Quando
qualcuno ci piace
o siamo alla ricerca di una storia, non c’è
altro modo di far pervenire le nostre intenzioni
che esporci e mostrarle, almeno in un certa
misura.
Questa
necessità rende però l’interazione amorosa
un terreno pieno di insidie e di trabocchetti
e la consapevolezza di questo ci può far
incorrere in situazioni spiacevoli e
imbarazzanti. L’insicurezza, l’ansia o la
paura della sofferenza possono indurci così a
commettere gaffe, a perdere occasioni o a
travisare i segnali dell’altro. Certe paure
sono legate al proprio carattere,
all’educazione ricevuta e alle esperienze
precoci; altre prendono piede dopo cocenti
delusioni sentimentali.
Inoltre,
i timori aumentano quanto più la possibile
relazioni è vissuta seriamente; se la
prospettiva è un’avventura ciò che spaventa
maggiormente è legato all’imbarazzo di essere
ignorati o rifiutati. Se invece teniamo
veramente a chi stiamo facendo la corte quello
che ci intimorisce è molto più complesso: va
dalla paura di soffrire, a quella di illudersi,
di scegliere la persona sbagliata o di non
essere all’altezza delle aspettative di
quest’ultima, di perdere l’opportunità
della propria vita e ad altre ancora. Legata
alle delusioni è la paura di soffrire:
scottati dalle relazioni precedenti, ci muove
con estrema circospezione nel fare nuove
conoscenze, si frenano i sentimenti e la loro
manifestazione e si diffida di parole, gesti e
reazioni dell’altro. Una delle paure più
grandi è data anche dall’eventualità di
essere rifiutati.
Chi è particolarmente
sensibile a questo tipo di disapprovazione
spesso da troppo valore agli atteggiamenti di
stizza o di indifferenza dell’altro e
minimizza i segnali di incoraggiamento. Alla
base di questo modo di reagire c’è
di solito una bassa stima di sé e
un’estrema importanza data alla figura e al
ruolo dell’altro. Il rifiuto può avvenire a
chiare lettere, ma più spesso viene espresso
con espressioni facciali e altri segnali del
corpo. Atteggiamenti non verbali come uno
sguardo gelido, una voce dura o la rigidità del
corpo possono venire allora percepiti come
drammatici; l’innamorato alla ricerca di
conferme e consenso vive questi segnali come
catastrofici.
Talvolta, piuttosto che
incappare in essi, chi prova questo sentimento
avverte un senso di paralisi di fronte alla
persona amata; al punto che questa inibizione
gli impedisce di fare o dire alcunché lasci
trapelare le sue intenzioni o le sue emozioni.
Più comunemente l’idea del rifiuto porta a
non comprendere il senso del comportamento
dell’altro: così succede che segnali
anche espliciti dell’altro come l’isolarsi
dal gruppo o degli sguardi insistiti vengano
equivocati o risultano “misteriosi”. Un
altro timore tipico nel flirtare è dato
dall’idea di cadere nel ridicolo: in questo
caso, la paura non è tanto di fare una figura
barbina agli occhi della persona da cui siamo
attratti, ma di fronte al gruppo (talvolta anche
se questo è composto da sconosciuti).
Affine
a questo assillo è la preoccupazione di
essere presi in giro:
si sospetta che l’altro si prenda gioco
di noi, che le sue dichiarazioni e le sue azioni
siano dettate dalla derisione e dallo scherno.
Talvolta questo atteggiamento è provocato dalla
percezione di ambiguità nella condotta
dell’altro, ma più spesso deriva dalla
propria insicurezza. Di tipo più adolescenziale
è il timore della disapprovazione del gruppo
riguardo alla persona prescelta. Questo pensiero
condiziona anche chi risente molto del giudizio
di uno dei genitori o di come la prende
l’amico o l’amica del cuore. Dare una
ricetta per superare tutte questi timori è
piuttosto difficile, ma sicuramente fare più
attenzione alle effettive reazioni dell’altro
e cercare di arginare il peso di pregiudizi e
preconcetti può aiutare.