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La genetica dell'attrazione

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Seduzione: La genetica dell'attrazione

Seduzione: La nostra preferenza per determinati tratti del volto o per altre caratteristiche esteriori può essere determinata da ragioni di tipo genetico.

Se qualcuno ci chiedesse perché ci piace una data persona, elencheremmo una lista di caratteristiche; parleremmo degli occhi, dell’aspetto, del portamento e via dicendo. Se poi ci domandassero perché ci piacciono proprio quegli occhi o quel tipo di volto, risponderemmo che gli occhi appaiono sicuri, sognanti, ecc. e che il viso ci ricorda quello di un vecchio partner e cosi via.

Ma, mai andremmo a pensare che le nostre predilezioni in campo estetico sia determinate da motivi di ordine genetico. Eppure è proprio questa la sorprendente conclusione cui è giunto uno studio di un’equipe di ricercatori inglesi appena pubblicata sulla rivista “Evolution and Human Behavior”.

Secondo la teoria della selezione sessuale, in tutte le specie (la nostra compresa) i maschi massimizzano il successo riproduttivo avendo rapporti con più femmine; al contrario, le femmine ottengono questo scopo scegliendo il partner in base a qualità come la salute, la forza e la dominanza; tratti che verosimilmente saranno trasmessi alla prole. Questi tratti sono espressione del cosiddetto “buon gene” che è molto spesso legato alla eterozigosità.  

Questa proprietà è data dai geni (composti da due elementi detti alleli, un “originale” e da una “copia più o meno carbone”) possiedano alleli lievemente differenti; la diversità offre un beneficio diretto alle femmine; ad esempio, riducendo il rischio che la progenie possa essere portatrice di malattie e rendendola più resistente alle infezioni e ai parassiti. L’eterozigosità è stata studiata spesso in riferimento ai geni del fattore maggiore di istocombatibilità MHC (o L’HLA nell’essere umano, una proteina che si trova sulla superficie dei globuli bianchi e che serve a riconoscere gli organismi estranei).

Proprio sulla base di queste premesse, gli studiosi Craig Roberts, Anthony Little, David Perret e altri hanno ipotizzato che l’eterogosità del gene dell’HLA possa, in qualche modo, contribuire alle caratteristiche facciali e influenzare le scelte estetiche. Per verificarlo, hanno elaborato un complesso disegno sperimentale. Per prima cosa, hanno selezionato un gruppo di 92 uomini e hanno fatto loro un prelievo di sangue per stabilire se i loro geni dell’HLA fossero eterozigoti o omozigoti (i cui i due alleli sono esattamente uguali): sulla base di questo esame era risultato che, 69 maschi del campione erano eterozigoti e 23 omozigoti. In un secondo momento, hanno fatto delle foto a questi individui e con un programma di grafica hanno tolto i capelli e l’abbigliamento per evitare che questi fattori potessero influenzare le esaminatrici. Di seguito, hanno valutato la simmetria dei due lati del volto (cioè il fatto che i due lati siano più o meno uguali), dal momento che altre indagini hanno dimostrato che anche questo aspetto conta nel giudizio estetico. Per ultimo, hanno “ritagliato” un quadratino di pelle della guancia destra con l’obiettivo di chiedere alle donne di giudicare lo stato di salute degli uomini sulla base di quel “lembo”. Alla fine, hanno proiettato volti e lembi di pelle e hanno chiesto alle partecipanti di formulare un giudizio estetico. Gli esiti degli esperimenti hanno dato conferma delle ipotesi e sono decisamente sorprendenti.

Le donne trovavano che i volti degli uomini eterozigoti nell’HLA erano più attraenti di quelli omozigoti. In altre parole, questo significa che siamo in grado di distinguere, seppure a livello inconsapevole, chi ha il corredo cromosomico più sano e che questa discriminazione si traduce in un maggiore “fascino” di chi possiede questa proprietà. Gli aspetti della faccia che erano correlati all’eterogozità si sono dismostrati la simmetria, la mascolinità e il fatto di possedere fattezze regolari e proporzionate. Il secondo studio ha dimostrato, inoltre, che piaceva di più l’aspetto della pelle di chi era eterozigota e che i “lembi” di pelle giudicati più sani coincidevano con quelli dei volti più “belli”!. Insomma, è proprio vero che le donne puntano al patrimonio…ma a quello genetico!

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Pagina aggiornata al 19/04/2007

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