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Psicologia/Gli articoli

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Gli articoli

La percezione del tempo

di Anna Fata

Ognuno di noi, a un certo punto della propria vita si interroga sull’esperienza del tempo, in quanto si tratta di un vissuto che ci accompagna per tutto il corso della nostra esistenza. Tutte le nostre esperienze percettive, intellettuali ed emotive sono legate al tempo. Noi sentiamo continuamente lo scorrere del tempo, ma da dove deriva questa percezione? In che modo facciamo esperienza del tempo? Come utilizziamo questa esperienza?

Esistono varie modalità di studio del tempo, che derivano dalle motivazioni che ci spingono a studiare la nozione di tempo e l’esperienza che ne abbiamo. I poeti, i filosofi e gli psicologi indagano le dimensioni della nostra esperienza del tempo, i biologi e gli psicologi fanno ricerca sui modi in cui il tempo viene sperimentato, i filosofi e gli psicologi analizzano i modi in cui l’esperienza del tempo riflette le nostra visione del mondo, i fisici studiano il tempo relativistico dell’universo e quello molecolare dei quanti meccanici, e nella fisica il tempo viene considerato la quarta dimensione.

Allo stesso modo, esistono molti strumenti che segnano lo scorrere del tempo dalla clessidra, ai lunari, ai calendari, ai moderni orologi al quarzo. Inoltre, ci sono diversi concetti di tempo: astronomico, convenzionale (calendario, orologio, ecc.). Così come esistono quattro diverse esperienze del tempo:

  1. intervalli assai brevi (il presente)

  2. esperienza di durata

  3. esperienza del futuro o di una prospettiva temporale

  4. esperienza della simultaneità

L’esperienza del presente (1) consta di due processi distinti:

  1. la percezione immediata degli intervalli brevi, misurata tramite la valutazione della lunghezza dell’intervallo di tempo.

  2. l’aspetto ritmico-motorio del tempo, valutato tramite la stima del tempo con attività ritmiche (es. il riferimento al proprio battito cardiaco)

Tempo, tempi e intervalli.
La percezione della durata
(2) degli eventi può essere più o meno lunga a seconda del tipo di evento e di come viene percepito e vissuto dalle diverse persone. L’esperienza della durata sembra particolarmente legata al ricordo del passato, alla retrospezione. L’esperienza del futuro (3) è un modo più socialmente determinato di esperienza, in quanto soggetto a un’interpretazione personale, sociale e intellettuale.

La simultaneità e la sequenzialità (4) sono esperienze di eventi che accadono allo stesso tempo o in successione immediata. Questo tipo di percezione dipende dallo schema temporale di riferimento. Ad esempio, in Italia siamo soliti suddividere un minuto in unità base costituite dai secondi, mentre in alcune culture indiane si fa riferimento a un concetto di unità temporale piuttosto vago espresso da ‘quando bolle il riso’. Nei primi studi sulla percezione del tempo si riteneva che esistesse un organo interno deputato alla percezione del tempo. Il tempo, quindi, veniva considerato un processo sensoriale come, ad esempio, l’udito.

Questo tipo di analisi presupponeva l’esistenza indipendente di stimoli temporali esterni, come accade, ad esempio, per gli stimoli (ad esempio le onde del suono) che vengono percepiti da un organo sensoriale, quale è l’orecchio. Per questo, molti hanno ritenuto che un organo interno fosse responsabile della percezione delle unità di base del tempo. A oggi, non esistono prove dell’esistenza di un organo deputato esclusivamente alla percezione del tempo, nonostante la presenza nell’uomo, così come negli animali, di processi che seguono ritmi circadiani, come la pressione sanguigna, la temperatura corporea, o ritmi con intervalli più brevi, come la respirazione o il battito cardiaco.

