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Psicologia/Tutto sulle terapie

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Psicologia

Prima della terapia

Il sogno
di Marco Pellegrini

il sogno è la piccola porta occulta che conduce alla parte più nascosta e intima dell'anima. Il sogno è apparentemente un’attività “inutile”, che spessissimo neppure ricordiamo. Eppure, sognare è importantissimo. Perché sogniamo tutte le notti, ed è vero che i sogni hanno un loro linguaggio e che quindi possono essere interpretati?

Che cos'è il sogno?
Che cosa è il sogno per Jung? Certo non un mascheramento di pulsioni inconsce sessuali/aggressive rimosse che trovano il loro soddisfacimento "illusorio" nel sogno come sosteneva Freud. Egli ne dà diverse definizioni. Ne vedremo due. La prima ha un carattere decisamente poetico: "il sogno è la piccola porta occulta che conduce alla parte più nascosta e intima dell'anima, aperta sull'originaria notte cosmica che era anima assai prima che esistesse una coscienza dell'io, e che sopravviverà come anima a tutti i prodotti della coscienza dell'io, giacché ogni coscienza dell'io è isolata e conosce il singolo in quanto divide e separa e vede solo ciò che ha in rapporto con questo io.

La coscienza dell'io consta di pure limitazioni, anche quando si estende sino alle più lontane nebulose stellari. Ogni coscienza divide: ma col sogno noi penetriamo nell'uomo più profondo, universale, vero ed eterno, ancora immerso in quella oscurità della notte primitiva in cui egli era il tutto e tutto era in lui, nella natura priva di ogni indifferenziazione e di ogni 'essere io'. Da una tale profondità, collegante il tutto, nasce il sogno, per quanto infantile, grottesco e anormale esso sia". In questo passo Jung vuole mettere l'accento sul carattere di transpersonalità del sogno. Sarebbe a dire che quando sogniamo apriamo la menzionata porta sulla notte dell'anima, sui contenuti più profondi e arcaici della nostra psiche, su un mondo che trascende l'umano così come noi siamo abituati a vederlo e considerarlo.

Nella seconda definizione Jung dice: “I sogni non sono invenzioni intenzionali e volontarie, ma fenomeni naturali che sono proprio ciò che rappresentano. Essi non ingannano, non mentono, non falsificano, non nascondono nulla, ma enunciano ingenuamente ciò che essi sono e ciò che essi intendono. Sono irritanti e ci portano su strade sbagliate unicamente perché non li comprendiamo. Essi non ricorrono ad artifizi per celarci qualcosa, ma dicono ciò che forma il loro contenuto, nel modo per essi più chiaro possibile. Possiamo anche capire la ragione per cui sono così strani e difficili. L’esperienza, infatti, ci mostra che si sforzano sempre di esprimere qualcosa che l’io non sa e non capisce”. Qui la presa di distanze da Freud è evidentissima. L'intento è rovesciare i termini della definizione freudiana di sogno. Essi non nascondono, non mascherano ma dicono proprio ciò che udiamo e vediamo. Il problema è che parlano una lingua per noi poco comprensibile, quella dei simboli.

A cosa serve sognare?
Quindi perché sogniamo? Jung ritiene che il sogno abbia una funzione finalistica, cioè che sia un'attività psichica con uno scopo. Una delle funzioni è quella di mettere in equilibrio lato cosciente e lato inconscio, parte in luce e parte in ombra. Sarebbe a dire che il sogno, come un bilancino, rappresenta l'altra faccia della medaglia in modo tanto più marcato quanto più nella coscienza siamo sbilanciati sul versante opposto.

Per fare un esempio banale ma chiaro una persona dedita alla più completa repressione dei propri istinti sessuali potrebbe sognare di sfrenati amplessi che mirano a mettere in equilibrio la sua psiche rispetto al suo drastico atteggiamento cosciente. Secondo Jung il sogno ha anche un funzione prospettica, ovvero può essere "un'anticipazione di future azioni consce che affiora nell'inconscio, un che di analogo a un esercizio preliminare o a uno schizzo preparatorio, un progetto abbozzato in anticipo.

Il suo contenuto simbolico può essere l'abbozzo di una soluzione conflittuale ... non è più profetica di quanto lo siano una prognosi medica o una previsione meteorologica. Si tratta semplicemente di una precombinazione delle probabilità che può anche coincidere necessariamente e in tutti i dettagli ... Sebbene una caratteristica essenziale del sogno, sarà bene però non sopravvalutarla". Vale la pena di aggiungere che troppo spesso si sono compiuti pregiudizievoli attacchi a Jung proprio su questo punto, accusandolo di "misticismo" senza curarsi del fatto che egli stesso, come avete letto, poneva estrema cautela sulla tentazione di trattare il sogno come fonte oracolare.

