La
probabilità di fecondazione di una coppia fertile
aumenta gradualmente nel tempo, con un successo dopo
il primo anno di tentativi, che si aggira intorno al
90%. Per definizione una coppia è considerata
infertile quando dopo 2 anni di tentativi di
concepimento non vi è stata alcuna risposta.
Possiamo però distinguere
l’infertilità di coppia come fenomeno relativo ed
assoluto. Difatti nel primo caso i problemi che
ostacolano il concepimento sono transitori ed il più
delle volte risolvibili, mentre nell’infertilità
assoluta si parla di difetti permanenti e specifici.
Oramai è riconosciuto che il ruolo maschile nei
fallimenti di concepimento è di circa il 50%,
quindi si sta cercando di sensibilizzare la
popolazione ad uno screening andrologico precoce,
ove prevenire l’insorgenza di danni irreversibili
alla fisiologia riproduttiva maschile. Negli ultimi
anni si sta inoltre cercando di risolvere i problemi
di sterilità della coppia cercando di avvicinare
il lavoro svolto dal ginecologo a quello
fatto dall’andrologo, un modo da ottenere una
fattiva collaborazione tra questi due specialisti.
Sicuramente entrambi
cooperando tra loro possono offrire le migliori
soluzioni ad una coppia che sarà già molto provata
sul piano affettivo-psicologico. L’andrologo ha il
ruolo di verificare la qualità del potere
fecondante del partner maschile, prelevare i gameti
e migliorare le caratteristiche del liquido
seminale. In quest’ambito assume un valore
particolarmente significativo la prevenzione
andrologica che troppop viene trascurata. Patologie
che possono compromettere seramente la fertilità,
quali ad esempio il varicocele, spesso passano
misconosciute emergendo solo tardivamente
all’attenzione dello specialista. Si deve
considerare che negli ultimi anni si è assistito ad
un calo progressivo della concentrazione
spermatozooaria con consequenziale riduzione della
capacità fecondante del partner maschile. Tale
fenomeno oltre ad essere dovuto a diverse cause
patologiche, sembra dipendere anche da inquinanti
ambientali, quali il piombo ed i nitroderivati, che
si sono dimostrati fortemente spermatotossici.
Sicuramente le tecniche di PMA hanno permesso di
ottenere gravidanze anche dove si avevano seminali
fortemente alterati, ma si deve ricordare che
bisogna ricorrere a tali tecniche solo laddove i
tentavi terapeutici di miglioramento del seminale
sono falliti. Fra le case d’infertilità maschile
ne possiamo evidenziale almeno 5 forme diverse:
Cause
Urogenitali –
(58% dei casi)
Cause
Testicolari – (16%
dei casi)
Cause
Idiopatiche – (13% dei casi)
Cause
neuroendocrine –(13% dei casi)
In
ogni gruppo sopra elencato s’inquadrano una serie
di patologie la cui natura è di diversa origine, ma
comportano come esito finale una compromissione
della fertilità.
Le varie alterazioni patologiche saranno esaminate
in dettaglio nei prossimi capitoli
Pubblicazione:
Marzo 2001