Cosa hanno in comune la
Venere di Botticelli, Marilyn Monroe e la
presentatrice eletta personaggio dell’anno
agli Oscar TV,
Luisa Corna? Un misura ideale del
rapporto vita – fianchi. Lo psicologo
dell’Università del Texas Devendra Singh ha
scoperto che un giro vita che sia ¾ della
larghezza dei fianchi è un particolare
dell’anatomia femminile che risulta
irresistibilmente attraente agli occhi di un
uomo. Singh ha osservato che, sebbene nel
corso dei secoli (e in particolare con
l’avvento dell’era industriale) le
dimensioni ideali del corpo di una donna siano
cambiate, un punto è rimasto costante: proprio la
proporzione dei fianchi in relazione alla vita.
Con
l’adolescenza entrano in azione gli ormoni
sessuali e il tessuto adiposo comincia
depositarsi diversamente a seconda del sesso:
nella ragazza si situa sulle cosce e sulle
natiche: in questo modo il fisico assume la
tipica forma flessuosa; per contro nei giovani
maschi, l’adipe si concentra nella regione
addominale. Il rapporto vita-fianchi o WHR per
donne in salute e nel periodo pre-menopausa va
generalmente da 0-67 a .080; mentre per il
uomini comunemente va da 0.85 a 0.95.
Dopo
la scoperta dello studioso statunitense,
numerose indagini hanno permesso di stabilire
che Il WHR è valido indicatore morfologico
dell’azione degli ormoni e dello stato di
salute: ad esempio, un tronco lineare in una
donna è spesso indice di irregolarità
mestruali, irsutismo, alto livello di
trigliceridi nel sangue, diabete, ipertensione,
predisposizione all’infarto e ad altre
malattie. Inoltre, è stata dimostrata una
connessione tra il WHR e la fertilità: a parità
di peso, le donne con più curve sono fertili
prima e in modo più intenso rispetto a chi ha
un fisico più lineare.
Secondo
Singh l’uomo avrebbe sviluppato una
particolare attrazione per quella proporzione
perché inconsciamente lo identifica come un
indice di fertilità e di salute. Uno studio
condotto da uno staff di psicologi, capitanata
da Kerri Lawson ha provato sperimentalmente che uno
dei punti che maggiormente colpiscono lo sguardo
in un
corpo femminile sono proprio la forma e
l’oscillazione dei fianchi. Per provarlo
questa equipe di studio ha creato delle figure
al computer rendendole asessuate e cambiando in
ognuna il rapporto vita fianchi e frequenza e
intensità dei movimenti di movimenti delle
anche (femminile) o delle spalle (maschile). Con
un programma di animazione era stata data
l’impressione che queste silhuette
camminassero. Le immagini sono state quindi
sottoposte alla valutazione di un gruppo misto
di 25 soggetti. Ai partecipanti veniva chiesto
di dire quale fosse il sesso delle figure che
vedevano e se le trovassero attraenti.
Contemporaneamente e, in modo non disturbante,
venivano rilevati i loro spostamenti oculari e
le modificazione delle loro pupille. Un primo
risultato è stato che le figure più
“angolate” apparivano più femminili, mentre
quelle più squadrate veniva giudicate maschili.
In risposta alla richiesta di esprimersi su
quali sagome li colpissero di più, i soggetti
hanno mostrato una netta preferenza per le
figure molto sinuose e ancheggianti; le più
disturbanti erano invece quelle con un fisico
lineare e con un movimento troppo accentuato dei
fianchi.
Con
la rilevazione del movimento degli occhi si è
appurato, innanzitutto, che tutti facevano più
caso al dondolio delle anche rispetto ad altre
zone del corpo. Per di più, le pupille di
tutti si dilatavano maggiormente con
un’immagine flessuosa che ancheggiasse
vistosamente. Un altro studio interessante
sul tema è stato condotto dallo psicologo
Adrian Furnam. Il ricercatore intendeva
accertare non solo quali proporzioni
provocassero l’effetto più gradevole, ma come
queste poi incidessero sul giudizio complessivo
da parte di uomini e donne. A questo scopo è
stato reclutato un gruppo di 137 persone, 98 di
sesso femminile e 39 maschi.
A tutti i partecipanti è stato dato un
fascicolo in cui erano illustrate otto figure,
disegnate frontalmente, delle quale era stato
chiesto un giudizio in termini di bellezza e di
personalità. Le silhouette cambiavano in quanto
a massa corporea (erano “generose”, snelle o
di corporatura media), WHR (femminile; 0.7 o
maschile 1) e dimensione del seno (grande o
piccolo). L’esito è stato alquanto
interessante. A partire dai partecipanti donne,
queste ultime, per prima cosa, reputavano le
silhouette con una bassa WHR (molto sinuose) le
più attraenti, in salute, femminili, e se, se
trattava di figure in carne, anche materne e
disponibili.
