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Recentemente
sono stati fatti progressi nella terapia non
ormonale dell'osteoporosi che può essere una valida
alternativa a quella ormonale ogni qualvolta questa
sia controindicata.
I
farmaci principali sono i bifosfonati,
in uso da anni (per l'alendronato gli studi di
efficacia e tollerabilità datano da 10 anni) che
agiscono inibendo il riassorbimento osseo.
Recentemente è stato introdotto in terapia il teriparatide,
che invece ha azione anabolizzante e che può essere
anche usato in combinazione sequenziale con i
bifosfonati. E' inoltre in avanzata fase di studio
il ranelato di stronzio, anch'esso anabolico.
Teriparatide
In seguito all`approvazione di teriparatide, o
ormone paratiroideo, due categorie di farmaci sono
divenute disponibili per il trattamento
dell`osteoporosi: i farmaci che riducono il
riassorbimento osseo (bifosfonati) e i farmaci con
attività anabolica (paratormone). La terapia per
l`osteoporosi con teriparatide, secondo le
raccomandazioni della Food and Drug Administration (FDA),
non deve essere protratta per un periodo superiore
ai due anni; sono stati effettuati studi per
valutare quale sia la migliore terapia negli anni
seguenti, dal momento che il miglioramento ottenuto
con l'ormone paratiroideo viene perso alla
sospensione. Gli studi finora effettuati sembrano
evidenziare che la successiva associazione con i
bifosfonati mantiene o aumenta l'incremento
della densità ossea.
Calcio e vitamina D
Occorre non dimenticare che molti casi di
osteoporosi sono dovuti a stati di lieve carenza di
vitamina D; calcio e vitamina D vanno sempre
aggiunti alla terapia con bifosfonati: 1000 mg di
calcio in 2 combinazioni e 800 U di vitamina D ; i
livelli plasmatici di vitamina D comunque dovrebbero
rimanere nel range 20-30 mg/mL.
L’osteoporosi:
una malattia, non una fatalità
L’osteoporosi
è una malattia dalle conseguenze gravi. Questa
insidiosa demineralizzazione ossea viene spesso
scoperta troppo tardi, eppure l’osteoporosi si può
prevenire…
Che
cos’è l’osteoporosi?
L’osteoporosi
riguarda essenzialmente le donne in menopausa, e le
stime non sono certo consolatorie: più del 30% è
colpito da questa malattia. L’osteoporosi consiste
in una demineralizzazione ossea che rende
lo scheletro fragile – infatti la massa ossea
rappresenta un costante equilibrio tra costruzione e
distruzione delle ossa, un tessuto vivente in
perenne cambiamento. Se la formazione ossea non
compensa il riassorbimento che l’ha preceduta,
l’equilibrio è perturbato e la massa
ossea globale diminuisce: in quel momento
compare l’osteoporosi. Durante la menopausa il
calo degli ormoni provoca l’incapacità del corpo
a proseguire i processi di costruzione della
materiale osseo: le
ossa diventano
porose e al minimo trauma si possono rompere. La
malattia, che spesso passa inosservata fino a 60-65
anni, si rivela spesso con la comparsa di
schiacciamento delle vertebre o di fratture,
soprattutto del femore.
Obiettivo
ossa solide
Dopo
una certa età non è possibile evitare la
degradazione della massa ossea, ma si possono
limitarne le conseguenze agendo
preventivamente. Ognuno di noi costruisce il
proprio patrimonio osseo durante i primi vent’anni
di vita, e la qualità ossea raggiunta sarà diversa
in funzione della predisposizione genetica ma anche
dell’alimentazione
e dello stile
di vita (occorre sapere che uno degli
stimoli più potenti per la produzione della massa
ossea è il carico che si ottiene semplicemente
camminando: infatti in queste condizioni il peso del
corpo sulle vertebre e sui femori esercita lo
stimolo di carico necessario) – una riserva che
consentirà di beneficiare di un capitale di
sicurezza quando giungerà l’ora
dell’inevitabile demineralizzazione. Negli anni
successivi alla menopausa la demineralizzazione può
arrivare a far perdere circa il 15% della massa
ossea…
Che
fare? Calcio e attività
fisica
Le
ossa sono costituite soprattutto da proteine
e da calcio,
e tocca a noi fornirgliene in quantità sufficiente.
Per il calcio, così semplice da assumere, c’è di
che disperarsi: quasi una donna su due è al di
sotto della soglia minima di consumo quotidiano. Ma
questo apporto da solo non basta, bisogna
aggiungerci la pratica regolare di un’attività
fisica anche poco intensa o meglio ancora, associare
a tutto questo un’alimentazione ricca in vitamina
D e un’esposizione ragionevole al sole
per aiutare l’organismo ad assorbire il calcio.
Il controllo dell’alimentazione
dovrebbe cominciare da subito e proseguire per tutta
la vita.
Cosa
c’è di nuovo
L’osteoporosi
rappresenta un problema enorme nelle donne in
post-menopausa, per esempio una donna americana di
cinquant’anni ha un rischio permanente di frattura
osteoporotica del 40%; una donna su tre e un uomo su
nove con più di ottant’anni di età subiranno una
frattura dell’anca, con una mortalità del 15-20%
dovuta alle complicazioni.
L’osteoporosi è una malattia tipica della civiltà
occidentale, e si sta trasformando in una pandemia
a mano a mano che le popolazioni dei paesi in
via di sviluppo invecchiano e assumono uno stile di
vita più simile al nostro. Oggi sta per aggiungersi
alle terapie già disponibili una nuova sostanza, lo
stronzio ranelato, un farmaco orale in
grado di ridurre i rischi di frattura vertebrale
nelle donne post-menopausali con osteoporosi, e che
si è dimostrato efficace anche nella prevenzione
delle fratture non vertebrali. I suoi effetti sono
stati verificati in uno studio quinquennale in
doppio cieco controllato con placebo su 5.091 donne
post-menopausali con osteoporosi, cui è stato
somministrato in modo casuale stronzio ranelato in
dosi di 2 grammi al giorno oppure placebo, e con
analisi statistica su un periodo di trattamento di
tre anni. Lo studio indica che lo stronzio ranelato
riduce significativamente i rischi di fratture non
vertebrali e vertebrali, in un sottogruppo di
pazienti ad alto rischio ha ridotto i rischi di
frattura dell’anca per un periodo di tre anni, ed è
ben tollerato. Lo stronzio ranelato si conferma
così uno strumento sicuro ed efficace per ridurre i
rischi di fratture associati all’osteoporosi.
pubblicato
il 20 marzo 2006
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