Numerose
ricerche hanno dimostrato che l’uomo
nella valutazione del partner, da’ a
tutt’oggi, molto peso all’aspetto
esteriore. Tra gli altri aspetti, nella
donna, viene giudicato più attraente un volto
che mantenga alcuni dei tratti infantili (occhi
grandi o mento piccolo, ad esempio). Un altro
parametro tenuto in alta considerazione è il
rapporto vita - fianchi: piace quanto più è
vicino a 0.70; cioè, quando la vita è più o
meno ¾ della larghezza totale del bacino.
Esaminando le playmate
del paginone centrale di Playboy nel
corso degli anni, lo psicologo americano
Devendra Singht ha constatato che, mentre i
corpi tendevano a diventare più esili ed
asciutti, il quoziente vita-fianchi rimaneva
inalterato. Questo “dislivello” determina
una curva molto seducente nel corpo femminile ed
è proprio la flessuosità del fisico
di una donna a catturare lo sguardo degli uomini.
Per quanto grasso e forme curve non siano
sinonimi, è anche vero che in genere nelle
donne l’adipe si deposita su fianchi, natiche
e seno rendendo la silhouette femminile sinuosa
e morbida. Tuttavia, se è vero che in tutte le
culture il sesso forte apprezza le curve, non
dappertutto vengono graditi i chili in più.
Alcuni ricercatori
americani si sono, infatti, accorti che in paesi
in cui il sesso debole ha ridotte opportunità
di affermazione economica o sociale, piace di
più la donna in carne. In società dove le
donne raggiungono un grado di istruzione più
alto, invece, piacciono fisici più slanciati.
Queste premesse lasciano supporre così che ci
sia un legame tra forme del corpo e benessere
economico: più quest’ultimo è elevato e
meno contano le caratteristiche somatiche legate
alla capacità di figliare e di concepire. Nei
giornali femminili come Vogue o Cosmopolitan, si
è osservato che le donne ritratte sono
diventate sempre più tubolari e androgine e che
questa tendenza andava pari passo con la
conquista, da parte del gentil sesso, di
posizioni economiche e sociali sempre più
prestigiose e remunerative.
Come ben sì sa, il tenore
economico è soggetto sbalzi; è quindi logico
pensare che queste fluttuazioni possano
interagire con i gusti maschili. Sulla base di
questo principio, gli psicologi Terry Pettijohn
e Abram Tesser hanno postulato l’Ipotesi della
sicurezza ambientale. Secondo i due, la
preferenza per una data fisionomia è
influenzata dalla maggiore o minore stabilità
economica; In periodi di recessione o di
incertezza, verrebbero predilette fattezze più
adulte; il contrario varrebbe invece in momenti
più floridi. Per dimostrare il loro modello,
Pettijohn e Tesser
hanno svolto diverse ricerche; una delle
loro indagini più significative ha preso in
esame i volti
di popolari attrici americane in diverse epoche.
Si così potuto constatare
che le
“stelle” che possedevano tratti più maturi
(occhi piccoli, mento largo, facce sottili)
venivano preferite durante i tempi di “vacche
magre”. Lo stesso principio non valeva però
per le facce degli attori.
In uno studio recente, lo
stesso Pettijohn e il collega Brian Jungeberg
hanno sviluppato ulteriormente l’esito di
queste ricerche. In sostanza, hanno voluto
verificare se la preferenza per determinate
fattezze del volto, forme del corpo ed età
possa cambiare in relazione al momento
economico. La loro idea era che in periodi
difficili le persone tendano a prediligere
persone il cui volto rispecchi maturità e il
cui corpo rifletta indipendenza, sicurezza ed
autonomia.
Un volto dai tratti più
infantili (occhi grandi, naso piccolo, mento
sottile e guance rotonde) viene giudicato
molto positivamente sul piano umano: gli
viene attribuita un’indole calda, gentile,
sincera, onesta, accomodante e socievole. Una
faccia più adulta (occhi più piccoli, mento
prominente, zigomi alti e sporgenti e naso più
deciso) riceve consensi sul piano della
sicurezza e dell’affidabilità: chi possiede
questa caratteristiche è giudicato sicuro,
forte, dominante, esperto, competente e
indipendente.
Inoltre, un profilo di questo tipo viene
associato ad uno status sociale elevato e ad un
ruolo importante, influente e con un maggiore
controllo della propria vita. Quanto al corpo,
si è appurato ad esempio che l’altezza
(soprattutto, nel caso dell’uomo, ma non solo)
è spesso legata a una posizione sociale
rispettabile.
In
modo analogo, l’età è connessa con la
responsabilità e la maturità. Per
verificare l’impatto di questi tre parametri
in relazione al momento economico, i due
studiosi hanno preso in esame forme, fattezze
del volto ed età delle playmate dell’anno di
Playboy dal 1960 al 2000.
Sono state scelte le foto di quel
giornale, perché riflettono i gusti
dell’americano medio. Quello che è emerso è
stato poi confrontato con il GHTM, un
coefficiente che, seppure in modo grossolano, è
in grado di esprimere il tenore economico
generale di un dato anno negli Stati Uniti.
Il risultato dello studio non ha lasciato
dubbi: i flussi finanziari intaccano le
preferenze estetiche! Se quando il paese versava
in difficoltà economiche, le Playmate
dell’anno mostravano occhi più piccoli, vita
più larga e un rapporto vita-fianchi più alto
(erano quindi
più fusiformi); inoltre, apparivano più
snelle. Per contro, in momenti di benessere, le
donne ritratte risultavano più giovani e di
statura più piccola; avevano un corpo più
sinuoso e in “salute”; infine, possedevano
degli occhi più grandi. Mento e forma più o
meno sottile del volto invece non cambiavano
granché negli anni; questo, commentano gli
autori, perché nelle Playmate, questi
due parametri contano meno di occhi e forme del
corpo nel determinare l’avvenenza. In
chiusura, un consiglio per le donne: prima di
cominciare una dieta (quella a zona, quella
bilanciata o delle minestre e così via), date
un’occhiata all’indice di Wall Street…se
la borsa è in rialzo, state bene come siete!