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Buon giorno, oggi è sabato 17 maggio 2008

Psicologia/Tutto sulle terapie

psicologia
 
 

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Tutto sulle terapie

Le figure professionali

Le figure professionali
del dr. Marco Pellegrini

Qual è la differenza tra uno psichiatra, uno psicoanalista, uno psicologo e uno psicoterapeuta? Non si tratta di un indovinello. Spesso una conoscenza maggiore della professionalità di chi si occupa del disagio psichico potrebbe aiutare a orientarsi evitando inutili e talvolta dannose esperienze.

Una cosa utile potrebbe essere cercare di capire come si diventa uno dei professionisti che abbiamo appena nominato:  

-     lo psichiatra è un medico specialista in Psichiatria. Vale a dire che si è laureato in Medicina e Chirurgia; è iscritto all'Ordine professionale dei medici; ha frequentato un corso universitario di specializzazione in Psichiatria e ha effettuato un lungo tirocinio presso una o più strutture psichiatriche. Di fatto lo psichiatra è identificabile come la persona più idonea e preparata ad affrontare un caso di vera e propria malattia mentale, le cosiddette psicosi. Ciò non significa che egli si occupi solo di queste. Infatti possiede in generale delle competenze in fatto di diagnosi e terapia del disagio psichico. E' l'unico però, tra i professionisti nominati, insieme al medico di base, che può prescrivere degli psicofarmaci.

-          lo psicologo è colui che ha conseguito un diploma di laurea quinquennale in Psicologia; ha frequentato un tirocinio dopo la laurea e si è poi iscritto all'Ordine professionale degli psicologi. L'area di competenza dello psicologo è piuttosto varia. Il suo habitat naturale è il counseling, vale a dire la consulenza, che può essere richiesta e offerta per varie problematiche. Lo psicologo dovrebbe essere la persona a cui rivolgersi per discutere un problema che richieda un intervento che non sia di psicoterapia e che non riguardi l'intervento con psicofarmaci. Lo psicologo può occuparsi di problemi di salute mentale ma anche, come nel caso delle aziende, di formazione o selezione del personale. All'interno di un consultorio o di una scuola, invece, può essere la persona a cui rivolgersi per parlare di un problema.

-          lo psicoanalista è un medico o uno psicologo che ha seguito un lungo percorso di formazione per diventare "analista". In genere ha dovuto affrontare la propria analisi personale, ovvero sottoporsi in prima persona a sedute psicoanalitiche. In un secondo tempo ha frequentato dei corsi e si è sottoposto a un'analisi didattica nella quale ha imparato da un maestro come applicare i principi psicoanalitici alla pratica clinica.

-          lo psicoterapeuta è un medico o uno psicologo che ha frequentato una scuola quadriennale di psicoterapia e che ha conseguito un titolo che gli permette di iscriversi all'albo professionale degli psicoterapeuti. Si tenga conto che tale albo è interno agli ordini dei medici e degli psicologi e non esterno e indipendente. Lo psicoterapeuta è in grado di affrontare il disagio del paziente con lo strumento della psicoterapia, un approccio molto diverso dal counseling sia per il grado di impegno e coinvolgimento richiesti che per la possibilità di esplorare più in profondità il disagio.

-          il terapeuta. Spesso si sente dire "il suo terapeuta", "il mio terapeuta", "sono in terapia" ecc. La parola “terapeuta”, di per sé, non significa alcunché. E' come dire che si sta prendendo una medicina senza dire come si chiama e a che cosa serve. Sia che vi rivolgiate a uno psicoterapeuta, sia a uno psichiatra, potete dire che lui è il vostro terapeuta. Unica eccezione dovrebbe fare lo psicologo che fornisce il counseling. Questa non è considerata proprio terapia, ma , appunto, "consulenza".

Tutto chiaro? Spero proprio di no, altrimenti questa descrizione fatta per chiarire potrebbe diventare una buona occasione per fare confusione. Si potrebbe cioè fare l'errore di quel tale che cercava di curare il proprio figlio ammalato leggendo i foglietti informativi dei farmaci che aveva in casa, sperando di trovare quello che sembrava poter curare al meglio i sintomi descritti. Tradotto nella nostra situazione, da chi mandereste un giovane di 25 anni che ha appena perso il lavoro e che ha una depressione tale da non riuscire ad alzarsi dal letto e da non poter pronunciare che poche parole nel corso di una conversazione? Qualcuno potrebbe indicare uno psicologo che gli faccia del counseling per trovare un nuovo lavoro in modo da risolvere il problema. Ma sarebbe un grave errore. Quindi cosa fare per non sbagliare? Qualche indicazione pratica:

  1. In generale è opportuno evitare di fare delle diagnosi da soli. Bisogna rivolgersi sempre a un professionista qualificato.

  2. Accertarsi della professionalità del terapeuta. E' un diritto del paziente conoscerne i titoli e l'iter formativo, vedere le sue certificazioni, che spesso sono esposte a tale scopo nello studio, o informarsi di esse presso gli organismi competenti. Chiedere ad esempio all'Ordine degli psicologi se il Dr. Pinco Palla risulta iscritto all'albo degli psicologi o degli psicoterapeuti.