Nelle
valutazioni delle donne, il fatto che il seno
fosse più o meno prominente incideva poco sui
giudizi:
le figure più prosperose non venivano ritenute
più attraenti di quelle meno “dotate” ed
appena più femminili e in salute. Le sagome
sovrappeso con un buon rapporto vita-fianchi e
in più con un bel seno venivano giudicate
favorevolmente dalle donne sia dal lato del
carattere sia su quello dell’attrazione se la
figura aveva però un seno “procace” e un
corpo “a tavola” veniva da loro ritenuta
brutta.Una sagoma corpulenta, piuttosto dritta e
con un busto largo era stata giudicata la meno
attraente e meno in salute non solo dal gentil
sesso, ma anche dalle controparti maschili. I
criteri estetici dei maschi coincidevano in
parte con quelli femminili: ad esempio
anch’essi trovavano che le figure con fianchi
relativamente larghi e un vitino da vespa
fossero le più attraenti. Anche gli uomini
sembravano non gradire una donna diritta, ma
prosperosa. Curiosamente, però non dispiaceva
loro una silhouette che fosse “in carne” e
poco sinuosa, ma con un busto largo. In
generale, le modelle slanciate venivano
preferite su tutti i piani rispetto a quelle
“ingombranti”. Ai partecipanti era chiesto
anche di dare una valutazione sull’età delle
figure e questo ha riservato non poche sorprese.
L’attribuzione dell’età era notevolmente
influenzata dal peso: le figure corpulente
venivano considerate più in là con gli anni di
quelle magre. I giudici femminili ritenevano una
figura slanciata e con molte “curve” di
circa 20 anni; la dimensione del seno era
ininfluente in questo senso. Entrambi i sessi,
trovavano che l’aspetto che dava l’idea di
un’età giovane era la snellezza e questo
indipendentemente dalla
proporzione di vita e fianchi. Uno studio
precedente di Singh e altri ha dimostrato che
una donna piace snelle, ma non esile:
probabilmente la “magrezza”, commenta
l’autore, viene associata a un non buono stato
di salute e, ben che vada, ad un’immaturità
sul versante dello sviluppo sessuale.
Tornando
alla ricerca precedente, una sagoma piuttosto
piatta con tronco dritto era ritenuta da tutti
avere suppergiù 34 anni, ma la stessa
silhouette con un seno abbondante veniva vista
più vecchia di tre anni. Una silhouette
“grassa”, con poco seno e un buon rapporto
vita-fianchi dava l’impressione di avere 33
anni; ma se la stessa figura aveva un seno
sembrava ne avesse 29. In linea di massima,
un seno abbondante suscitava l’idea che la
figura fosse più vecchia. Lo stesso effetto
era provocato da un fisico “appesantito”. La
valutazione delle silhouette richiedeva anche
che venissero giudicate come potenziali compagne
di un rapporto amoroso. Sia gli uomini che le
donne pensavano che una figura-donna formosa,
sia magra che in carne, fosse più “facile”
di figure simili ma lineari.Le figure più
sottili erano giudicate le migliori compagne per
un legame serio.
Le figure che apparivano più disponibili
alle avventure erano invece anche quelle più
intensamente femminili; con una sihouette
slanciata con un seno abbondante, vitino e
fianchi larghi. Evidentemente, un corpo
flessuoso suscita anche l’idea di
un’inclinazione alla promiscuità.
Un
altro particolare anatomico del fisico femminile
è stato individuato come importante per
suscitare più o meno attrazione. Si tratta
della BMI o indice della
massa corporea e stabilisce il rapporto fra
altezza e peso. Il rapporto ideale femminile al
riguardo è quello in cui il peso è
approssimativamente un terzo della misura
dell’altezza. Lo ha scoperto lo psicologo
americano Michael Tovée. Secondo questo
ricercatore questo fisico che è ancora più
importante della WHR nella valutazione della
bellezza femminile.
A detta di Tovée gli studi sulla WHR
erano viziati da un errore metodologico: in
sostanza, gli scienziati nel variare la
dimensione di vita e fianchi delle figure
proposte per il giudizio, modificavano
involontariamente e inconsapevolmente anche il
rapporto peso-altezza e sarebbe stato
quest’ultimo a far pendere la bilancia delle
preferenze per una silhoutte piuttosto che
un'altra. Alterazioni anche della BMI
avrebbero un’influenza enorme nella percezione
della bellezza; molto di più di quanto non
accada modificando la WHR. Sulla base delle
analisi di Tovée e di altri è emerso che
Il fisico più femminile è dato
soprattutto da un basso rapporto peso-altezza
(cioè un fisico longilineo) che non da un buon
rapporto vita – fianchi:, i soggetti di un suo
esperimento, infatti, dimostravano di preferire
un corpo con un basso BMI
e alto WHR ad un fisico sinuoso, ma
“robusto”.
Un
segno della massa corporea è dato
dall’ampiezza: più un corpo femminile è
largo, meno piace; e questo vale per ogni
segmento corporeo (così vale per la larghezza
delle spalle, ma anche per la circonferenza
delle cosce o dei polpacci). In uno studio dello
stesso Tovée di Piers Cornelissen è stato
comunque messo in evidenza che, per quanto un
corpo femminile ideale è più “leggero” e
“sottile” di quello maschile, nella vita
reale, gli individui tendono a scegliere partner
che siano simili a loro in quanto a BMI.
Questo da modo agli individui in qualche modo di
preservarsi da rifiuti da parte di persone
dell’altro sesso più attraenti e di evitare
critiche e rifiuti da parte del proprio
entourage se dovessero scegliere una persona
molto meno avvenente di loro.