Esiste una precisa distinzione tra tempo biologico, tempo percepito e tempo segnato dall’orologio. La nostra percezione del tempo segnato dall’orologio potrà essere più o meno accurata, cioè sarà una sottostima, oppure una sovrastima. In relazione al tempo sperimentale, esiste un’unità base dell’esperienza del tempo detto ‘intervallo di indifferenza’, che è il punto in cui i tempi ‘reale’ e sperimentale coincidono. Tuttavia, il nostro ‘orologio interno’ è solo uno strumento arbitrario per definire il tempo.

Tempo percepito e tempo sperimentale
Per quanto riguarda la differenza tra il tempo percepito e quello sperimentale, gli esperimenti di matrice cognitivista di Ornstein hanno permesso di rilevare che all’aumento della quantità di informazioni da analizzare in un dato intervallo, così come della complessità dello stimolo, aumenta anche l’esperienza della durata dell’intervallo. Questo studio dimostra che è necessario più spazio per immagazzinare nuovi eventi, così come eventi sempre più complessi, al punto da aumentare l’ampiezza e la complessità dell’immagizzanamento e dilatare l’esperienza della durata.

Queste considerazioni sull’esperienza del tempo e sull’assenza di un vero e proprio organo deputato alla percezione del tempo, ad ogni modo, non negano l’importanza dei ritmi corporei e l’utilità di tenerne conto, in particolare nel caso di trattamenti farmacologici, o, semplicemente, per una migliore qualità della vita. Un esempio è dato dal suggerimento di evitare l’attività fisica intensa del corso della serata o poco prima di coricarsi, in quanto l’organismo va incontro ad un rallentamento fisiologico progressivo di alcune sue funzioni (es. abbassamento della pressione, della temperatura corporea) che l’attività fisica, oppure intellettuale intense contrasterebbero.

Per concludere questa prima parte, torniamo al nostro quesito iniziale: ‘che cos’è il tempo?

- Non esiste una risposta univoca a questo interrogativo.
- Il tempo è molte cose, molti processi, molti tipi di esperienza.
- L’esperienza del tempo non è unitaria.
- Tutte le teorie che sono state formulate finora possono avere la loro validità in relazione alle altre, in quanto ognuna spiega parti differenti dell’esperienza del tempo

Le distorsioni percettive: il tempo della Rete
E’ noto a tutti che la nostra percezione dello scorrere del tempo è influenzata in modo netto dalle circostanze, dal nostro stato d’animo e dall’attività che stiamo svolgendo. Quante volte ci sarà capitato di trovarci in una situazione di disagio, di imbarazzo o di malessere e di avere la sensazione che il tempo non passasse mai, che pochi minuti fossero quasi ‘eterni’?

E d’altro canto, quante volte avremmo desiderato che un momento particolarmente piacevole non finisse mai e dei momenti di gioia, di benessere o di piacere non fossero trascorsi così velocemente quasi da non rendercene conto? Un altro esempio di distorsione percettiva del tempo è rappresentato da ciò che accade quando ci colleghiamo ad Internet.

A molti di noi sarà capitato di iniziare un collegamento alla Rete e di protrarlo ben oltre il limite di tempo che ci eravamo prefissati. Da questo dato di fatto sorgono spontanei alcuni interrogativi: perché in Internet il tempo passa così velocemente? Perché veniamo distratti così facilmente dal nostro obiettivo iniziale, durante una ricerca in Internet, molto più di quanto ci potrebbe accadere nel corso della lettura di un romanzo appassionante? Sarà noto a molti che di per sé, trovare rapidamente ciò che ci serve in Rete e disconnettersi immediatamente dopo è ben difficile. Data la grande quantità di informazioni disponibili, è necessario fare uno screening di quelle che possono essere le fonti affidabili e non, oltre a valutare il contenuto di nostro interesse. Con l’aumento della nostra esperienza e della nostra familiarità con il materiale presente nella Rete, tale compito diventa progressivamente più facile. Per questo, alcuni autori come Young, hanno ipotizzato che perdere tempo in Rete sia un comportamento tipico dei novellini. Eppure questo non è sempre vero.

