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Seduzione:
Numerosi studi dimostrano che la bellezza, intesa come armonia, simmetria e proporzione, è un concetto universale e indica un organismo sano ed efficiente.
Quando
conosciamo qualcuno la prima cosa che ci
colpisce è il suo aspetto fisico. Quello che
noi percepiamo come aspetto esteriore in realtà
è un amalgama di tratti legati alla genetica e
all’effetto secondario degli ormoni, all’età;
così come anche al temperamento della persona,
all’emozione che prova in quel momento e al
modo in cui si propone. Poi, naturalmente ci
mettiamo del nostro, proiettando sull’altro le
persone di cui ci siamo innamorati in
passato, i nostri gusti personali e altri
fattori che sono associati alla nostra
esperienza. Numerosi studi mostrano però che ci
sono alcune
caratteristiche estetiche
che hanno
valore universale e che nascondono una
natura biologica: in due parole, ci piacciono
degli aspetti che rivelano un organismo sano ed
efficiente. In
questo e in altri articoli che seguiranno
esploreremo le sfaccettature biologiche e
psicologiche dell’attrazione fisica. L’idea
che abbiamo della bellezza sembra qualcosa di
innato o comunque appreso molto
precocemente; numerosi studi, infatti,
dimostrano che già in tenera età i bambini
mostrano una marcata predilezione per un volto
attraente contrapposto ad una faccia qualunque.
Sono state condotte indagini persino con neonati
di età inferiore all’anno. Per il fatto che
in quel periodo di vita i bambini sono incapaci
di esprimere a parole i loro giudizi, gli
studiosi hanno preso in esame il tempo che lo
sguardo dei bimbi sostava sul volto mostrato.
E’ stato così osservato che i pargoletti
guardano più a lungo le fotografie di chi aveva
tratti più regolari e aggraziati.
Per
accertarsi che il guardare un volto per più
tempo fosse veramente indice di preferenza
estetica, Judith Langlois, Lori Roggman e
Loretta Rieser-Danner dell’Unirsità del Texas
hanno sottoposto i bambini ad un altro
esperimento che richiedeva un’interazione più
articolata con gli stimoli. Per realizzare
questa condizione, hanno chiesto ad un
disegnatore di maschere per teatro di costruire
due maschere di un volto di donna: una bella e
una brutta. La maschera doveva risultare
verosimile, così che chi l’indossava potesse
con essa sorridere, ammiccare e mostrare una
certa mimica; l’attore mascherato era stato
istruito ad esibirsi però in modo strettamente
codificato (in modo che il comportamento fosse
lo stesso per ogni bambino). Il campione scelto
per l’esame era un gruppo di 60 bambini di
entrambi i sessi. Le scene sono state quindi
filmate. Si è così appurato che i bambini
evitano l’estraneo più spesso quando
indossava la maschera abbruttita, inoltre
manifestavano più emozioni negative e più
insofferenza con quest’ultima. Infine, i
maschietti (ma non le femminucce), facevano
più approcci quando si presentava il volto
avvenente. Forse, commenta la Langlois, stavano
facendo le prove per il ruolo attivo che
avrebbero assunto da adulti nel corteggiamento.
In uno studio simile sempre gli stessi studiosi
hanno creato due bambole identiche, di cui una
era graziosa e l’altra dalle fattezze comuni:
anche in questa indagine è risultata una
preferenza inconstestabile: i bambini (di due
anni ) giocavano con la bambola attraente in
media il doppio che con quella brutta. Pare che
già tenera età conosciamo lo stereotipo: bello
è buono. Lo psicologo Rubistein,
ricercatore all’università del Texas, l’ha
dimostrato con un esperimento con bambini di 12
mesi; a costoro è stato fatto vedere un filmato
in cui una donna affascinante o, per contro, una
piuttosto bruttarella mentre raccontavano un
episodio; a entrambe era stata associata a caso
una voce melodiosa oppure stridula. Si è
constatato che i bimbi facevo maggiore
attenzione a chi parlava se il suo aspetto
fisico e la voce erano coerenti: cioè se la
donna brutta mostrava anche un tono sgradevole o
se quella avvenente aveva un timbro altrettanto
dolce .Questo esperimento, in conclusione,
sarebbe la prova che i bambini di un anno sono
in grado di associare la bellezza ad altri
aspetti positivi.
In
effetti, da adulti siamo condizionati da questa
convinzione: le persone attraenti sono ritenute
più disinvolte, sciolte e sicure nei rapporti
interpersonali, e più dominanti. Naturalmente,
con premesse come queste non sorprende che chi
è attraente susciti atteggiamenti più
positivi: le persone belle ottengono più
facilmente la cooperazione degli altri, ricevono
retribuzioni maggiori e sono in genere
ricompensate più spesso. Chi riceve maggiori
complimenti o condiscendenza per il suo aspetto
diventa bene presto consapevole del proprio
fascino e sicuro di sé: chi ha questa
prerogativa diventa infatti più ben adattato,
possiede in genere una buona stima di sé, è in
media più estroverso e non solo riceve più avances
da parte dell’altro sesso, ma ha anche più
esperienze amorose.
Una
relazione tra i tratti e le caratteristiche che
definiamo “belle” e la salute
dell’organismo sembra sia stata dimostrata da
diverse indagini. Una delle più significative
è stata condotta dagli psicologi Todd
Shackelford, Viviana Weekes-Shackelford e altri.
Esaminando 340 donne questi ricercatori hanno
scoperto che le donne che avevano il compagno più
aitante e belloccio provavano più spesso
l’orgasmo durante il rapporto sessuale.
