Ad
ogni specifico
bisogno-disagio dovrebbe, teoricamente,
corrispondere una specifica
struttura o servizio; in altri termini la
richiesta proveniente dalla persona e/o persone in
situazione di difficoltà è auspicabile che ottenga
la risposta più adeguata possibile. Se questo è
vero in termini di principio diventa tuttavia più
difficoltoso quando si scende ad un livello pratico.
Consideriamo,
a titolo esemplificativo, tutta una serie di
situazioni di disagio psico-sociale, nonché solo
psicologico che hanno per protagonista soggetti
diversi.
Partiamo dai più
piccoli e cioè dai bambini.
L’Azienda
Sanitaria Locale (A.S.L) offre sul territorio
(che può
essere suddiviso in distretti definiti
socio-sanitari) un servizio che è quello del Consultorio
Familiare, il quale si rivolge all’infanzia
e a ciò che riguarda l’età
evolutiva. In questo caso la figura
professionale presente che prende in carico
l’eventuale utente (termine che a me non piace
molto, ma che userò per maggiore chiarezza)
dovrebbe essere uno psicologo
con specifiche competenze nel campo della psicologia
dello sviluppo. Sempre inerente all’infanzia, ma
con il coinvolgimento principale degli adulti, il
Consultorio offre anche un servizio relativo a chi
desidera adottare
un bambino o averne uno in affido.
In
questo caso l’iter è piuttosto complesso e
coinvolge oltre al già citato psicologo anche l’assistente
sociale. Nel caso in cui il disagio-disturbo
manifestato dal bambino sia particolarmente grave può
essere utile rivolgersi ad un servizio di Neuropsichiatria
infantile (Npi), che però non è afferente
all’A.S.L, bensì
all’Azienda
Ospedaliera e più precisamente ai servizi
territoriali di Npi. In quest’ultimo caso il
professionista di riferimento è generalmente il neuropsichiatra
infantile.
In casi
particolari un bambino, ma anche l’adolescente, può
chiedere aiuto
in modo autonomo
alle strutture che frequenta normalmente, ad esempio
nella scuola
dovrebbe (l’uso del condizionale è d’obbligo)
essere messo a disposizione lo psicologo
scolastico o lo psicopedagogista per rispondere
a particolari richieste. Inoltre nei casi estremi il
bambino può rivolgersi direttamente a enti come il Telefono
Azzurro chiamando egli stesso.
Oltre
ai consultori pubblici afferenti alle A.S.L esistono
anche i Consultori
per la famiglia che sono strutture
accreditate, cioè riconosciute
dalla regione e abilitate a svolgere funzioni
analoghe a quelle dei consultori pubblici. Nelle
strutture accreditate
il costo del servizio non è a carico
dell’utente, al limite
si paga un ticket come nella corrispondente
struttura pubblica.
Per completare il discorso relativo all’infanzia
è utile segnalare che presso le Aziende Ospedaliere
sono attivati i Poliambulatori
specialistici, differenziati, e che rispondono
anche alle richieste degli adulti. E proprio di essi
scriviamo qui di seguito.
L’offerta
pubblica nel caso dell’adulto,
se vogliamo, è anche più articolata.
Il Consultorio
familiare può rispondere a richieste (di natura
psicologica, sociale, medica: per esempio i pap-test
o le visite ginecologiche, per la donna e le visite
andrologiche per l’uomo), riguardanti sia la sfera
individuale che quella di coppia, nonché la
famiglia. Qualora ci fosse un disturbo di dipendenza
(da alcool, da droghe in generale, da gioco
d’azzardo e dipendenze miste) esiste un servizio
definito Sert
(Servizio Tossicodipendenze) che appartiene ad
un categoria particolare dell’A.S.L chiamato
dipartimento A.S.S.I
(Attività Socio-Sanitarie Integrate). Nei Sert
sono, generalmente, presenti: medici, psicologi, in
alcuni casi educatori professionali. Mentre per
quanto riguarda l’adulto con problemi psichiatrici
può rivolgersi ai Centri
Psico-Sociali (Cps), dove troverà oltre ad un
sostegno psicologico, un aiuto farmacologico
prescritto dallo psichiatra. Sempre collegati ai
servizi psichiatrici vi sono i Centri
Riabilitativi Terapeutici (Crt) che ospitano le
persone per l’intera giornata ed eventualmente
anche per la notte.
Sarebbe
interessante rimanere sempre giovani, ma purtroppo o
per fortuna, prima o poi si invecchia e forse anche
i problemi aumentano. All’interno delle A.S.L.
dovrebbe essere predisposto un servizio
rivolto agli anziani
e chiamato proprio Servizio
Anziani. Inoltre un servizio definito A.D.I
(Assistenza Domiciliare
Integrata)
è stato pensato per rispondere in sede
domestica a particolari richieste provenienti
dall’anziano stesso.
Un particolare servizio, non attivo in tutti i
consultori pubblici o accreditati e che merita un
discorso a parte, è quello della Mediazione
Familiare che si rivolge a quelle coppie
separate (anche divorziate) che hanno un figlio in
comune. Scritto in modo molto sintetico tale
servizio o modalità d’intervento ha per obiettivo
non il ricongiungimento della ex-coppia di partner,
bensì il loro ruolo di genitori. In altri
termini lo scopo è quello di favorire la
maturazione della consapevolezza di essere ancora
genitori del proprio
figlio indipendentemente dal fatto di vivere
ormai due vite indipendenti e magari con un’altra
persona.
Alcuni
servizi,
come scritto più sopra, possono
non essere
gestiti direttamente dall’Ente pubblico ma da
terzi
privati. In questo caso è importante che la
struttura in questione abbia ottenuto oltre il riconoscimento
anche
l’accreditamento
da parte
della Regione e quindi dall’A.S.L di competenza
territoriale. Proprio nelle A.S.L dovrebbe
essere presente un ufficio informazioni o un numero
di telefono dai quali ottenere l’elenco delle
strutture accreditate.
Non dobbiamo dimenticare che esistono anche le
persone disabili
e per esse esiste un Servizio
Handicap adulto all’interno delle A.S.L.
Quest’ultima, sempre nell’area handicap, può
gestire, direttamente o dandoli in appalto a
cooperative sociali, dei Centri
Socio-educativi (Cse), ossia centri diurni che
ospitano persone disabili con grado di gravità
differente. Per inciso, bisogna dire che i Cse
possono anche essere gestiti
dai Comuni. Sempre inerente all’area
handicap esistono anche i Servizi
d’Inserimento Lavorativo (Sil) che guidano la
persona all’interno del mondo lavorativo
consentendole l’acquisizione di autonomie varie.
Concludo precisando che l’uso del
condizionale è davvero d’obbligo in quanto non è
detto che in ogni Azienda sanitaria locale o Azienda
Ospedaliera siano realmente attivi i servizi di cui
si è scritto, appunto dovrebbero.