Può
suonare strano, ma l’uomo moderno e
civilizzato quando deve scegliere il partner e,
soprattutto,
quando giudica cosa e chi è bello è
ancora influenzato da criteri di ordine
biologico.
Sempre più numerosi studi dimostrano che
tratti del volto e fattezze del corpo piacciono
perché sono indizi di un organismo efficiente e
in grado di trasmettere queste doti alla prole.
Più
precisamente, di un donna piacciono quegli
aspetti che sono legati ad una buona capacità
di concepimento (in un viso, ad esempio,
labbra più piene del comune, occhi più grandi,
mento leggermente sfuggente, ecc.), di portare a
compimento una gravidanza (è indice di questo
un rapporto vita-fianchi in cui il giro vita sia
il 70% della larghezza delle anche) o di
accudire un figlio (seno grande e sodo;
tratti facciali delicati, ma non troppo
infantili). Nell’uomo sono ritenuti attraenti
invece le caratteristiche morfologiche che in
origine erano uno specchio dell’attitudine
alla caccia e del temperamento dominante. Una
mascella robusta, bocca larga e narici ampie
consentivano ai nostri antenati di aspirare più
aria e quindi a ossigenare meglio muscoli e
cervello.
Occhi
incavati, sopracciglia prominenti e folte
asservivano in modo analogo allo scopo di
offrire un riparo dal sole in occasione delle
battute di caccia. Adesso questi aspetti non
sono altro che “vestigia” che hanno perso la
funzione per cui sono nate. Tuttavia, la loro
forma e la loro dimensione sono dipendenti
dall’effetto secondario del testosterone
(l’ormone maschile) e questo, a sua volta,
accompagna l’inclinazione al comando e
l’ambizione: cioè, due attributi che
tutt’oggi sono considerati ottime qualità
maschili dal gentil sesso. Naturalmente, questi
fattori interagiscono con tutto un insieme di
altri aspetti legati alla cultura, alla civiltà,
ma anche alla personalità e all’indole.
Questo
vale per entrambi i sessi; ma, mentre
l’uomo è più sensibile all’aspetto
esteriore; la donna, sia che si
tratti di un’avventura, sia per un rapporto
serio, prende quasi sempre in esame il
carattere di colui con cui intreccia una storia.
Un tratto che rende particolarmente allettante
un uomo agli occhi di una donna è l’essere
intrepido e coraggioso. A provarlo è stata la
psicologa Susan Kelly dell’Università inglese
di Liverpool.
Per
verificare la sua ipotesi, la studiosa ha
chiesto a un gruppo misto di 120 soggetti di
valutare dei profili di personalità in cui
emergevano o il temperamento audace o
l’altruismo. Dopodiché veniva chiesto loro di
valutare chi presentava quei tratti come amico,
compagno di un’avventura amorosa o partner di
una relazione duratura.
Il
risultato più rilevante è stata la
constatazione che le donne, almeno
d’acchito, sono più affascinate da chi ha
un carattere temerario e impavido … ma, se
devono scegliere un uomo come partner fisso
danno più peso alla generosità d’animo. Un
lato che proprio non piace è invece
l’atteggiamento timoroso o eccessivamente
cauto.
Gli
esiti di questa ricerca sono in linea con quanto
emerge da un altro studio condotto dagli
psicologi americani Geoffrey Miller e Martie
Haselton. Questi due studiosi hanno voluto in
particolare accertare se il momento fertile del
ciclo mestruale fosse influenzasse la scelta del
partner. Questi studiosi sono partiti da alcune
constatazioni scientifiche che hanno provato in
precedenza che il sesso femminile, nel momento
fertile, predilige uomini più machi che non
sceglierebbero però come compagni della vita.
Questa attrazione avrebbe la funzione di “procacciare”
dei geni sani e forti da trasmettere alla
propria progenie. Per testare l’ipotesi che
questa sia una strategia più generale nella
selezione del partner maschile, i ricercatori
hanno reclutato 41 giovani donne e hanno chiesto
loro di leggere quattro vignette i cui
protagonisti erano ora artisti ora imprenditori
che al tempo stesso erano definiti talentuosi,
ma poveri o benestanti e ordinari. Alle
partecipanti veniva domandato di scegliere chi
avrebbero gradito per una “scappatella”
e chi per come compagno stabile. Inoltre,
dovevano dire a che punto fossero del ciclo.
Lo
studio ha così dimostrato che se una donna si
trova nel momento dell’ovulazione (quando c’è
il picco della fertilità), trova più avvenenti
uomini di talento, anche se in bolletta. Il
criterio cambia al contrario se è durante il
mestruo, o comunque, in un momento non fecondo:
allora, la donna si dimostra più concreta e
calcolatrice e tra il “pane e … la
fantasia” mostra una preferenza netta per il
primo.