Della
famiglia delle terapie brevi, la terapia di gruppo
è adatta al confronto diretto e collettivo con i
propri sintomi al fine di combatterli. E’ una
modalità terapeutica nella quale si incoraggiano lo
sblocco dei nodi espressivi corporei ed emotivi, e
il contatto e la relazione. E’ adatta in genere a
disturbi quali l’alcoolismo, la bulimia, la paura
di volare, anche se sono considerate terapie
di gruppo anche la terapia di coppia e le
terapie sistemiche, che considerano la patologia del
singolo il risultato di una patologia della
relazione di tutto il suo gruppo familiare.
Quando
una coppia arriva dallo Psicologo generalmente ha
provato diverse strade che conducono, più o meno
direttamente, alla risoluzione del conflitto o alla
definizione e correzione del disagio vissuto. Quindi
quando tutti i tentativi sono falliti, quando i
due soggetti non si sentono più parte di un
“noi”, quando ormai alla comunicazione si è
sostituito il “gridarsi addosso”,
l’indifferenza nei confronti dell’altro, il
pregiudizio nel dialogo interpersonale, la presenza
di odio, risentimento e a volte l’uso della
violenza, allora se nella coppia esiste ancora un
minimo desiderio di restare insieme di “fare
qualcosa per non perdersi così”, emerge la
richiesta di aiuto, il bisogno di rivolgersi ad un
terzo esterno. L’alternativa a questo punto della
storia tra i due, è la separazione un lasciarsi con
l’amaro in bocca.
Ma rimaniamo nel campo di tutte quella coppie che si
rivolgono all’esterno per chiedere aiuto.
A
questo punto dove andare? A chi rivolgersi
?
Tra i servizi pubblici o privato-pubblici che
svolgono un’attività di consulenza, di sostegno e
in alcuni casi di terapia della coppia, vi sono i
Consultori (oltre ai Consultori pubblici che
appartengono alle A.S.L – Azienda Sanitaria
Locale,
vi sono quelli Decanali chiamati Consultori
per la Famiglia in cui prima di giungere ad
avere un colloquio con lo Psicologo si possono avere
uno o più colloqui con il/la Consulente Familiare).
In queste strutture è possibile, comunque,
richiedere un appuntamento per parlare con lo
Psicologo. In entrambe i casi non vi sono costi a
carico della coppia.
L’alternativa
ai servizi pubblici è quella di rivolgersi
direttamente al professionista
privato che opera presso uno studio proprio o
consociato. In questo caso le strade sono varie: si
va o per conoscenza (ad esempio: l’amico/a che già
frequenta una psicologo/a), oppure si cerca sulla
pagine gialle alla voce psicologi/psicoterapeuti,
oppure tramite Internet e via di questo passo. In
questi casi, ossia quando ci si rivolge ad un
professionista privato, i costi da sostenere sono
quelli segnalati dal tariffario dell’Ordine degli
Psicologi che oscillano fra le settantamila e
centottantamila per quanto riguarda la consulenza e
il colloquio di sostegno alla coppia con problemi
psicologici e tra un minimo di ottantamila e un
massimo di duecentodiecimila
per quanto riguarda la psicoterapia di
coppia. All’interno di queste fasce sarà poi il
professionista in questione ad emettere parcelle che
possiamo definire più o meno intermedie, minime o
massime.
Il
primo appuntamento: da soli o in coppia
?
Il primo incontro con i due soggetti, che non si
sentono più un entità armonica definita “noi”,
è molto importante per capire quale indirizzo dare
e quale taglio all’intervento psicologico.
Non sempre e non necessariamente sono i due soggetti
a presentarsi dallo Psicologo: a volte è solo uno.
In questo caso è importante cogliere la richiesta
in tutte le sue sfaccettature, cercando inoltre di
capire tramite uno o più colloqui se è possibile
coinvolgere anche l’altro o meno. Può succedere
che l’altro venga anche coinvolto ma ciononostante
percepisca il problema non come anche il
proprio, bensì come qualcosa che riguarda
esclusivamente l’altro/a, il disagio è solo di
uno/a e lui o lei non ne è minimamente toccato/a.
Si
crea così una sorta di squilibrio il cui risultato
(che è anche l’esito dell’intervento
psicologico) può andare fondamentalmente in due
direzioni: in una si avrà lo scioglimento del
legame, ad opera ovviamente soltanto di un soggetto,
altrimenti si manterrà il legame a discapito della
propria felicità ponendosi in una dimensione di rassegnazione.
In quest’ultimo caso il disagio/sofferenza non
risolta si manifesterà attraverso altri canali,
quali ad esempio il/i figlio/i che potrebbero
presentare a loro volta problemi di tipo
comportamentale.
Sempre
nella fase iniziale dell’incontro con lo Psicologo
può emergere che il conflitto tra i due è talmente
intenso che il terzo esterno viene vissuto come un
“giudice”: l’intervento si connota per
entrambe come una sorta di processo in cui una parte
deve avere il sopravvento sull’altra e l’esito
deve essere una sentenza che dia ragione all’uno
ma non all’altra e/o viceversa. In questo caso il
mio compito è quello di non assumere questa
posizione di “giudice” e di condurre le due
persone, tramite un confronto verbale scevro di ogni
pregiudizio reciproco, ad una visione diversa
dell’intervento psicologico che non corrisponda a
quella di un processo-sentenza che soddisferebbe
l’uno/a ma che lascerebbe l’altro/a “senza
parole”. In questa fase l’uso di una eccessiva
direttività può essere altamente compromettente ai
fini dell’intervento psicologico in quanto
potrebbe porre il professionista proprio in una
posizione di “giudice”.
In
alcuni casi può
accadere che l’intervento con la coppia non sia da
solo sufficiente, ma che sia necessario far
entrare in gioco un secondo servizio e/o
professionista che si occupi di una problematica
specifica: rientrano in questa categoria tutte
quelle coppie in cui uno dei due partner
fa abuso di alcool o manifesta una patologia
di tipo psichiatrico. Nel primo caso ci si potrà
rivolgere a strutture che si occupano delle
dipendenze patologiche (Sert, ass. alcolisti
anonimi, ecc.), mentre nel secondo caso ci si
rivolgerà ai servizi psichiatrici presenti sul
territorio (CPS – Centro psico-sociale).
Lavorare
con la coppia significa usare vari strumenti in modo
differente a seconda del caso che si presenta.
Comunque sia è importante tenere presente, in primo
luogo, la fase iniziale di conversazione in cui le
due persone portano il loro problema; in secondo
luogo ripercorrere le tappe della loro storia comune
raccontandole di fronte allo Psicologo; oltre alla
storia di coppia esiste una storia personale da
narrare con riferimenti alla propria famiglia
d’origine; a volte può essere utile avere dei
colloqui separati soprattutto nel fase iniziale
dell’intervento, colloqui in cui possono emergere
dei segreti che il partner non vuole far sapere
all’altro.
Il
percorso non è semplice, tuttavia al termine di
questo cammino qualora i due soggetti si
ridefiniscono in un entità chiamata “noi” sotto
una nuova la luce, la sensazione che sovente li
accompagna è quella di soddisfazione
e felicità per aver recuperato qualcosa che si
temeva perduto.