In
origine il termine ‘psicosomatico’ venne
utilizzato in ambito medico e con un’accezione
prettamente patologica: con esso si designavano
infatti sindromi
e lesioni corporeeche
ad un’attenta analisi non
rivelavano la presenza di causeorganiche;
si riteneva dunque che fossero determinate da
fattori di tipo psicologico ed emozionale. I
‘disturbi cosiddetti psicosomatici’, che al pari
dei disturbi isterici colpivano prevalentemente il
corpo, a differenza di questi ultimi presentavano
delle effettive lesioni funzionali, che sono invece
del tutto assenti nell’isteria.
In
seguito all’opera di pionieri come Frantz
Alexander e Georg Groddeck, la
psicosomatica è diventata una disciplinaautonoma,
con una base teorica ed applicazioni metodologiche
specifiche. I cardini su cui si fonda sono:
il
superamento del dualismo cartesiano che ha per
secoli dissociato arbitrariamente la mente dal
corpo, influenzando tutti i rami del sapere, che
si occupavano o
dell’uno o
dell’altro aspetto, senza mai considerarli in
modo unitario. La psicosomatica invece afferma
che non è possibile separare la mente dal corpo
in quanto sono le due modalità o linguaggi con
cui noi esprimiamo il nostro ‘essere nel
mondo’, la nostra unicità che ha in sé
entrambi gli aspetti; mente e corpo sono una
cosa sola: la manifestazione dell’individualità
di ciascuno di noi (unità
psicosomatica)
la
visioneolistica
dell’Universo: ogni cosa esistente in esso è
influenzata e a sua volta influenza tutte le
altre, per cui anche un piccolo mutamento in una
sua parte si ripercuote sul tutto. L’uomo
stesso partecipa a questa legge, essendo parte
integrante dell’Universo
la
concezionequalitativa
della malattia, per cui ogni disturbo (lieve o
grave, fisico o mentale) è il segnale di un
cambiamento che sta avvenendo dentro
di noi, nella nostra unità psicosomatica, e ci
avverte che il nostro equilibrio contingente è
precario e va in parte modificato, altrimenti
corriamo il rischio di stare ancora peggio. In
quest’ottica, quindi, il sintomo non è
considerato come qualcosa di inutile che va
eliminato per tornare ad uno stato precedente
(visione quantitativa), ma come un’opportunità
da cogliere per migliorare la qualità della
propria vita.
I
pazienti psicosomatici tipicamente presentano disturbi
fisici resistenti alle cure di tipo medico, sono
‘alessitimici’, cioè fanno molta fatica ad
entrare in contatto con le proprie emozioni e
pertanto ad esprimerle, hanno
un pensiero di tipo prevalentemente operatorio: il
disagio di tipo psichico non trova aperti i canali a
lui solitamente deputati per esprimersi e si esterna
nel corpo.
Le
tecniche della psicosomatica E
proprio dal corpo prende avvio la terapia
psicosomatica che attraverso tipologie diverse di tecniche
di rilassamento porta inizialmente
l’attenzione del paziente sulle sue sensazioni
corporee e sulle emozioni ad esse connesse; in un
secondo tempo si affianca a questo un lavoro sul
piano analogico, utilizzando immagini
e simboli che
emergono spontaneamente nel corso delle sedute di
rilassamento, dei colloqui, dei sogni… durante
questo delicato processo che deve rispettare i tempi
naturali del paziente, il terapeuta cerca di
facilitare l’emergere
delle immagini, utilizzando per primo modalità
comunicative di tipo analogico (per esempio
‘sintonizzandosi’ sul canale espressivo
privilegiato dal paziente, per riuscire a trovare un
punto d’incontro); in alcuni casi può suggerire
lui stesso un’immagine.
La
psicosomatica attribuisce molta importanza alle immaginisimboliche
e alla loro trasformazione durante la terapia:
ritiene infatti che siano uno dei mezzi
principali per individuare prima e risolvere in
seguito il dilemma rappresentato dai sintomi del
paziente.
Come
in un percorso
di individuazione (vedi Jung) la meta finale
consiste nel raggiungimento del Sé che contiene gli
opposti, in un percorso terapeutico la
‘guarigione’ non coincide con l’eliminazione
dei sintomi, ma
con la lororisoluzione
e con l’integrazione del significato che veicolano
all’interno di una più ampia consapevolezza
individuale.
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