Il linguaggio del sogno
Come già accennato la difficoltà maggiore nel maneggiare la materia onirica è capire quale linguaggio viene utilizzato, come si decodifica e che significato abbia. Anche in questo caso è bene fare la differenza con Freud per capire meglio Jung. Entrambi concordano sul fatto che i sogni si esprimono attraverso un linguaggio simbolico. Diverso però è ciò che i due psicoanalisti intendono per simbolo.

Freud lo vede come un qualcosa che sostituisce e che nasconde la verità. Per Jung invece "la funzione simbolizzatrice esercitata dai nostri sogni è un tentativo di riportare alla coscienza la nostra psiche originaria, un luogo in cui non è mai stata sottoposta a un’autoriflessione critica. Noi siamo stati quella psiche, senza conoscerla". In questo senso Jung distinguerà simboli onirici legati alla storia del paziente e simboli legati all'esperienza della collettività umana a partire dall'inizio dei tempi. Il grado di complessità e di non decodificabilità del simbolo non dipendono perciò dalla volontà di mascherare ma dal grado di profondità del simbolo stesso.

L'interpretazione
Jung interpreta il sogno utilizzando una tecnica che definisce costruttiva, diversamente da Freud, che a suo parere adotta un'ottica riduzionista. A tale proposito Jung dice: "L’interpretazione di Freud si distingue proprio per il suo punto di vista riduttivo. Essa riconduce sempre al primitivo e all’elementare. Il punto di vista costruttivo, invece, tenta di agire sinteticamente, di costruire e di dirigere lo sguardo verso l’alto".

Il metodo costruttivo si avvale principalmente della tecnica dell'amplificazione, ovvero l'analista tenta di arricchire il contenuto onirico del paziente con tutte le possibili immagini analoghe avvalendosi anche della sua competenza storico-culturale. Il materiale che l'analista utilizza per "amplificare" può essere tratto da elementi presenti nei simboli, leggende e miti affini. L'analista pertanto deve possedere una preparazione sulla storia dell’umanità nelle sue diverse manifestazioni (artistiche, mitologiche, antropologiche, storiche in senso stretto).

Jung analizza le immagini che compaiono nel sogno secondo ciò che definisce un'interpretazione soggettiva o oggettiva. Poniamo, ad esempio, che si sogni una casa in riva al mare nella quale il sognatore viene ricevuto da una donna bruna che gli chiede quanto tempo ha intenzione di fermarsi. Secondo l'interpretazione soggettiva la casa in riva al mare e la donna bruna sono metafore relative al mondo interno del sognatore, che queste figure simboleggiano. Secondo l'interpretazione oggettiva la donna bruna e la casa in riva al mare si riferiscono a una persona e un luogo realmente esistenti.

associazioni sul sogno
la tecnica psicoanalitica prevede che, una volta raccontato il sogno all'analista, il paziente cominci a dire che cosa gli viene in mente rispetto agli elementi del sogno stesso. Questo deve avvenire in completa libertà. In questo modo l'analista rintraccia i contenuti psichici che sono legati a quel dato simbolo e collegandoli con tutti gli altri arriva a una lettura significativa del sogno.

La distinzione tra questi due tipi di interpretazione si compie valutando, insieme al paziente, se la persona e il luogo abbiano fatto parte o facciano ancora parte della sua vita reale e se siano elementi importanti per la vita del paziente in quel momento. In questo caso l'interpretazione tenderà a essere oggettiva. In mancanza di evidenti riferimenti alla realtà attuale del sognatore si opterà per un'interpretazione soggettiva.

Un altro concetto innovativo introdotto da Jung è il considerare i sogni di un individuo come una serie concatenata. L'interpretazione di un sogno, perciò, non dovrà mai prescindere dai sogni che lo hanno preceduto e da quelli che seguiranno, così come non è possibile affermare di aver letto e compreso un libro avendone letto solo un capitolo. L'interpretazione, inoltre, deve trovare corrispondenza nel sognatore per dirsi efficace. In questo senso Jung ritiene che se l'analista interpreta il sogno e il paziente non riesce a sentire quella spiegazione come profondamente pertinente alla sua situazione ci si dovrà interrogare sulla correttezza dell'interpretazione invece che appellarsi all'ipotesi che il paziente faccia resistenza perché non riesce ad accettare ciò che l'analista dice.

Uno schema riassuntivo di come si interpreta un sogno ce lo fornisce lo stesso Jung:

"Il metodo può essere descritto nelle sue linee generali:

Il paziente fornisce un sincero resoconto del suo passato biografico

Egli raccoglie i suoi sogni e altri prodotti dell’inconscio e li sottopone all’analisi

Il procedimento analitico cerca di individuare il contesto proprio di ogni elemento del sogno ecc. Tale scopo si ottiene riunendo le associazioni relative a ogni elemento dato. Questa parte del lavoro analitico è svolta principalmente dal paziente

Il contesto chiarisce l’incomprensibile testo del sogno, allo stesso modo in cui i testi corrotti e lacunosi divengono leggibili mediante l’aiuto di paralleli filologici

In questo modo è possibile stabilire una lettura del testo del sogno, la quale comunque non implica ancora una comprensione del significato del sogno. La determinazione del significato è una questione di pratica, vale a dire che il significato apparente va messo in relazione e a confronto con l’atteggiamento cosciente. Senza tale confronto è impossibile vedere il significato funzionale del sogno.

