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L'esordio della schizofrenia

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L'esordio della schizofrenia

La schizofrenia è l’esperienza legata alla sofferenza mentale che più si avvicina a ciò che comunemente definiamo con i termini di "follia" o "pazzia". Si parla di “Spaltung”, termine che indica rottura, spaccatura, scissione, intendendo con questo termine la perdita di quella fisiologica convivenza che – normalmente – esiste tra i pensieri, le emozioni e la volontà.

Ma in cosa consiste esattamente questo processo di “Spaltung” (frammentazione) che si verifica nella schizofrenia? Questo termine “scissione” indica un processo articolato, attraverso il quale l’Io subisce una disgregazione, una frantumazione. Da questa frantumazione dell’Io si genererà, non un’anarchica ed insignificante massa di detriti o di frammenti, ma piuttosto un nuovo Io, che racchiude in sé nuove modalità di rapportarsi a se stesso, alle cose, al mondo.

Alcune forme esordiscono acutamente, altre, invece, sono caratterizzate da un inizio estremamente subdolo, talvolta con sintomi che possono ricordare quelli depressivi. Soprattutto nei casi in cui la malattia esordisca in età molto precoci, può accadere che il paziente non esca più di casa, trascuri l’ igiene personale e il cibo e riduca via via i contatti col mondo che lo circonda.

Questa progressiva chiusura che chiamiamo “autismo” assume una grande importanza come diagnosi differenziale. La diagnosi differenziale non è un problema da poco, perché i danni conseguenti ad una diagnosi e, quindi, ad una terapia farmacologia possono essere rilevanti.

Infatti, se ci si orienta verso una diagnosi di depressione, saranno indicati i farmaci antidepressivi che – invece- non dovranno mai essere usati nella schizofrenia d’esordio, perché potrebbero portare ad un’eclatante peggioramento del quadro.

Nell’ esperienza schizofrenica esiste un esordio caratterizzato da uno stato d’animo delirante. Nello stato d’animo delirante, infatti, quelli che costituivano i parametri attraverso i quali ordinare le esperienze vissute scompaiono: nulla è riconosciuto come parte del proprio mondo e si assiste, allora, alla tenebrosa e catastrofica epifania del possibile.

Come si è detto, il nucleo fondamentale della schizofrenia è costituito dalla frantumazione dell’Io. Questo processo si accompagna abitualmente ad altri sintomi e ad altri segni, che si presentano sin dalle fasi d’esordio e che devono essere ben valutati, per evitare di incorrere in errori diagnostici.

Ad esempio, per quanto riguarda il periodo adolescenziale, importante è richiamare l’attenzione di medici di base e genitori sui diversi sintomi dell’ adolescente, come il ritiro sociale, la facile irritabilità, pensieri strani, scarsa cura di sé a livello igienico, alterazioni percettive, sensazioni di mutamento pauroso.

E’ opportuno per i genitori che si rivolgano allo psichiatra, senza inutili allarmismi, talvolta dannosi. Ma, soprattutto, senza sottovalutare il problema che, ad un’analisi superficiale, può – a volte – sembrare “banale”, o correlato semplicemente “all’età” o “alla crescita”.Qui ci riferiamo, ad esempio, alle forme iniziali di schizofrenia che si manifestano con sfumati sintomi pseudodepressivi.

Lo psichiatra deve informare le famiglie sul fatto che non tutte le schizofrenie sono destinate a peggiorare nel tempo e che non tutte sono destinate a non guarire.

Oggi è possibile guardare alla schizofrenia con atteggiamento di sano realismo. L’approccio terapeutico è orientato in una visione multidisciplinare.

La farmacoterapia (i cosiddetti “neurolettici”) è indispensabile per il controllo della schizofrenia. Attualmente disponiamo di molte categorie di farmaci neurolettici, che possono essere usate a seconda della situazione in cui si trova il paziente ed il tipo di sintomatologia. La somministrazione di neurolettici deve essere accompagnata sempre da una psicoterapia.

Lo psichiatra come figura è indispensabile, ma importante è che collabori però sempre a stretto contatto con l’infermiere e l’ assistente sociale e la figura dell’ educatore, figura che sta emergendo oggi. Educatore col compito di gestire i pazienti schizofrenici in strutture formatesi alternativamente ai manicomi. Cioè le case- famiglia e le comunità protette.

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Pagina aggiornata al 02/11/2010

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