Il
bisogno di creare un legame con qualcuno
è una necessità non meno importante e vitale
di bere o mangiare. Passata la buriana
dell’euforia iniziale nell’innamoramento,
subentra un’altra fase in cui si avverte il
bisogno di stare accanto all’altro, di
sentirlo, di averlo per sé. I
neurobiologi spiegano che questa esigenza è
condivisa anche dalle altre specie animali e in
queste (e forse in parte anche per l’essere
umano) è legata all’aumento di un
neurotrasmettitore (una sostanza di
comunicazione tra le cellule cerebrali) che è
l’ossitocina nelle femmine e la vasopressina
negli uomini.
Lo Psicologo John Bowlby ha elaborato al
riguardo la "teoria dell'attaccamento",
precisando che il neonato possiede una spinta
innata a cercare il contatto con chi si prende
cura di lui. Questo attaccamento non è
finalizzato ad alcunché, ma è fondamentale per
acquisire la sicurezza e la fiducia che ci
portano a esplorare il mondo esterno e ad
imparare a padroneggiarlo.
A seconda che i nostri legami precoci siano
stati gratificanti o frustranti, svilupperemo un
modello di rapporto che andremo a riproporre
anche nelle nostre relazioni future. In base al
tipo di legame desiderato, possiamo distinguere
tre stili di personalità: individui
Fiduciosi [secure] Ritrosi [avoidant]
e Ansioso/Ambivalenti.
I primi si
trovano a proprio agio in un rapporto quando c'è
intimità e un maturo sentimento di dipendenza
dall'altro. I Ritrosi invece evitano di
impegnarsi e non rinunciano mai alla propria
autonomia. Gli ultimi sono caratterizzati dal
fatto di desiderare un contatto profondo, ma, al
tempo stesso, di temere l'abbandono o il rifiuto
da parte del partner.
I tre tipi hanno anche modi diversi di
vivere l'approccio con l'altro sesso e di
portare avanti una relazione romantica. Ad
esempio, gli individui Ansiosi tendono ad
innamorarsi a prima vista e ad idealizzare il
partner. Inoltre, si rivelano morbosamente
gelosi e ossessivi nel cercare continue conferme
dell'affetto dell'altro; hanno paura di essere
lasciati e in genere trovano che nel loro menage
di coppia ci siano più momenti negativi che
positivi.
Chi tende a
essere Ritroso si sente minacciato dall'intimità,
tiene sempre a "debita" distanza il
coniuge e non soffre più di tanto di fronte ad
una separazione o ad una rottura. Anche questi
ultimi ritengono che nelle loro relazioni ci sia
più insoddisfazione che piacere.
Infine, le persone fiduciose sono
contraddistinte da un sentimento condiviso e
ricercato di dipendenza dal partner e da
sincerità e impegno nel rapporto. Queste
categorie di individui hanno anche un
particolare modo di comunicare. Le persone
ansiose o ritrose si confidano poco con il
compagno; gli ansioso/ambivalenti si mostrano
maldestri o privi del giusto tatto nei momenti
intimi e quando devono inviare dei messaggi
neutri o negativi sono piuttosto equivoci. Nel
complesso, inoltre, sia gli ansiosi che i
ritrosi trovano difficile mettersi nei panni del
partner e capire le sue emozioni o i suoi
sentimenti.
Le psicologhe
Joan Ticker e Sherry Anders hanno ora esaminato
il comportamento non verbale dei diversi
caratteri e hanno così ottenuto un
"quadro" del linguaggio del corpo
tipico dei tre stili.
Gli individui fiduciosi nell'interagire con il
partner tendono a ridere e sorridere di
frequente, toccano spesso l'altro e facilmente
incrociano lo sguardo di lei o lui; sono anche
piuttosto animati ed espressivi nel comunicare.
Appaiono anche particolarmente affiatati con il
coniuge e decisamente innamorati; sono in genere
attenti a ciò l'altro dice o fa e sanno essere
buoni ascoltatori.
Chi
ha una tendenza a "tenersi per le sue",
al contrario, tocca e lancia sguardi al partner
con la stessa frequenza e trasporto che ci
metterebbe ad avere a che fare con l'esattore
delle tasse e esibisce un'espressività
paragonabile a quella della Barby o di Big Gim.
Infine, mostra in generale meno entusiasmo nel
conversare o nell'interagire e da sempre
l'impressione di essere un po' sulle spine e
sulla difensiva. Gli individui
Ansioso/Ambivalenti hanno pochi contatti con il
compagno mentre interagiscono; appaiono non poco
inibiti e freddi. Inoltre, benché dalle
osservazioni in laboratorio non risulti in modo
marcato, le ricercatrici ritengono che chi ha
questa inclinazione nella vita privata mostri
atteggiamenti controversi: ad esempio, sia al
contempo aperto verso il partner, lo tocchi, lo
guardi, ma alterni queste azioni con lamentele,
espressioni seccate o colleriche e così via.