Di regola il significato del sogno è compensatorio rispetto all’atteggiamento cosciente, vale a dire aggiunge a quest’ultimo ciò che gli mancava".

Queste considerazioni sul metodo di interpretazione dei sogni da parte di Jung non derivano da un testo unico o da un manuale come è possibile fare con "L'interpretazione dei sogni" di Freud. Questo perché Jung non ha mai amato sistematizzare la tecnica che utilizzava, ma anche perché, in fondo, riteneva che interpretare i sogni fosse una dote più intuitiva che costruibile con l'ausilio della tecnica. A tal proposito diceva: "L'arte di interpretare i sogni non si può apprendere dai libri. I metodi e le regole valgono soltanto quando si sa farne a meno. Chi può può e chi capisce capisce".

Maestro e allievo: il travagliato rapporto tra Freud e Jung
Un buon modo per cominciare a capire come Jung interpretava i sogni è sapere in che cosa si differenziava da Freud. Ma invece di un noioso confronto teorico punto per punto iniziamo la nostra esplorazione dal 1909, anno del celeberrimo viaggio sul transatlantico che trasportava i dottori Freud e Jung in America per tenere delle conferenze sulla psicoanalisi.

I due psicoanalisti avevano a quell'epoca un forte legame professionale e d'amicizia ben presto dimostratosi, se analizziamo con termini a loro cari, troppo "proiettivo". Per Jung, infatti, Freud era il maestro, mentre per quest'ultimo il primo era il discepolo prediletto, l'erede, colui che avrebbe dovuto portare avanti il movimento psicoanalitico difendendone l'integrità e la purezza teorica e metodologica. Entrambi si sbagliavano, e di lì a poco avrebbero preso strade diverse trovandosi spesso in aperto contrasto. Torniamo al transatlantico.

Freud e Jung devono attraversare l'oceano, ci vogliono diverse settimane e uno dei loro modi prediletti di trascorrere il tempo è raccontarsi i sogni fatti la notte precedente cercando l'uno di interpretare il sogno dell'altro. Un giorno Jung racconta di aver sognato una casa "sconosciuta" che successivamente riconosceva come la propria casa. Questa era composta da due piani. Jung visitava l'abitazione dal piano superiore fino alle fondamenta dell'edificio, e man mano che scendeva, lo stile architettonico passava dal rococò a quello medievale fino a mostrare i resti di una società primitiva.

Il sogno si concludeva con l'immagine di due teschi sparsi tra i cocci di queste "antiche vestigia di un passato remoto". Freud rimase molto scosso da questo sogno e insistette molto per sapere da Jung a chi fosse in grado di associare i due teschi. Pare che alla fine Jung, esasperato, avesse risposto: "a mia moglie e mia cognata"; solo per farlo contento. Per Freud, infatti, uno dei due teschi doveva essere il suo e il sogno manifestava chiaramente un desiderio inconscio di morte rivoltogli dal discepolo.

Al contrario Jung, che aveva intuito il pensiero del maestro, riteneva che l'interpretazione di Freud fosse riduttiva. Pensava che "il [suo] sogno ... rappresentasse una specie di diagramma di struttura della psiche umana, un presupposto di natura affatto impersonale", il che significava interpretarlo nella sua complessità, non essendo possibile, come voleva Freud, ridurlo alla rappresentazione di una pulsione aggressiva inconscia diretta verso il maestro; inoltre, vi era un chiaro riferimento a immagini impersonali, cioè non appartenenti in modo esclusivo alla psiche di Jung ma facenti parte di una simbologia collettiva, costitutiva di ciò che, successivamente, egli chiamerà inconscio collettivo.

Insomma con quel viaggio il rapporto tra i due psicoanalisti mutò radicalmente. In Jung era crollato il mito del maestro infallibile ed era evidente che avrebbe dovuto proseguire da solo lungo le linee tracciate dalle intuizioni ricavate dal sogno. Freud cominciava a nutrire forti dubbi sull'affidabilità del suo "delfino" che non aveva dimostrato di essere la persona a cui affidare la guida del movimento psicoanalitico. Ritengo che, in verità, avessero ragione entrambi, almeno in parte. Ma questa riflessione ci porterebbe lontano dal tema che vogliamo affrontare.

Per saperne di più:

C. Gustav JUNG
L’analisi dei sogni
Bollati Boringhieri, 1978

Sigmund FREUD
L’interpretazione dei sogni
Rizzoli, 2000

C. Gustav JUNG
L’uomo e i suoi simboli
Tea, 2000

Sigmund FREUD
Il sogno
Mondadori, 1998


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