporosi sono dovuti a stati di lieve carenza di vitamina D; calcio e vitamina D vanno sempre aggiunti alla terapia con bifosfonati: 1000 mg di calcio in 2 combinazioni e 800 U di vitamina D ; i livelli plasmatici di vitamina D comunque dovrebbero rimanere nel range 20-30 mg/mL.

 

L’osteoporosi: una malattia, non una fatalità

L’osteoporosi è una malattia dalle conseguenze gravi. Questa insidiosa demineralizzazione ossea viene spesso scoperta troppo tardi, eppure l’osteoporosi si può prevenire…

Che cos’è l’osteoporosi?

L’osteoporosi riguarda essenzialmente le donne in menopausa, e le stime non sono certo consolatorie: più del 30% è colpito da questa malattia. L’osteoporosi consiste in una demineralizzazione ossea che rende lo scheletro fragile – infatti la massa ossea rappresenta un costante equilibrio tra costruzione e distruzione delle ossa, un tessuto vivente in perenne cambiamento. Se la formazione ossea non compensa il riassorbimento che l’ha preceduta, l’equilibrio è perturbato e la massa ossea globale diminuisce: in quel momento compare l’osteoporosi. Durante la menopausa il calo degli ormoni provoca l’incapacità del corpo a proseguire i processi di costruzione della materiale osseo: le ossa diventano porose e al minimo trauma si possono rompere. La malattia, che spesso passa inosservata fino a 60-65 anni, si rivela spesso con la comparsa di schiacciamento delle vertebre o di fratture, soprattutto del femore.

 

Obiettivo ossa solide

Dopo una certa età non è possibile evitare la degradazione della massa ossea, ma si possono limitarne le conseguenze agendo preventivamente. Ognuno di noi costruisce il proprio patrimonio osseo durante i primi vent’anni di vita, e la qualità ossea raggiunta sarà diversa in funzione della predisposizione genetica ma anche dell’alimentazione e dello stile di vita (occorre sapere che uno degli stimoli più potenti per la produzione della massa ossea è il carico che si ottiene semplicemente camminando: infatti in queste condizioni il peso del corpo sulle vertebre e sui femori esercita lo stimolo di carico necessario) – una riserva che consentirà di beneficiare di un capitale di sicurezza quando giungerà l’ora dell’inevitabile demineralizzazione. Negli anni successivi alla menopausa la demineralizzazione può arrivare a far perdere circa il 15% della massa ossea…

 

Che fare? Calcio e attività fisica

Le ossa sono costituite soprattutto da proteine e da calcio, e tocca a noi fornirgliene in quantità sufficiente. Per il calcio, così semplice da assumere, c’è di che disperarsi: quasi una donna su due è al di sotto della soglia minima di consumo quotidiano. Ma questo apporto da solo non basta, bisogna aggiungerci la pratica regolare di un’attività fisica anche poco intensa o meglio ancora, associare a tutto questo un’alimentazione ricca in vitamina D e un’esposizione ragionevole al sole per aiutare l’organismo ad assorbire il calcio. Il controllo dell’alimentazione dovrebbe cominciare da subito e proseguire per tutta la vita.

 

Cosa c’è di nuovo
L’osteoporosi rappresenta un problema enorme nelle donne in post-menopausa, per esempio una donna americana di cinquant’anni ha un rischio permanente di frattura osteoporotica del 40%; una donna su tre e un uomo su nove con più di ottant’anni di età subiranno una frattura dell’anca, con una mortalità del 15-20% dovuta alle complicazioni.

L’osteoporosi è una malattia tipica della civiltà occidentale, e si sta trasformando in una pandemia a mano a mano che le popolazioni dei paesi in via di sviluppo invecchiano e assumono uno stile di vita più simile al nostro. Oggi sta per aggiungersi alle terapie già disponibili una nuova sostanza, lo stronzio ranelato, un farmaco orale in grado di ridurre i rischi di frattura vertebrale nelle donne post-menopausali con osteoporosi, e che si è dimostrato efficace anche nella prevenzione delle fratture non vertebrali. I suoi effetti sono stati verificati in uno studio quinquennale in doppio cieco controllato con placebo su 5.091 donne post-menopausali con osteoporosi, cui è stato somministrato in modo casuale stronzio ranelato in dosi di 2 grammi al giorno oppure placebo, e con analisi statistica su un periodo di trattamento di tre anni. Lo studio indica che lo stronzio ranelato riduce significativamente i rischi di fratture non vertebrali e vertebrali, in un sottogruppo di pazienti ad alto rischio ha ridotto i rischi di frattura dell’anca per un periodo di tre anni, ed è ben tollerato. Lo stronzio ranelato si conferma così uno strumento sicuro ed efficace per ridurre i rischi di fratture associati all’osteoporosi.

pubblicato il 20 marzo 2006

pubblicità


Le informazioni fornite da questo sito intendono supportare, e non sostituire, la relazione tra il paziente/visitatore del sito e il suo medico di riferimento.

torna indietro

segnala a un amico

inzio pagina

Pagina aggiornata al 19/04/2007

copyright © duepiu.net 2000-2008, tutti i diritti riservati