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Psicologia/Gli articoli

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Gli articoli

Rinunciare?

Nel 1997 in Italia 4.694 persone si sono tolte la vita. Alcune hanno lasciato spiegazioni, altre se ne sono andate in silenzio. Di fronte ai gesti estremi è difficile trovare una ragione, e spesso si viene sopraffatti dal senso di impotenza e di colpa. Quali sono i segnali d’allarme, e come possiamo cercare di aiutare chi soffre e troppo spesso non riesce a dircelo.

Darsi la morte è un gesto disperato e sconvolgente, che di norma lascia ai sopravvissuti – genitori, amici, conoscenti – il rovello di una domanda a cui non si riesce quasi mai a rispondere: perché? – e subito dopo: perché non me ne sono accorto? A volte la decisione è preceduta da una serie di segnali ma in altri casi è difficile, a posteriori, ricostruire le ragioni di un gesto che alla maggior parte di noi sembra sempre ingiustificato, e perciò il suicidio di un nostro caro ci può sembrare un atto improvviso, incomprensibile, quasi folle.

Per quanto sia probabilmente impossibile scoprire e comprendere le vere ragioni che conducono una persona a questa scelta, è probabile che essa sia condizionata, in età diverse, da fattori differenti: vuoto affettivo ed esistenziale, di rapporti e di valori nei più giovani, solitudine e abbandono nei più anziani, e forse la pressione dello stress e di un senso più o meno sottile di esclusione nelle fasce di età intermedie. Senza dimenticare, per tutti gli individui, l’incidenza della malattia mentale.

“Dinanzi al suicidio occorrerebbe sempre rimanere in silenzio, perché qualunque sia l’ipotesi che potremmo fare, non sarà possibile mettere a fuoco la vera ragione per cui qualcuno sceglie questo gesto estremo: il suicidio ha sempre una sua dignità. La scelta di morire è molto personale, impenetrabile, e per quante supposizioni si possano fare è presoché impossibile giungere a delle conclusioni certe.”
Aldo Carotenuto, L’anima delle donne – Bompiani, 2001

Le statistiche della World Health Organisation ci informano che il tasso di suicidi è in aumento costante: nel 2000 più di un milione di persone nel mondo ha scelto di morire per mano propria – quasi 140.000 persone nella sola Europa. In tutte le nazioni del mondo il tasso di suicidio è in aumento, e ancora più sensibilmente tra le popolazioni dei paesi più industrializzati. Le donne tentano il suicidio più spesso degli uomini, ma questi ultimi lo conducono a termine con un’efficacia sconosciuta alle donne, e benché adulti e anziani siano statisticamente i più inclini a questo gesto, si nota un preoccupante aumento del ricorso al suicidio tra gli adolescenti

Il suicidio è presente in tutte le epoche e in tutte le società, sebbene con valori e significati diversi: nell’antichità lo si comminava come pena a persone contrarie all’ideologia del regime, come Socrate e Seneca– nell’epoca romantica dilagò in Europa una vera e propria epidemia di suicidi, anche sulla scorta di libri quali I dolori del giovane Werther di Goethe, e in alcune società, per esempio tra gli Eskimo, il suicidio è considerato semplicemente una modalità di autoeliminazione per gli anziani, che sgravano così le generazioni più giovani dall’onere di accudirli. Nella nostra società è aperto un dibattito accesissimo sul diritto che ciascuno ha, in particolari condizioni, di darsi la morte venendo assistito da un medico: la sinistra fama del Dr. Kevorkian, soprannominato Dr. Morte, deriva proprio dalla sua scelta di assistere il suicidio di quei pazienti che pur desiderando ardentemente la morte sono incapaci, per ragioni fisiche,
di darsela da soli.

Del suicidio la nostra cultura ha codificato fondamentalmente tre tipi di lettura: sociologica, che cioè individua nelle condizioni sociali i fattori predisponenti al suicidio; psicologica, che cerca all’interno dell’individuo le ragioni del suo gesto, e medico-psichiatrica, che attribuisce l’inclinazione autodistruttiva alla patologia delle persone. Di fatto, il suicidio resta un fenomeno inspiegabile, e nessuna delle tecniche interpretative è giunta a conclusioni generali.

Quando preoccuparsi?
Quando una persona manifesta uno o più di questi comportamenti, è giusto allarmarsi seriamente circa le sue intenzioni:

  • dice che sta pensando di togliersi la vita

  • ha problemi a mangiare e a dormire >

  • cambia improvvisamente e drasticamente il proprio comportamento

  • si ritira dalle attività sociali, smette di frequentare gli amici

  • perde interesse nei propri hobbies, lavoro, scuola, ecc.

  • si prepara alla morte redigendo un testamento e regolando le questioni in sospeso

  • dà via, regala le cose cui tiene di più

  • ha già tentato il suicidio in precedenza

  • corre rischi non necessari

  • ha subìto recentemente una perdita grave

  • è concentrata sulla morte e il morire, ci pensa spesso

  • perde interesse nel proprio aspetto

  • aumenta l’uso di alcool e droghe

(Fonte: Monitor, APA – 2001)


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