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Psicologia/Tutto sulle terapie

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Tutto sulle terapie

La terapia di gruppo

La terapia di coppia: dall'io al noi
del dr. Alessando Angotzi

Della famiglia delle terapie brevi, la terapia di gruppo è adatta al confronto diretto e collettivo con i propri sintomi al fine di combatterli. E’ una modalità terapeutica nella quale si incoraggiano lo sblocco dei nodi espressivi corporei ed emotivi, e il contatto e la relazione. E’ adatta in genere a disturbi quali l’alcoolismo, la bulimia, la paura di volare, anche se sono considerate terapie di gruppo anche la terapia di coppia e le terapie sistemiche, che considerano la patologia del singolo il risultato di una patologia della relazione di tutto il suo gruppo familiare.

Quando una coppia arriva dallo Psicologo generalmente ha provato diverse strade che conducono, più o meno direttamente, alla risoluzione del conflitto o alla definizione e correzione del disagio vissuto. Quindi quando tutti i tentativi sono falliti, quando i due soggetti non si sentono più parte di un “noi”, quando ormai alla comunicazione si è sostituito il “gridarsi addosso”, l’indifferenza nei confronti dell’altro, il pregiudizio nel dialogo interpersonale, la presenza di odio, risentimento e a volte l’uso della violenza, allora se nella coppia esiste ancora un minimo desiderio di restare insieme di “fare qualcosa per non perdersi così”, emerge la richiesta di aiuto, il bisogno di rivolgersi ad un terzo esterno. L’alternativa a questo punto della storia tra i due, è la separazione un lasciarsi con l’amaro in bocca. Ma rimaniamo nel campo di tutte quella coppie che si rivolgono all’esterno per chiedere aiuto.

A questo punto dove andare? A chi rivolgersi ?
Tra i servizi pubblici o privato-pubblici che svolgono un’attività di consulenza, di sostegno e in alcuni casi di terapia della coppia, vi sono i Consultori (oltre ai Consultori pubblici che appartengono alle A.S.L – Azienda Sanitaria Locale, vi sono quelli Decanali chiamati Consultori per la Famiglia in cui prima di giungere ad avere un colloquio con lo Psicologo si possono avere uno o più colloqui con il/la Consulente Familiare). In queste strutture è possibile, comunque, richiedere un appuntamento per parlare con lo Psicologo. In entrambe i casi non vi sono costi a carico della coppia.

L’alternativa ai servizi pubblici è quella di rivolgersi direttamente al professionista privato che opera presso uno studio proprio o consociato. In questo caso le strade sono varie: si va o per conoscenza (ad esempio: l’amico/a che già frequenta una psicologo/a), oppure si cerca sulla pagine gialle alla voce psicologi/psicoterapeuti, oppure tramite Internet e via di questo passo. In questi casi, ossia quando ci si rivolge ad un professionista privato, i costi da sostenere sono quelli segnalati dal tariffario dell’Ordine degli Psicologi che oscillano fra le settantamila e centottantamila per quanto riguarda la consulenza e il colloquio di sostegno alla coppia con problemi psicologici e tra un minimo di ottantamila e un massimo di duecentodiecimila  per quanto riguarda la psicoterapia di coppia. All’interno di queste fasce sarà poi il professionista in questione ad emettere parcelle che possiamo definire più o meno intermedie, minime o massime.

Il primo appuntamento: da soli o in coppia ?
Il primo incontro con i due soggetti, che non si sentono più un entità armonica definita “noi”, è molto importante per capire quale indirizzo dare e quale taglio all’intervento psicologico. Non sempre e non necessariamente sono i due soggetti a presentarsi dallo Psicologo: a volte è solo uno. In questo caso è importante cogliere la richiesta in tutte le sue sfaccettature, cercando inoltre di capire tramite uno o più colloqui se è possibile coinvolgere anche l’altro o meno. Può succedere che l’altro venga anche coinvolto ma ciononostante percepisca il problema non come anche il  proprio, bensì come qualcosa che riguarda esclusivamente l’altro/a, il disagio è solo di uno/a e lui o lei non ne è minimamente toccato/a.

Si crea così una sorta di squilibrio il cui risultato (che è anche l’esito dell’intervento psicologico) può andare fondamentalmente in due direzioni: in una si avrà lo scioglimento del legame, ad opera ovviamente soltanto di un soggetto, altrimenti si manterrà il legame a discapito della propria felicità ponendosi in una dimensione di rassegnazione. In quest’ultimo caso il disagio/sofferenza non risolta si manifesterà attraverso altri canali, quali ad esempio il/i figlio/i che potrebbero presentare a loro volta problemi di tipo comportamentale.

Sempre nella fase iniziale dell’incontro con lo Psicologo può emergere che il conflitto tra i due è talmente intenso che il terzo esterno viene vissuto come un “giudice”: l’intervento si connota per entrambe come una sorta di processo in cui una parte deve avere il sopravvento sull’altra e l’esito deve essere una sentenza che dia ragione all’uno ma non all’altra e/o viceversa. In questo caso il mio compito è quello di non assumere questa posizione di “giudice” e di condurre le due persone, tramite un confronto verbale scevro di ogni pregiudizio reciproco, ad una visione diversa dell’intervento psicologico che non corrisponda a quella di un processo-sentenza che soddisferebbe l’uno/a ma che lascerebbe l’altro/a “senza parole”. In questa fase l’uso di una eccessiva direttività può essere altamente compromettente ai fini dell’intervento psicologico in quanto potrebbe porre il professionista proprio in una posizione di “giudice”.

In alcuni casi può accadere che l’intervento con la coppia non sia da solo sufficiente, ma che sia necessario far entrare in gioco un secondo servizio e/o professionista che si occupi di una problematica specifica: rientrano in questa categoria tutte quelle coppie in cui uno dei due partner  fa abuso di alcool o manifesta una patologia di tipo psichiatrico. Nel primo caso ci si potrà rivolgere a strutture che si occupano delle dipendenze patologiche (Sert, ass. alcolisti anonimi, ecc.), mentre nel secondo caso ci si rivolgerà ai servizi psichiatrici presenti sul territorio (CPS – Centro psico-sociale).

Lavorare con la coppia significa usare vari strumenti in modo differente a seconda del caso che si presenta. Comunque sia è importante tenere presente, in primo luogo, la fase iniziale di conversazione in cui le due persone portano il loro problema; in secondo luogo ripercorrere le tappe della loro storia comune raccontandole di fronte allo Psicologo; oltre alla storia di coppia esiste una storia personale da narrare con riferimenti alla propria famiglia d’origine; a volte può essere utile avere dei colloqui separati soprattutto nel fase iniziale dell’intervento, colloqui in cui possono emergere dei segreti che il partner non vuole far sapere all’altro.

Il percorso non è semplice, tuttavia al termine di questo cammino qualora i due soggetti si ridefiniscono in un entità chiamata “noi” sotto una nuova la luce, la sensazione che sovente li accompagna è quella di soddisfazione e felicità per aver recuperato qualcosa che si temeva perduto.


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