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Buona notte, oggi è lunedì 12 maggio 2008

La fertilità maschile: il ruolo dell'andrologo nell'infertilità di coppia

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La fertilità maschile: il ruolo dell'andrologo nell'infertilità di coppia

La probabilità di fecondazione di una coppia fertile aumenta gradualmente nel tempo, con un successo dopo il primo anno di tentativi, che si aggira intorno al 90%. Per definizione una coppia è considerata infertile quando dopo 2 anni di tentativi di concepimento non vi è stata alcuna risposta.

Possiamo però distinguere l’infertilità di coppia come fenomeno relativo ed assoluto. Difatti nel primo caso i problemi che ostacolano il concepimento sono transitori ed il più delle volte risolvibili, mentre nell’infertilità assoluta si parla di difetti permanenti e specifici. Oramai è riconosciuto che il ruolo maschile nei fallimenti di concepimento è di circa il 50%, quindi si sta cercando di sensibilizzare la popolazione ad uno screening andrologico precoce, ove prevenire l’insorgenza di danni irreversibili alla fisiologia riproduttiva maschile. Negli ultimi anni si sta inoltre cercando di risolvere i problemi di sterilità della coppia cercando di avvicinare  il lavoro svolto dal ginecologo a quello fatto dall’andrologo, un modo da ottenere una fattiva collaborazione tra questi due specialisti.

Sicuramente entrambi cooperando tra loro possono offrire le migliori soluzioni ad una coppia che sarà già molto provata sul piano affettivo-psicologico. L’andrologo ha il ruolo di verificare la qualità del potere fecondante del partner maschile, prelevare i gameti e migliorare le caratteristiche del liquido seminale. In quest’ambito assume un valore particolarmente significativo la prevenzione andrologica che troppop viene trascurata. Patologie che possono compromettere seramente la fertilità, quali ad esempio il varicocele, spesso passano misconosciute emergendo solo tardivamente all’attenzione dello specialista. Si deve considerare che negli ultimi anni si è assistito ad un calo progressivo della concentrazione spermatozooaria con consequenziale riduzione della capacità fecondante del partner maschile. Tale fenomeno oltre ad essere dovuto a diverse cause patologiche, sembra dipendere anche da inquinanti ambientali, quali il piombo ed i nitroderivati, che si sono dimostrati fortemente spermatotossici. Sicuramente le tecniche di PMA hanno permesso di ottenere gravidanze anche dove si avevano seminali fortemente alterati, ma si deve ricordare che bisogna ricorrere a tali tecniche solo laddove i tentavi terapeutici di miglioramento del seminale sono falliti. Fra le case d’infertilità maschile ne possiamo evidenziale almeno 5 forme diverse:

Cause Urogenitali –  (58% dei casi)

Cause Testicolari – (16%  dei casi)

Cause Idiopatiche – (13% dei casi)

Cause neuroendocrine –(13% dei casi)

In ogni gruppo sopra elencato s’inquadrano una serie di patologie la cui natura è di diversa origine, ma comportano come esito finale una compromissione della fertilità.
Le varie alterazioni patologiche saranno esaminate in dettaglio nei prossimi capitoli

Pubblicazione: Marzo 2001

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