Internet, infatti, rappresenta per tutti i ‘surfer’ una fonte quasi inesauribile di stimolo, di novità, pronta a catalizzare la nostra attenzione non solo con le parole, ma anche con le luci, i colori, le animazioni, a volte, i suoni e, in un futuro non molto lontano, anche i profumi. E’ difficile non essere attratti da questi stimoli, resistere alla tentazione di ‘dare un’occhiata’ e non soddisfare almeno una parte della nostra curiosità. E da qui il nostro viaggio in Rete prosegue da un link all’altro, in una sorta di viaggio virtualmente quasi senza fine.

Nello specifico, il tempo in Rete trascorre in modo estremamente veloce perché non abbiamo degli indicatori di esso. Tutti i riferimenti esterni non esistono nella Rete. Non c’è distinzione tra giorno e notte, non ci sono ‘orari di chiusura’ e la maggior parte dei servizi è accessibile 24 ore su 24. E’ possibile fare shopping, visitare un museo, prenotare un libro in biblioteca, incontrare persone a qualsiasi ora. E’ proprio questo che distingue Internet dagli altri media. Per esempio, un romanzo è scandito dai capitoli, ha un inizio e una fine, allo stesso modo, i programmi televisivi sono inframmezzati dagli spot pubblicitari, dal telegiornale della notte, che ci indica che è giunta l’ora di coricarsi e così via. Tutti questi indizi non sono presenti in Rete. Solo noi, con degli stimoli esterni, ad esempio con una sveglia, possiamo cercare di ovviare a tale situazione. Abbiamo bisogno di punti di riferimento esterni che ci riportino alla ‘realtà’ concreta.

Il tempo scorre ancora più velocemente nelle chat, nei newsgroup, nei forum e nei giochi interattivi, in quanto siamo coinvolti attivamente in prima persona in una comunicazione di ruolo con altri utenti che può portare ai massimi livelli il grado di coinvolgimento che già si riscontra quando ci si collega e si inizia a navigare. La presenza di persone a tutte le ore, virtualmente disponibili a qualsiasi sorta di confessione, di attività ludica, professionale o erotica collude con il bisogno intrinsecamente umano di comunicazione.

La nozione di tempo in Internet, quindi, non è assente, ma è modificata rispetto a quella della realtà quotidiana. Da una parte, si assiste ad una dilatazione del tempo. Un esempio è rappresentato dal momento in cui ci si collega oppure quando si scarica la posta: l’attesa sembra lunghissima, in particolare quando si attende una comunicazione importante via e-mail. Dall’altra parte, è evidente una contrazione del tempo. Si pensi alle conoscenze online ed alla rapidità con cui raggiungono un grado elevato di intimità e l’altrettanta rapidità con cui possono, a volte, esaurirsi. Anche le comunicazioni in una chat, ad esempio, sono improntate su un ritmo molto sostenuto: le parole scorrono velocemente sul nostro schermo, al punto che, talvolta, può risultare difficile seguirle, in particolare quando sono presenti molti interlocutori.

Alcuni pensatori, come Virilio, ritengono che il tempo in Internet sia una sorta di eterno presente, in cui la memoria viene abolita. In realtà, questo prospettiva, a mio avviso, non è del tutto corretta, in quanto si stanno effettuando i primi tentativi di creazione di archivi di pagine web, a testimonianza dell’esistenza di un passato e di una memoria storica. Il tempo in Rete, quindi, non si appiattisce alla sola dimensione della durata, ma comprende in sé anche il passato. Internet, quindi, offre molte risorse, molti stimoli e sta a noi utilizzarli nel migliore dei modi, cercando anche di fronteggiare i limiti che, come qualsiasi altra tecnologia, porta con sé. Per esempio, per gestire in maniera proficua il tempo trascorso in Rete si possono fornire due suggerimenti utili e di facile attuazione:

-     crearsi una scaletta delle attività che ci sia accinge a svolgere in Rete

-     rispettare le quantità di tempo che ci si stabilisce prima di collegarsi, magari tramite ausìli esterni, per esempio una sveglia


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