  3. Non sottovalutare la gravità del problema. Questo significa che, a parte i casi in cui si è assolutamente certi di chi possa aiutarci, in generale è bene farsi consigliare o dal medico di base o da centri specializzati nella diagnosi che possono indicare quale terapia sia la più indicata per un certo disturbo. In particolare i disturbi psicologici ricorrenti o quelli notoriamente temuti come la depressione o l'ansia non vanno assolutamente sottovalutati o minimizzati. Sono da chiarire seriamente e con tempestività.

  4. Diffidare delle ricette magiche e dei supersconti. La cura psicologica ha tempi variabili, ma in media non brevissimi. Specialmente le psicoterapie, a meno che non siano dichiaratamente "brevi", possono essere di anni con frequenza dalle due alle quattro volte alla settimana. Il counseling può essere meno impegnativo, ma non necessariamente molto meno lungo. Bisogna diffidare perciò di chi promette cure miracolose, magari mescolando pratiche "psicologiche" a "strani rituali". Ricordiamoci sempre che la psicologia, la psicoanalisi e la psichiatria sono discipline scientifiche che non hanno nulla a che vedere con la magia.

Per quanto riguarda gli sconti è importante avere presente il principio per il quale a una merce corrisponde un certo valore. La psicoterapia, il counseling psicologico, la visita psichiatrica hanno dei tariffari nazionali fissati dall'ordine professionale che prevedono un minimo e un massimo. Se la tariffa che vi viene proposta vi sembra troppo bassa o troppo alta informatevi del perché. Tenete conto, però, che se vi rivolgete a un "luminare" o a una celebrità del settore è facile che il conto sia molto salato. Un terapeuta che fa sconti eccessivi, invece, potrebbe avere motivi non necessariamente filantropici per farlo. Verificate la sua condizione professionale.

In sostanza la ricetta da seguire per affrontare correttamente la situazione è:
-          assicurarsi una buona e corretta diagnosi
-          individuare la terapia idonea
-          cercare di seguire la terapia fino alla fine

Vale la pena di spendere qualche parola anche sui Servizi che si occupano del disagio psichico. In Italia infatti esistono leggi precise che hanno istituito servizi pubblici competenti a seconda del tipo di disagio. Esistono servizi per le tossicodipendenze (i Ser.T.), Centri psicosociali, detti CPS, che si occupano di chi ha una malattia mentale (psicosi), Unità operative alcologia (UOA) che si prendono cura di chi ha problemi di alcolismo, Servizi per gli adolescenti in difficoltà, per i bambini ecc. Ogni zona deve avere nelle vicinanze questi centri che devono farsi carico di chi è portatore di uno dei problemi citati. Vorrei invitare il lettore che a questo punto è perplesso di fronte agli psichiatri e psicologi della mutua a ricredersi.

A fronte di tutte le critiche che si possono fare è indispensabile che i Servizi territoriali vengano a conoscenza e si occupino di un ragazzo tossicodipendente o di un congiunto che ha cominciato a manifestare dei disturbi psichici seri. Il Servizio, infatti, oltre che per la cura potrà essere un valido supporto per attività di reinserimento e risocializzazione nella zona ove il malato è residente. Nulla vieta ad ogni modo di rivolgersi ai privati. L'importante è tenere presente le risorse che il servizio territoriale competente può offrire. Un esempio pratico: se un ragazzo tossicodipendente ha bisogno della comunità, il più abile terapeuta privato non potrà nulla. Solo l'assistente sociale del Ser.T. di zona può inserire il ragazzo in una comunità. Ci si domanderà: se al Ser.T. della mia zona mi trovo male posso andare in un altro come per gli ospedali? La risposta, purtroppo, è negativa. Bisogna accontentarsi del Servizio della propria zona.

La psicoterapia costituisce un capitolo a parte, poiché tradizionalmente si pone come pratica privata, anche se recentemente molti servizi pubblici o convenzionati offrono psicoterapie a ticket per problematiche anche specifiche (disturbi di personalità, terapia familiare, dell'adolescente ecc.). In questo caso, perciò, come è possibile orientarsi correttamente? Prima di tutto, come abbiamo detto in precedenza, verificando la professionalità del terapeuta che contattiamo. Spesso gli psicoanalisti, per esempio, fanno capo a delle Associazioni private che possono garantire la professionalità dell'analista consultato. Inoltre fidatevi un po' dell'impressione che vi fa il terapeuta.

La psicoterapia è spesso, come si diceva, un percorso lungo e faticoso. Se la persona che avete contattato è nota per essere molto brava ma vi risulta insopportabile non fatevi inutilmente del male. A volte proprio la simpatia o la fiducia che ispira naturalmente un terapeuta cui vi rivolgete può essere un ottimo terreno di partenza per il lavoro terapeutico. Se invece per farvi un'idea vi occorre più tempo non allarmatevi. In genere gli psicoterapeuti seri prevedono un numero di sedute iniziali in cui si esamina insieme il problema ma si valuta anche se esistono i presupposti per lavorare insieme.

