La
disfunzione
erettile viene definita come la costante o
ricorrente impossibilità a raggiungere o mantenere
una erezione di rigidità adeguata per un
rapporto sessuale soddisfacente.
Sebbene
la D.E. non altera la quantità di vita, tuttavia determina
un peggioramento della qualità di vita del singolo
individuo, della coppia ed in ultima analisi
delle famiglie (un terzo dei divorzi in Italia
sono attribuiti a D. E.). E’ difficile avere un
idea delle dimensioni reali del problema essendo
questa una malattia troppo spesso volutamente
nascosta o accettata quasi con rassegnazione.
I
due studi internazionali di riferimento, su
popolazione “sana”, sono il MMSA ed lo studio
italiano condotto in collaborazione tra
SIA, SIU, SIMG, con il Mario Negri. I dati di
quest’ultimo studio confermano una percentuale
complessiva del 12,8% di D.E. tra la popolazione
maschile tra i 18 ed i 70 anni
di cui un terzo con D.E. completa.
L’erezione
è un fenomeno emodinamico che coinvolge il
sistema nervoso centrale, il S.N.
periferico ed il pene che può essere
considerato un organo vascolare dove sono
rappresentate:
-
una
componente arteriosa
-
una
componente venosa
-
il
tessuto cavernoso, che costituisce i due
cilindri all’interno del pene che vanno in
erezione (corpi cavernosi)
-
la tunica albuginea, che riveste tali
strutture anatomiche
-
l’alterazione
di una qualunque di queste
4 componenti può causare una disfunzione
erettile
L’alterazione
di una qualunque di queste
4 componenti può causare una disfunzione
erettile.
Stimoli
psicogeni centrali
o stimoli sensoriali dal pene riducono l’attività
del sistema nervoso simpatico (che mantiene lo stato
di flaccidità) ed aumentano l’attività
parasimpatica con il rilascio di alcune sostanze
dotate di effetto miorilassante sulla
muscolatura liscia cavernosa.
Il
più conosciuto di tali mediatori è
l’ossido nitrico, che provoca il
rilasciamento delle cellule muscolari lisce della
arteria cavernosa e del tessuto cavernoso e
determina un maggior flusso di sangue arterioso. Si
determina così il passaggio dalla condizione di
tumescenza a quella di rigidità, che consente la
penetrazione.
Tale
stato si mantiene fino a quando con l’eiaculazione
si ha un nuovo aumento del tono dell’attività del
sistema nervoso simpatico che contraendo la
muscolatura liscia dei due corpi cavernosi permette
al sangue di defluire all’esterno degli stessi
consentendo la detumescenza ed la flaccidità del
pene.
Le
cause del
deficit erettile possono essere di diversa
natura: endocrina, neurogena arteriosa,
venosa o iatrogena. Per ciascuna di tali
cause è possibile riconoscere una serie di
condizioni morbose che danno come risultato finale
la D.E.
Fra
le cause
endocrine le principali sono l’ipogonadismo,
l’iperprolattinemia, che si accompagnano ad
un abbassamento degli ormoni maschili responsabili
della libido e dell’erezione.
Le
cause
neurogene sono dovute ad un danno al Sistema
Nervoso centrale o periferico. A Livello centrale ci
sono alterazioni encefaliche quali il M. di
Alzheimer, l’epilessia del lobo temporale o
l’atrofia multisistemica, mentre nel midollo
spinale ci sono danni determinati quali sclerosi
multipla traumi e spina bifida.
Il
danno periferico può essere dovuto a lesioni post
chirurgiche dei nervi pelvici, a fratture pelviche
ed a neuropatia periferica (diabete alcool, malattie
da accumulo etc.
Ovviamente
il ruolo
vascolare nell’erezione è fondamentale,
quindi l’aterosclerosi e le lesioni dei vasi
arteriosi e venosi compromettono per mancato
afflusso arterioso una buona efficienza erettile.
Altrettanto importante è la elasticità
venosa nel meccanismo erettile, difatti il
rilasciamento della muscolatura liscia dei corpi
cavernosi o alterazioni a carico della tunica
albuginea possono aumentare il deflusso venoso
rendendolo troppo celere e dando così origine a
difetti di “fuga venosa”. La muscolatura liscia
di solito è danneggiata da eventi ischemici, da
diabete da aterosclerosi o da ipertono simpatico.
Invece la malattia di la Peyronie(che provoca la
formazione di placche sul pene) l’ischemia e
l’invecchiamento sono le principali anomalie che
interessano la tunica albuginea .
Fra
le cause
iatrogene
oltre alla chirurgia ed alla radioterapia
vanno menzionati farmaci quali psicofarmaci
(ipnotici, tranquillanti maggiori),
psicofarmaci(estrogeni, antiandrogeni,
spironolattone, diossina) antiipertensivi
(diuretici, beta-bloccanti, clonidina).
Da
quanto detto emerge un quadro abbastanza complesso
per quanto riguarda le cause organiche di D.E., ma
occorre precisare che la maggior parte delle persone
affette da tale patologia riconoscono una etiologia
su base
psicogena. Ovviamente per poter arrivare a tale
diagnosi si deve escludere l’interessamento
organico. A tal fine esami quali il doppler
ipogastrico cavernoso con test dinamico
alle prostaglandine esclude un interessamento
vascolare arterioso, mentre un esame
rigidometrico notturno valuta l’integrità
della
componente neurovascolare. Al fine di
studiare la competenza del sistema venoso risulterà
utile una cavernosometria con eventuale
cavernosografia. Infine è sempre utile far eseguire
al paziente dosaggi ormonali R.I.A. ed
un’ecografia dinamica dei corpi cavernosi.
Solo
a conclusione di questo iter diagnostico
selezionando gli esami in funzione dell’anamnesi
riferita dal paziente sarà possibile impostare
un’opportuna terapia.
Pubblicazione:
Febbraio 2001