Lo
sguardo è una delle più potenti arma di
seduzione; attraverso un’occhiata possiamo
lanciare dei segnali di disponibilità e di
interesse che vanno dritti a segno. Una recente
ricerca condotta da Malia
Mason,
Elizabeth Tatkowe
Neil Macrae e pubblicata su Psychological
Science ha messo in luce che per una donna,
lo sguardo può essere un vero e proprio
asso nella manica: se cammina in una sala
o passeggia in un viale e il suo sguardo cade su
qualcuno in particolare, quest’ultimo ne sarà
colpito e la troverà decisamente più attraente
che se si limitasse semplicemente a notarla.
Per
contro, se gli occhi di lei si incrociano con
quelli di lui, ma subito dopo distoglie lo
sguardo, gli piacerà molto di meno. Per
giungere a queste conclusioni, la Mason e i suoi
collaboratori ha elaborato un originale disegno
sperimentale. Per prima cosa, hanno raccolto un gruppo
di 24 donne e 19 uomini.
A
tutti i partecipanti sono state fatte vedere,
sullo schermo di un computer, dei volti di
modelle prese dai giornali di moda. Le
immagini erano state ritoccate in modo da dare
l’impressione che stessero guardano in
direzione di chi esaminava le foto, oppure che
evitassero il suo sguardo. Dopo aver visionato
le immagini, i volontari dovevano dire in che
misura giudicassero attraente la donna del
ritratto. L’esito dello studio ha dimostrato
che i partecipanti di entrambi i sessi
giudicavano più bella la modella che sembrava
puntarli rispetto a quella che guardava altrove.
In una seconda
fase dell’esperimento, i ricercatori hanno
riproposto ai volontari di valutare un’altra
serie di foto; ma questa volta era stato detto
loro di immaginare che lo sguardo delle modelle
incrociasse o evitasse proprio il loro.
L’obiettivo di questo ulteriore “round”
era di simulare una situazione in cui i
volontari si trovassero faccia a faccia con le
donne osservate sul monitor; nelle situazione
sociali, una
donna che incroci lo sguardo da un segnale di
disponibilità e complicità; una che, invece,
lo distolga, mostra disinteresse o fastidio.
Qui,
sono emerse delle chiare differenze sessuali: le
donne valutavano la bellezza della modella
indipendentemente da dove guardasse. Per gli
uomini invece la “questione” era ben
diversa: in quel “contesto immaginario”, le
donne che davano l’impressione di guardarli
erano giudicate piuttosto belle; mentre quelle
che li “evitavano” venivano decisamente
svalutate. In definitiva, una donna che sia
interessata ad un uomo, deve ricambiare i suoi
sguardi: in
quel caso, attira immediatamente il suo
interesse; se invece, dopo una prima occhiata,
si volge altrove, lui si sentirà rifiutato o la
troverà altezzosa e gli apparirà
“imbruttita!
Non è,
comunque, solo la reciprocità dello sguardo a
rendere più o meno bella una donna agli occhi
di un uomo: se assieme o prima di lei, lui vede
una donna molto bella, la troverà meno
attraente. Per contro, se Lei viene vista
assieme ad una “rivale” meno affascinante,
scala la “classifica”. E’ quanto hanno
scoperto gli psicologi dell’Arizona State
University Sara Gutierres e Douglas Kenrick.
I due studiosi hanno sottoposto ad un
gruppo uomini delle foto di donne con cui
avrebbero potuto avere un incontro al buio. A
qualcuno era stato fatto vedere prima un
episodio di Charlie’s Angels (le cui
protagoniste sono notoriamente molto belle); ad
altri, un documentario. Bene, chi aveva visto il
telefilm, giudicava le ragazze ritratte meno
avvenenti di chi aveva seguito l’altro
programma. Lo stesso principio (detto “effetto
contrasto”) vale anche se un rappresentante
del sesso forte si trova a giudicare la propria
compagna non solo sul piano fisico, ma anche su
quello del coinvolgimento sentimentale nei suoi
confronti. Lo hanno appurato gli stessi
Gutierres e Kendric in una ricerca analoga, ma
che aveva come partecipanti uomini accoppiati.
Ai
volontari veniva chiesto di rivelare quanto
fossero innamorati della propria partner prima e
dopo aver visto la playmate del paginone
centrale di PlayBoy. Il confronto in
effetti è risultato piuttosto squalificante per
le donne di questi individui: pressoché tutti
si dichiaravano meno “presi” dopo essersi
“lustrati gli occhi” con la foto della
modella. In termini pratici, questo significa
che se una donna vuole fare colpo con un uomo
deve presentarsi con un amica bruttina o
almeno evitare di incontrarlo in un locale
frequentato da troppe “bellone”. Altri
due suggerimenti su come gestire gli sguardi
(propri o quelli di un potenziale candidato) li
possiamo trarre da un esperimento condotto da
un’équipe di ricercatori capitanata dallo
psicologo Shinsuke Shimojo.
Sottoponendo
a un campione di soggetti due volti sul monitor
di un computer e chiedendo successivamente loro
quale delle due ritenevano più attraente
Shimojo e i suoi colleghi hanno scoperto che,
prima di fare la scelta, guardavano per un tempo
maggiore il volto che alla fine avrebbero
riconosciuto come più attraente. Questo spunto
calato nella realtà dell’approccio significa
che se uno deve scegliere fra due donne,
svelerà la sua preferenza prima ancora di
manifestarlo in modo esplicito puntando più a
lungo quella che inconsciamente già giudica più
avvenente. In una seconda tranche
dell’esperimento, una delle due facce veniva
fatta guardare per un tempo più lungo rispetto
all’altra. Bene, quella che si era vista
meglio (quindi per più tempo), risultava
maggiormente attraente. In altri termini, se una
donna nota che qualcuno la “squadra”, deve
lasciarsi guardare e non, magari, inibire
l’altro, puntandolo subito a sua volta,
mettendosi in punti poco illuminati o
trovandosi “oscurata” da altra gente.