Vorrei concludere facendo appello alla capacità critica del cosiddetto malato. Infatti è importante che chi si rivolge a un professionista della salute mentale si basi molto sul proprio giudizio soggettivo. La terapia, qualunque essa sia, richiederà fiducia e impegno da parte di chi la intraprende. Quindi è importante che chi è curato abbia una buona opinione di chi lo cura. Ed è necessario che questa opinione si basi sulla propria esperienza personale col terapeuta.

Come si diventa...
del dr. Alessandro Angotzi

Professione Studi di base Specializza-
zione
Analisi personale Tirocinio Si occupa di… Sbocchi profes-
sionali
Psicologo Laurea in psicologia (1) Con il 3+2 i 
due anni 
sono una sorta 
di specializza-
zione
No. sì (3) Diagnosi psicologica, testing, consulenza

Sanitario pubblico o privato. Società di consulenza 
del lavoro. Scuola. Carcere. Cooperative sociali.
Studi privati.

Psicoterapeuta Laurea in Psicologia o Medicina sì – 4 anni (2) Si (4) sì (3)

Diagnosi.

Testing.

Psicoterapia

 

Sanitario pubblico o privato. Scuola. Carcere. Cooperative sociali. Studi privati.
Psichiatra Laurea in Medicina e Chirurgia sì – 4 anni (2) A discrezione dell’allievo sì (3)

Diagnosi. Testing.
Farmacoterapia

Sanitario pubblico o privato. Studi privati.
Ipnologo (6) Laurea in Psicologia o Medicina sì – 4 anni (2) Si (4) sì (3)

Diagnosi. Testing.
Psicoterapia

Sanitario pubblico o privato. Studi privati.
CTU/CTP (7) Laurea in Psicologia o Medicina s s s Consulenza tecnica in ambito penitenziario

Penitenziari.
Tribunali.

Counselor Diploma di secondaria superiore s s Consulenza  Ambiti di consulenza pubblica e privata.
Sessuologo Laurea in Medicina e Chirurgia sessuologia 
clinica (5)
s Diagnosi e terapia dei problemi legati alla sfera sessuale

Sanitario pubblico o privato.
Studi privati.

  1. Un tempo la laurea era quinquennale. Attualmente con la riforma in ambito universitario è stata applicata la regola del tre + due, ossia tre anni al termine dei quali si viene definiti “psicologo junior”, successivamente altri due anni per diventare “psicologo”. Al termine di questo percorso è possibile accedere ad una scuola di specializzazione

  2. Le scuole di Specializzazione possono essere sia universitarie che private. Nel primo caso per accedervi è necessario partecipare ad un bando di concorso per ammissione alla scuola; nel secondo caso generalmente si esegue un colloquio finalizzato a verificare l’idoneità e la motivazione. In entrambi i casi si tratta di scuole a numero chiuso (di solito 20 partecipanti per anno). L’accesso è consentito esclusivamente a Psicologi e Medici

  3. Il tirocinio è svolto in strutture pubbliche o private comunque convenzionate con l’ente formatore, ossia università oppure scuole di specialità private ma riconosciute dal M.u.r.s.t (Ministero per l’Università e la Ricerca Scientifica e Tecnologica). In altre parole qualsiasi struttura può essere adeguata purché abbia  il riconoscimento dell’ente formativo.  L’importante è che in tale struttura vi sia presente almeno un Psicologo o uno Psicoterapeuta (che avrà la funzione di tutor del tirocinante). Il tirocinio è sempre obbligatorio e generalmente viene documentato tramite un libretto di presenze. Per quanto riguarda la durata, varia a seconda che si tratti di tirocinio da laureando o da specializzando. Nel primo caso il monte ore complessivo era (e forse è) di 800 ore in un anno, mentre nel secondo caso è di 400 ore da svolgere nell’arco dei quattro anni

  4. L’analisi o formazione personale consiste in un percorso che l’aspirante psicoterapeuta deve fare all’interno dell’iter formativo della propria scuola di specializzazione. Al termine lo psicoterapeuta-formatore rilascia un documento che attesta l’avvenuta formazione-analisi personale dell’allievo. Si tratta di una prassi che varia da scuola a scuola e l’enfasi posta su tale tipo di percorso è dipendente dall’assunto teorico di ogni specifico istituto. Pertanto il numero di ore richiesto varia da un minimo ad un massimo che dipende da un tipo di formazione ad un'altra

  5. Esistono scuole di sessuologia clinica ma non si tratta di scuole riconosciute eccetto quelle universitarie (Torino e a Roma)

  6. L’ipnologia clinica altro non è che una scuola di specializzazione, come quelle a indirizzo sistemico, psicosomatico, cognitivo-comportamentale, psicoanalitico, ecc.

  7. Per divenire CTU/CTP bisogna redigere domanda indirizzata all’Amministrazione penitenziaria regionale e attendere che venga emesso il bando di selezione per consulenti


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