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Seduzione:
Essere
adulati, ricevere dei complimenti sono
esperienze che in linea di massima tutti
troviamo lusinghiere e che ci fanno in genere
disporre più favorevolmente nei confronti di
chi li fa. Tuttavia, non è certo intuitivo
capire su cosa farli (la persona, il suo
abbigliamento, l’arredamento della sua
casa…?) e soprattutto non è per nulla
scontato che l’altro ne sia compiaciuto: può
pensare che nascondano un secondo fine; possono
lasciarlo indifferente; oppure può essere che
l’aspetto che abbiamo elogiato non sia quello
cui la persona è più sensibile…
I
complimenti più gratificanti sono quelli sul
proprio modo di essere; le donne sono poi
particolarmente ricettive a quelli che si
riferiscono alla bellezza, alla finezza del
trucco e al gusto nel vestire. Ma
come farli? Mai
esagerare; conviene essere piuttosto parchi
al riguardo. Inoltre, appaiono
più sinceri se si riferiscono ad aspetti che
troviamo veramente attraenti o validi.
Da
evitare sono i complimenti su cose o particolari
visibilmente brutti… Piuttosto che generici, meglio
che vengano
fatti sui particolari (danno l’impressione
che l’interlocutore sia stato veramente
attento, e appaiono più genuini) … Infine,
invece di usare termini abusati come “belli,
interessanti, splendidi”, è meglio rimanere
più vaghi e ricorrere a espressioni come “…
da un non so che…”, “… è un tocco di
classe”… Una
tecnica un po’ sleale, ma sicuramente
efficace, è stata messa a punto da un’équipe
di psicologi americani: chi riceve un
apprezzamento dopo essere stato in precedenza
criticato giudica più positivamente
l’interlocutore rispetto a quando
quest’ultimo si limita a complimentarsi… un
po’ come trovare più piacevole una carezza
quando prima si è stati rifiutati (il bisogno
di tenerezze ne viene amplificato). Quando
fare i complimenti? Meglio dopo
un po’ che si conversa, quando
l’interlocutore ritiene cioè che sia passato
un tempo sufficiente da averci consentito di
farci un’idea accurata del suo carattere, o di
notare alcune finezze … Se non lasciamo
trascorrere un po’ di tempo prima di passare
alle lusinghe, rischiamo che l’interlocutore
le prenda come ipocrisie o “velate” prese in
giro. E’ bene osservare
sempre l’effetto che provocano
i complimenti. Se sono graditi, ovviamente
ne faremo altri; se al contrario la persona dà
segni di irritazione, è meglio lasciar
perdere…
Possiamo farci più vicini? Un piccolo
test per capirlo…
L’essere umano tende a prendere possesso di un
territorio in qualunque ambiente si trovi: così
se ci troviamo sul treno non entriamo nel primo
scompartimento che capita, ma ne cerchiamo uno
vuoto; in una sala d’attesa ci sediamo almeno
a una sedia di distanza dai presenti, e via
dicendo. Lo facciamo anche al tavolino di un
bar: dividiamo il “territorio”-tavolino
in due metà e ne attestiamo i confini poggiando
sull’ipotetico perimetro il cellulare, il
portachiavi, il bicchiere o altro. Proprio
manipolando intenzionalmente i bicchieri o le
tazzine del caffè (meglio usare cose
impersonali) possiamo verificare, senza
sbilanciarci, se l’altra persona gradirà una
riduzione della distanza tra noi e lei/lui. La
tecnica comporta un certo numero di manovre
e una grande attenzione
alle reazioni non verbali
dell’interlocutore. I passi fondamentali sono
questi:
-
prendiamo il bicchiere
(o la tazza) per bere un sorso e quindi,
invece di rimetterlo dov’era la prima, lo
poggiamo
“nell’appezzamento”
dell’interlocutore
-
se l’altro lo
lascia lì dov’è e continua a conversare
senza mostrare di dare peso alla nostra
azione, possiamo
spostare la sedia verso di lui con la
certezza di essere ben accetti
-
se l’interlocutore lo respinge nella
nostra metà, se lo
fissa a lungo, se si sfrega il naso o
spazzola briciole o altro dal tavolo, è
meglio rimanere al proprio posto…
Tratto
da:
Marco
PACORI,
I
segreti della comunicazione,
De Vecchi Editore, 2000
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