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Psicologia/Gli articoli

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Gli articoli

Il coaching

di Anna Fata

Si tratta di una delle numerose espressioni in lingua straniera che di recente sono entrate a pieno titolo nel nostro modo di esprimerci. Utilizzata inizialmente in ambito sportivo, in cui il coach era l’allenatore in grado di aiutare l’allievo a liberare le sue potenzialità e a portare al massimo il suo rendimento, successivamente è stata estesa a vari altri ambiti di vita. Ecco quindi l’executive coaching, il life coaching., il leadership coaching, lo sport coaching, per citarne alcuni tra i principali.

La filosofia a cui si ispira il coaching si basa sul fatto che sia il coach sia il suo cliente sono convinti che quest’ultimo abbia delle potenzialità nascoste, non ancora messe a frutto. Il ruolo del coach consiste nel sostenere il cliente nel suo processo di autorealizzazione e conseguimento degli obiettivi che si è prefissato. Consapevolezza e responsabilità sono due parole chiave. La prima consiste nel conoscere le proprie risorse, anche in virtù dei propri conseguimenti passati, ma soprattutto in funzione di ciò che ancora resta latente, inespresso, ma di cui si conosce l’esistenza. La seconda è il modo di prendere la vita nelle proprie mani, con fiducia, con libertà, fronteggiando la paura di sbagliare, l’insicurezza e i dubbi.

Il come
Per innalzare il proprio livello di auto-consapevolezza il coaching, alla luce dell’unicità di ciascuna persona, non indica una sola strada predeterminata, ma invita ciascuno a mettersi alla prova, a seconda delle sue inclinazioni e interessi. Agire in prima persona, non aspettarsi che qualcun altro dall’esterno offra “la” soluzione adatta, permette di sviluppare la fiducia in se stessi e nelle proprie capacità, un profondo senso di autostima e di responsabilità.

La responsabilità implica una scelta personale, che a sua volta presuppone la libertà, prima di tutto interiore. Sentirsi responsabili dei propri pensieri ed azioni conduce ad un maggiore impegno e, di riflesso, a prestazioni migliori.

Ma come agire sulla consapevolezza e la responsabilità? A partire dalla mente. Come nel contesto sportivo, così anche nella vita quotidiana si è visto che le prestazioni migliori si ottengono grazie ad una piena sinergia di mente e corpo. In questo senso, per raggiungere al meglio un obiettivo sono necessari: la conoscenza, l’esperienza e una mentalità vincente. Sentirsi consapevoli e responsabili di se stessi e delle proprie azioni sono requisiti indispensabili quanto le conoscenze teoriche e l’esperienza pratica. Il coach in tale processo svolge la funzione di facilitatore.

Il coach
Il coach non deve necessariamente essere esperto a livello tecnico nel campo in cui si trova ad operare (ad es. un’azienda metallurgica, uno studio di architettura o un centro benessere) perché il suo unico compito consiste nel facilitare l’acquisizione negli altri di un più elevato grado di consapevolezza e di responsabilità. Nel caso in cui, però, egli non riponesse sufficiente fiducia nei principi di cui è portatore, per compensare tale mancanza, rischierebbe di sbilanciarsi verso aspetti più tecnici in un campo che non gli è proprio.

Come agisce
Per creare consapevolezza e responsabilità il coach fa ampio uso di domande specifiche che esigono risposte altrettanto specifiche. In realtà, per il coach non sono rilevanti le risposte in termini di contenuto, perché egli non deve fare uso delle informazioni presenti, ma in questo senso risultano tali solo per il cliente. Per il coach le risposte sono rilevanti per capire il grado di avanzamento del cammino del cliente nel raggiungimento dei suoi obiettivi.

Le domande sono in prevalenza aperte, iniziano con espressioni del tipo: quando, chi, cosa, quanto, quanti, perché il loro scopo è individuare o quantificare dei fatti. I quesiti dovrebbero partire dal generale e diventare sempre più particolari, in modo che l’attenzione e l’interesse del cliente siano costantemente elevati. Quando alcune questioni vengono evitate si dovrebbero proporre con estrema delicatezza, focalizzandosi sui motivi per cui vengono tralasciate.

Tutti questi aspetti sono molto importanti perché una volta che si è stati clienti di un coach se ne può apprendere la tecnica e continuare a farne uso su se stessi per la risoluzione delle piccole questioni quotidiane: questo è l’autocoaching.

In concreto
Seguendo il “modello Grow”, che implica una serie di domande che ci si deve rivolgere in modi e tempi ben precisi, si possono formulare alcune suggerimenti per mettere in atto l’autocoaching:

  • G = Goal, cioè fissare l’obiettivo;

  • R = Reality, cioè confrontarsi con la realtà;

  • O = Options, cioè valutare le strategie alternative di azione;  

  • W = What/When/Who/Will, cioè verificare cosa fare, quando, chi lo farà e la volontà di farlo.

