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Seduzione:
Per
una storiella, non andiamo molto per il sottile:
puntiamo a chi è fisicamente attraente; ma se
cerchiamo un rapporto serio, le cose cambiano;
cerchiamo di capire soprattutto con chi abbiamo
a che fare.
Quando
siamo
colpiti da qualcuno e cerchiamo un legame,
percepiamo qualcosa che va ben al di là della
bellezza; finalmente anche la scienza lo
conferma. In numerosi studi sull’attrazione, i
partecipanti sono invitati ad osservare delle
foto di emeriti sconosciuti; per di più le foto
sono spesso ritoccate per esaltare gli aspetti
del volto o del corpo che si intendono studiare.
In sostanza, quello che queste persone sono
indotte a fare è scegliere tra delle vere e
proprie chimere, cioè delle figure inesistenti.
Ricerche
basate su queste presupposti hanno dimostrato ad
esempio che ci piace di più chi è più
simmetrico oppure, nelle donne, chi ha un
rapporto vita-fianchi in cui la prima sia ¾
degli ultimi. Il pregio di queste indagini è
stato di poter isolare alcuni aspetti e
valutarne l’impatto indipendentemente da altri
fattori; il limite invece è stato sottovalutare
il valore della personalità e del modo
di fare: detto altrimenti, ci possono essere dei
motivi, non legati all’aspetto fisico (e
quindi impercettibili se non si conosce la
persona) che possono attrarre e sedurre.
Prendere
in esame lati del carattere come la disponibilità,
la gentilezza, l’altruismo nel giudicare
quanto giudichiamo attraente qualcuno, è in
linea anche con la cosiddetta prospettiva
evoluzionista molto in “voga” tra gli
scienziati che studiano i motivi
dell’attrazione. Secondo questa teoria,
formulata in origine da Charles Darwin,
la selezione di alcuni aspetti, specie fisici,
ma anche comportamentali e caratteriali sarebbe
dettata dalla necessità di garantire la
sopravvivenza propria e della propria
progenie. Viene quindi logico pensare che
un uomo, o una donna, tendano a scegliere un
partner che sia affidabile e amorevole piuttosto
che qualcuno che sia una Venere
o un Adone, ma sia freddo sul piano
umano. Naturalmente, le cose cambiano se ci
troviamo a dover giudicare una persona come
compagno di un’avventura o per una storia
seria.
Nel
primo caso, l’aspetto esteriore, la
disponibilità sessuale e l’essere sexy sono
pressoché gli unici fattori che contano. La
personalità invece ha il suo peso soprattutto
quando vogliamo un legame: in quel caso, ci
importa che il partner sia affabile, leale,
aperto e comprensivo. Anche l’intelligenza e
la vitalità sono in genere tratti del carattere
che vengono apprezzati da entrambi i sessi nel
valutare qualcuno come partner.
Le
indagini mettono in luce che i due sessi hanno
criteri diversi nella valutazione del partner
gli uomini, curve ai posti giusti e un volto di
bell’aspetto hanno un’importanza
considerevole anche se si sceglie la compagna
della vita.
Le
donne sono invece più di bocca buona quanto ad
aspetto fisico, ma per loro contano parecchio la
condizione sociale, la capacità di guadagno o
l’impegno a costruire qualcosa assieme. Ora,
è stata pubblicata una ricerca che finalmente
restituisce il giusto peso al carattere e agli
atteggiamento nella valutazione di quanto
qualcuno ci piace.
Lo
studio è stato condotto dall’antropologo Kevin
Kniffin e da David Wilson, docente di
scienze biologiche all’Università di Binghamton
in America.
I
due ricercatori hanno svolto tre studi sulla
percezione della bellezza con persone che si
conoscevano e con perfetti sconosciuti. Ai
partecipanti che giudicavano dei conoscenti era
stato chiesto di valutare l’avvenenza fisica e
altri aspetti desiderabili come la piacevolezza,
il rispetto e il talento; chi invece veniva
invitato a giudicare degli estranei, doveva dire
la sua solo sulla bellezza. Nel primo studio, i
soggetti dovevano dare un giudizio in termini di
attrazione delle persone ritratte nel “Libro
scolastico del loro Liceo”; tra queste ultime
c’erano individui sconosciuti e altri che
avrebbero potuto frequentare.
Nel
secondo, i membri della squadra sportiva e altre
persone dovevano valutare ogni membro della
squadra dandogli un punteggio solo in termini di
avvenenza. Nella terza analisi, infine, degli
studenti di una stessa classe dovevano dire
trovavano piacenti i compagni; quest’ultima
misura veniva presa il primo giorno del corso e
sei settimane dopo al
termine delle lezioni.
Al
momento di tirare le somme, gli studiosi si sono
resi conto che le stesse persone, nel caso
fossero sconosciute o note, provocavano un
effetto profondamente diverso. Nel valutare
gli estranei, la bellezza è l’unica cosa che
conta. Ma le cose cambiano profondamente
quando si deve giudicare il fascino di qualcuno
che si conosce. In quel caso, erano la
gentilezza, il tatto e la disponibilità a
cooperare a rendere qualcuno più o meno
attraente: chi era bello, ma antipatico o dal
brutto carattere veniva addirittura
“depennato” dalla possibile lista dei
partner: insomma, se uno non è una vamp o un
adone, non disperi; con l’approfondimento
della conoscenza, può guadagnare molti punti. |