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Psicologia/Tutto sulle terapie

psicologia
 
 

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Tutto sulle terapie

L'inizio della terapia

I principali orientamenti della psicoterapia

Gli orientamenti fondamentali della psicoterapia sono quattro, e si distinguono per l’origine, gli aspetti privilegiati dello sviluppo e le tecniche impiegate.

Orientamento psicodinamico-psicoanalitico
Fortemente influenzati dalla psicoanalisi e dalla postulazione dell’Inconscio, questi orientamenti stabiliscono un legame tra le difficoltà attuali sperimentate dal paziente e i conflitti rimossi o irrisolti della sua storia personale. La persona in terapia viene condotta a prendere progressivamente coscienza dell’influenza dei conflitti inconsci sui suoi comportamenti attuali al fine di comprenderla, e per quanto possibile risolverla. L’analizzando è considerato un paziente che richiede la cura di un esperto.

Orientamento esistenziale-umanistico
In questo approccio ci si basa sulla capacità della persona di dirigere la propria esistenza e di realizzarsi pienamente. L’accento è posto sul presente e sulla capacità personale di prendere coscienza delle proprie difficoltà attuali, di comprenderle e modificare di conseguenza il proprio modo di essere e di agire. Lo psicologo facilita l’esplorazione di sé iniziata dal cliente, aiutandolo a sperimentare nuovi modi di essere e di comportarsi. La persona che consulta è considerata un cliente all’interno di un rapporto paritario con il terapeuta.

Orientamento comportamentale-cognitivo
Gli specialisti di questo approccio ritengono che le difficoltà psicologiche siano legate a pensieri o comportamenti inadeguati che la persona ha appreso nel suo ambiente quotidiano. Si tratta alllora di analizzarli insieme all’ambiente al fine di poter apprendere nuovi comportamenti, e sostituire i pensieri e le emozioni indesiderati con altri più adattivi.

L’orientamento sistemico
All’interno di questo orientamento terapeutico si ritiene che i problemi personali nascano e si cristallizzino a causa dell'interazione della persona con il suo ambiente (famiglia, amici, lavoro, ecc.). Dopo aver analizzato la situazione problematica, l’obiettivo della terapia è di modificare le relazioni tra la persona e il suo ambiente, e per questo è frequente che lo psicologo incontri anche le persone significative dell’ambiente del paziente.

Il primo incontro

Questo è di solito un momento caratterizzato da curiosità e preoccupazione: come sarà il terapeuta, che impressione gli farò, chi deve parlare per primo? Indipendentemente dalla vostra scelta di un’esplorazione approfondita dell’inconscio – quindi di una terapia di lungo respiro come quelle a indirizzo psicodinamico, oppure di una terapia attiva che mira alla risoluzione veloce dei disturbi del comportamento, non esistono regole stabilite in merito alla modalità degli inizi.

Da dove cominciare?
Ogni terapeuta, indipendentemente dal suo orientamento, ha elaborato un proprio modo di affrontare il primo incontro con un nuovo potenziale paziente. In genere però tutti i terapeuti tendono a lasciare molto spazio all’interlocutore e si pongono in una posizione di ascolto che ha l’obiettivo di non influenzare la comunicazione lasciando all’interlocutore la possibilità di esprimersi con i suoi ritmi, le sue pause e le sue esitazioni. E’ possibile che il terapeuta ponga delle domande dirette, soprattutto per cercare di capire, magari in maniera ancora vaga e confusa, le ragioni che lo hanno portato a questo primo, importantissimo appuntamento. E’ naturale provare una certa difficoltà a esprimersi, e in fondo raccontarsi per la prima volta a uno sconosciuto non è facile per nessuno…  E’ possibile che la comunicazione in senso pieno si sviluppi lentamente, magari a partire dagli incontri successivi, proprio perché a volte si portano in terapia sofferenze calcificate dagli anni o conflitti obiettivamente complessi da raccontare.

Come capire se si è trovato il terapeuta “giusto”?
Non resta che affidarsi alle sensazioni, all’istinto, ricordando soprattutto che si sta esercitando il proprio diritto di scelta. L’impressione “giusta” è quella di aver trovato una persona disponibile ad ascoltare, sinceramente interessata alla vostra storia e al vostro benessere. Non un amico, quindi, prodigo di consigli, né un illusionista che ha in tasca tutte le soluzioni, ma un professionista serio e affidabile disponibile ad accompagnarvi in questo viaggio straordinario e non scontato all’interno di voi stessi. E’ probabile che al primo appuntamento non siate in grado di effettuare una scelta convinta, ma la sensazione primaria, irrazionale, di gradimento o rifiuto, è di solito quella cui dar retta. Ovviamente è vostro diritto chiedere informazioni riguardo alla formazione e alle specializzazioni del terapeuta, al suo orientamento, alla sua eventuale appartenenza ad associazioni o società, al suo eventuale lavoro presso le istituzioni. Così come voi scegliete se proseguire o meno il vostro cammino con il terapeuta che avete incontrato, anche il terapeuta è libero di indirizzarvi altrove se ritiene che altre professionalità o altri orientamenti terapeutici siano più adatti al vostro caso.

Quando si affrontano gli aspetti economici del trattamento?
Le tariffe variano da terapeuta a terapeuta anche in funzione della dimensione dello studio, della sua localizzazione, della notorietà del professionista ma anche in relazione alle vostre disponibilità economiche. Sarà in genere il professionista ad affrontare per primo il discorso che riguarda la sua tariffa, le sue eventuali variazioni nel tempo, e a consigliarvi la frequenza degli incontri, il tutto sempre e ancora in funzione delle vostre disponibilità di tempo e di denaro. Sarà quindi possibile, se lo ritenete giusto e se il terapeuta è d’accordo con voi, stabilire dall’inizio un numero fisso di incontri, tenendo presente che specialmente per le terapie a indirizzo psicodinamico è impossibile stabilire a priori la durata della cura. Una volta decisa di comune accordo la cadenza delle sedute, molti terapeuti esigeranno il pagamento delle sedute ‘mancate’, a meno che il paziente non abbia ragioni molto gravi. Ancora una volta, ogni terapeuta si comporta a riguardo di questi elementi in maniera del tutto soggettiva, e sarà lui stesso ad affrontare con voi le modalità e i reciproci impegni e doveri.

Si può chiedere un’opinione riguardo alla propria situazione?
Sì, specialmente nel caso delle terapie brevi, in cui normalmente la diagnosi e il percorso terapeutico vengono illustrati sin dal primo incontro. Con terapeuti di altri orientamenti, in particolare quelli psicodinamici, si può chiedere e ottenere fin dal primo incontro un’opinione, ma come detto prima la terapia avrà un andamento e una durata che dipendono in primo luogo dall’evoluzione del paziente, che non può essere accelerata a forza. Ciò che conta, insomma, è rendersi conto progressivamente della propria condizione e delle proprie problematiche per garantire che le conquiste, magari più lente, siano però solide e durature.


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