Gli obiettivi dovrebbero essere:

  • finale: in genere difficile da controllare. Ad esempio un generico dimagrire;

  • di performance: più controllabile in prima persona. Ad esempio: perdere sei chili in sei mesi.

A questi si aggiunge l’obiettivo sognato che risponde alla domanda relativa a ciò che ci ha ispirato a iniziare o a continuare a compiere qualcosa: ad esempio: perché desidero dimagrire.

Come scegliere un obiettivo?
Tenendo presente alcune caratteristiche che dovrebbe essere:

  • la precisione, cioè essere ben definito (ad es.: correre 6 km. Due volte alla settimana);

  • la misurabilità (ad es.: avere con sé un contachilometri);

  • il realismo, cioè essere adeguato alle proprie capacità;

  • il carattere progressivo (ad es.: iniziare correndo 4, poi 5, poi 6 km.);

  • la positività, cioè la possibilità di stabilire cosa fare e non cosa evitare (ad es.: correre, andare in bicicletta e non imporsi di evitare di oziare sul divano);

  • la significatività, cioè l’avere un valore per se stessi (ad es.: decido di correre perché mi piace stare a contatto con la natura, oppure perché lo posso fare in compagnia di un amico);

  • l’essere ambizioso, cioè in grado di stimolare le proprie capacità e di portare a migliorarsi.

Gli obiettivi andranno poi esaminati ed eventualmente modificati alla luce della realtà, ovvero delle circostanze in cui si ci trova ad agire. L’analisi della realtà dovrebbe avvenire:

  • con obiettività, cioè cercando di percepire le cose per quelle che sono effettivamente, pur nella consapevolezza che i fattori esterni possono contribuire a distorcere le percezioni;

  • con distacco;

  • in modo descrittivo e non giudicante (ad es.: evitando il confronto con “modelli ideali” a cui rapportare la propria forma fisica);

  • cercando di porsi delle domande in grado di favorire un approfondimento della propria autoconsapevolezza (ad es.: Cosa mi ha indotto ad abbandonare la corsa in passato?);

  • approfondendo la propria autoconsapevolezza non solo mentale, ma anche fisica (ad es.: qual è la percezione del mio corpo mentre sto correndo?);

  • focalizzandosi sulle emozioni (ad es.: Come mi sento dopo avere corso?).

A questo punto è opportuno passare ad elencare le opzioni che si hanno a disposizione e, una volta esaminati i pro e i contro di esse, si decide quale adottare. Ad esempio: se ci si vuole tenere in buona forma fisica si può scegliere secondo le proprie attitudini e preferenze se andare in bicicletta, nuotare, correre o iscriversi in palestra.

Ora è possibile concretizzare ulteriormente elaborando un piano di azione basato su fondamenta solida. Possono essere utili, a tale proposito, i seguenti quesiti:

Che cosa intendi fare?
Si tratta di un quesito che necessita di una decisione ferma, contrariamente a “Cosa potresti/pensi di fare?”;

Quando lo farai?
La risposta implica una scadenza precisa: inizierò ad allenarmi domani mattina alle 10.00;

La mia azione mi condurrà all’obiettivo?
A questo proposito possono essere utili delle verifiche nel tempo (ad es.: mi peso una volta alla settimana per verificare se sto perdendo del peso);

Quali ostacoli potrei incontrare?
È utile per essere pronti a fronteggiare eventuali difficoltà che potrebbero presentarsi (ad es.: all’inizio della pratica sportiva potrei sentirmi stanco, con i muscoli indolenziti, ma queste sensazioni si ridurranno con l’allenamento e lasceranno spazio ad un senso di vigore e di benessere più profondi);

Di quale aiuto potrei avere bisogno?
Condividere con un amico o un parente le proprie intenzioni può rafforzare la motivazione, soprattutto in momenti di stanchezza o di difficoltà;

Valutare su una scala da 1 a 10 il proprio grado di sicurezza di portare a termine le azioni stabilite. Nel caso il valore sia inferiore a 10 cercare di mettere a fuoco i motivi che impediscono di attribuirsi un punteggio pieno. Nel caso di un punteggio inferiore a 8 le probabilità di portare a compimento l’azione sono molto basse, anche in considerazione degli ostacoli che solitamente possono presentarsi. In tali casi è consigliabile orientarsi verso azioni alternative.

Per approfondire:

Libri

Giusti Edoardo; Taranto Rosalba
Super coaching. Tra counseling e mentoring
Sovera multimedia, 2004

Lawson Karen
Migliorare la performance sul luogo di lavoro attraverso il coaching. La tecnica di management del futuro
FrancoAngeli Editore, 2005

Stanchieri Luca
Il life coaching. Una nuova tecnica al servizio delle potenzialità e della creatività individuale
Verdechiaro edit., 2004

Siti

Federazione Italiana Coach
http://www.federazionecoach.it/

International Coaching Federation
http://www.coachfederation.org/eweb/


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