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Buon giorno, oggi è domenica 25 giugno 2017

I complimenti servono davvero?

Seduzione: I complimenti servono davvero?

Seduzione: Essere adulati, ricevere dei complimenti sono esperienze che in linea di massima tutti troviamo lusinghiere e che ci fanno in genere disporre più favorevolmente nei confronti di chi li fa. Tuttavia, non è certo intuitivo capire su cosa farli (la persona, il suo abbigliamento, l’arredamento della sua casa…?) e soprattutto non è per nulla scontato che l’altro ne sia compiaciuto: può pensare che nascondano un secondo fine; possono lasciarlo indifferente; oppure può essere che l’aspetto che abbiamo elogiato non sia quello cui la persona è più sensibile… I complimenti più gratificanti sono quelli sul proprio modo di essere; le donne sono poi particolarmente ricettive a quelli che si riferiscono alla bellezza, alla finezza del trucco e al gusto nel vestire. Ma come farli? Mai esagerare; conviene essere piuttosto parchi al riguardo. Inoltre, appaiono più sinceri se si riferiscono ad aspetti che troviamo veramente attraenti o validi.

Da evitare sono i complimenti su cose o particolari visibilmente brutti… Piuttosto che generici, meglio che vengano fatti sui particolari (danno l’impressione che l’interlocutore sia stato veramente attento, e appaiono più genuini) … Infine, invece di usare termini abusati come “belli, interessanti, splendidi”, è meglio rimanere più vaghi e ricorrere a espressioni come “… da un non so che…”, “… è un tocco di classe”… Una tecnica un po’ sleale, ma sicuramente efficace, è stata messa a punto da un’équipe di psicologi americani: chi riceve un apprezzamento dopo essere stato in precedenza criticato giudica più positivamente l’interlocutore rispetto a quando quest’ultimo si limita a complimentarsi… un po’ come trovare più piacevole una carezza quando prima si è stati rifiutati (il bisogno di tenerezze ne viene amplificato). Quando fare i complimenti? Meglio dopo un po’ che si conversa, quando l’interlocutore ritiene cioè che sia passato un tempo sufficiente da averci consentito di farci un’idea accurata del suo carattere, o di notare alcune finezze … Se non lasciamo trascorrere un po’ di tempo prima di passare alle lusinghe, rischiamo che l’interlocutore le prenda come ipocrisie o “velate” prese in giro. E’ bene osservare sempre l’effetto che provocano i complimenti. Se sono graditi, ovviamente ne faremo altri; se al contrario la persona dà segni di irritazione, è meglio lasciar perdere…

Possiamo farci più vicini? Un piccolo test per capirlo…
L’essere umano tende a prendere possesso di un territorio in qualunque ambiente si trovi: così se ci troviamo sul treno non entriamo nel primo scompartimento che capita, ma ne cerchiamo uno vuoto; in una sala d’attesa ci sediamo almeno a una sedia di distanza dai presenti, e via dicendo. Lo facciamo anche al tavolino di un bar: dividiamo il “territorio”-tavolino in due metà e ne attestiamo i confini poggiando sull’ipotetico perimetro il cellulare, il portachiavi, il bicchiere o altro. Proprio manipolando intenzionalmente i bicchieri o le tazzine del caffè (meglio usare cose impersonali) possiamo verificare, senza sbilanciarci, se l’altra persona gradirà una riduzione della distanza tra noi e lei/lui. La tecnica comporta un certo numero di manovre e una grande attenzione alle reazioni non verbali dell’interlocutore. I passi fondamentali sono questi:

  • prendiamo il bicchiere (o la tazza) per bere un sorso e quindi, invece di rimetterlo dov’era la prima, lo poggiamo
    “nell’appezzamento” dell’interlocutore

  • se l’altro lo lascia lì dov’è e continua a conversare senza mostrare di dare peso alla nostra azione, possiamo
    spostare la sedia verso di lui con la certezza di essere ben accetti

  • se l’interlocutore lo respinge nella nostra metà, se lo fissa a lungo, se si sfrega il naso o spazzola briciole o altro dal tavolo, è meglio rimanere al proprio posto…

Tratto da: Marco PACORI, I segreti della comunicazione, 
De Vecchi Editore, 2000

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Pagina aggiornata al 19/04/2007

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