L’orgasmo femminile, con le contrazioni della
vagina, facilita la discesa degli spermatozoi
nell’utero e il loro annidamento. Secondo
Shackeford e i suoi colleghi, se ha una donna ha
un partner attraente sarebbe più motivata a
raggiungere il piacere per essere
“fecondata” dal suo seme portatore di geni
sani e forti. Randy, Thornhill, Steven Gangestad,
e Randall Comer, psicologi all’Università del
Texas, hanno dimostrato che la
frequenza degli orgasmi femminili non solo sembra
legata
all’aspetto fisico del partner, ma in
particolare alla maggiore o minore simmetria dei
due lati del volto o del corpo.
Uno come
tanti
Le ricerche sui criteri più importanti nel
giudizio della bellezza hanno eletto come il
principale candidato la
media. Jamin Halberstadt dell’Università
di Otago in Nuova Zelanda ha messo in luce che
questo è un principio che vale per non solo per
gli esseri umani, ma anche per molte altre
specie come uccelli o pesci.
Ma le dimostrazioni di questo principio
nell’uomo si devono soprattutto di Judith
Anglois che assieme al suo staff ha messo in
risalto come un volto dai tratti medi attiri
anche l’attenzione di bambini di pochi giorni
e piace ed è universale; cioè tutti gli
individui indipendentemente dalla razza, trovano
che le persone più belle sono quelle che
presentano tratti regolari e proporzionati. Per
realizzare una faccia media, Langlois e gli
altri studiosi hanno mescolato con un programma
di grafica per PC 16 o 32 volti: il volto che ne
risulta è, secondo questi autori, quanto di più
attraente si possa trovare.
In
altre parole, un volto non deve possedere occhi
grandi, labbra carnose, profilo prominente,
ecc.; indipendentemente dal sesso, ciò
che piace in un volto è la “moderazione”:
la bocca non deve essere né grande né piccola,
la fronte non troppo spaziosa né troppo
ridotta, il mento né sfuggente né spigoloso e
così via. Sembra di parlare di una persona come
tante e invece è il prototipo di bellezza. Nel
prossimo articolo, faremo un appunto al
riguardo, facendo rilevare che ci sono tratti
che pur esseno leggermente fuori da questi
parametri ma non in modo eccessivo,
contraddistinguono un volto femminile o un
maschile come attraente.
La
simmetria
La simmetria è un principio di base che è
molto importante in natura; non a caso abbiamo
due braccia, due gambe, due occhi, ecc. Lato
destro e sinistro del corpo non sono però
identici; possono mostrare delle differenze
spesso minime. Le ricerche scientifiche sembrano
lasciar intendere che esiste
una relazione
tra simmetria dei due lati del corpo e salute.
Chi ha anomalie dello sviluppo, disfunzioni
congenite o malattie ereditarie in genere ha
maggiore asimmetrie di chi è sano. Lo stesso
vale per gli individui mentalmente ritardati o
per gli schizofrenici. Un organismo sano può
così essere identificato in base alla
simmetria: più i due lati sono uguali, più
l’individuo è in salute.
Gli
psicologi Steven Gangedstad e Randy Thornill
hanno scoperto che gli uomini più simmetrici
sono giudicati anche più attraenti. Gli stessi
ricercatori hanno messo in evidenza come chi
è più “uguale” ha in genere più
occasioni di esperienze sentimentali o erotiche
e in media ha avuto il primo rapporto sessuale
prima di chi è meno simmetrico. L’austriaco
Karl Grammer e Randy Thornill hanno fornito le
prove più convincenti dell’importanza della
simmetria nella valutazione del sesso opposto
per entrambi i sessi. Dal canto suo, lo studioso
israeliano Rotem Kowner ha dimostrato che la
simmetria non è percepita
in modo consapevole e sembra influenzare
meno la percezione della bellezza nei volti
giovani, mentre è cruciale nei volti di persone
più in là negli anni: queste vengono ritenute
più vecchie quanto più il loro volto risulta
asimmetrico.
Il
cervello è un esteta
Un gruppo di ricercatori del Massachussetts
General Hospital ha condotto una ricerca sulla neurologia
dell’attrazione,
facendo scoperte sorprendenti: negli uomini che
vedono un volto attraente si attivano le aree
del cervello coinvolte nella ricerca del
piacere, le stesse che si mettono in funzione
quando qualcuno prova appetito, passione per il
gioco o dipendenza dalle droghe.
Nell’esperimento condotto da questa équipe ad
un gruppo di uomini eterosessuali sono state
mostrate delle foto che ritraevano volti
femminili attraenti, facce di donne medie,
uomini dal bell’aspetto e uomini qualsiasi.
Mentre i soggetti osservavano i volti è stata
monitorato il funzionamento del cervello con la
tecnica della fMRI (una tecnica che consente di
vedere cosa accade nel cervello mentre
l’individuo pensa o percepisce). Si è così
appurato che le aree legate alla percezione
degli stimoli che anticipano il piacere (quelle
che fanno uso del neurotrasmettitore detto dopamina)
e in particolare una regione molto primitiva
dell’encefalo chiamata nucleo
accumbens andava in “ebollizione” quando
i partecipanti guardavano i volti femminili
altamente avvenenti; mentre l’attività di
queste aree si riduceva osservando i volti di
uomini attraenti; questo nonostante i soggetti
riconoscessero che erano di bell’aspetto.
In
un'altra indagine, condotta con la stessa
strumentazione, è stato accertato che essere
guardati da una persona con il volto attraente
(ma non il solo fissare passivo un volto
piacevole dell’altro sesso) attiva il ventral
striatum, un’altra area coinvolta nella
ricerca del piacere. Questo significa che quando
siamo guardati
da qualcuno che ci piace, abbiamo una
reazione chimica nel nostro cervello che è la
stessa di quando un tossicodipendente va alla
ricerca della dose.
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