Lo
scoglio più duro nel fare conoscenza in genere
e di persone del sesso opposto in particolare è
il momento dell’approccio. Il gentil sesso ha
molte più frecce al proprio arco al riguardo;
il suo “kit del pronto soccorso”
è piuttosto caratteristico, codificato
ed efficace nell’attirare le attenzioni e le
avance dei maschietti presenti. In genere, dopo
aver mostrato disponibilità lanciando occhiate
apparentemente distratte ai potenziali
candidati, a qualcuno di preciso o anche agli
arredi, vetrine o ad oggetti insignificanti, si
mette in condizione
di essere approcciata: si stacca dal gruppo,
cammina senza metà apparente, si
avvicina al prescelto e si
gli “parcheggiandosi” a circa un
metro e così via. Di solito, queste
tattiche pagano: i maschi “sedotti” in
questo modo, spesso cadono spesso nella rete. Indipendentemente
dal proprio sesso, si possono adottare comunque
degli stratagemmi che rendano più “agevole”
questa delicata fase dell’incontro. Uno spunto
interessante ci viene fornito da un indagine
della psicologa inglese June McNicholas; questa
ricercatrice ha dimostrato in modo rigoroso e
scientifico che farsi
accompagnare nelle proprie passeggiate da un
cane si rivela uno straordinario
“rompi-ghiaccio”. Studi precedenti hanno
illustrato che la compagnia di “fido” rende
gli incontri o gli scambi di battute più
frequenti, le conversazioni inoltre in quel caso
sono più lunghe. Lo stesso accade, seppure in
misura più contenuta con altri animali come un
coniglio o una tartaruga.
Per
replicare ed approfondire i dati emersi in
queste ricerche, la McNicholas ha ideato due
esperimenti decisamente ben congegnati. Nel
primo il conduttore dello studio, una donna, è
stata affiancata da un labrador. Il cane è
stato scelto per la sua natura quieta, per il
suo aspetto tenero e rassicurante e perché era
stato addestrato a ignorare i passanti nel
muoversi. Per controllo, chi portava
l’animale,
ha rifatto gli stessi percorsi da sola e
per un numero di volte equivalente a quello
seguito con il cane. La studiosa ha preferito
evitare nei suoi giri con il cane luoghi come i
giardini o le zone come i percorsi per lo
jogging; questo per minimizzare il fatto che
l’interazione potesse nascere dal fatto che
l’animale incontrasse un altro cane portato al
passeggio dal suo padrone. In questa condizione
sperimentale, la sperimentatrice è stata
avvicinata per un totale di 206 volte; 156 delle
quali quando era in compagnia del cane! Questo
dato già di per sé suggerisce che avere
un’animale da compagnia e portarselo a fianco
offre molte più chance di conoscere altre
persone che se fatto in solitudine.
Di
gran lunga più eclatante però è risultato l’abbinamento
uomo-cane. Il complice della sperimentatrice
era un uomo sui 35 anni, di corporatura e
fattezze comuni. Il cane in questo caso non era
granché carino.
Nonostante
ciò, le interazioni quando era presente
l’animale, rispetto a quelle in cui l’uomo
era da solo sono aumentate del 1100%! Questo
dato, di suo sorprendente, può essere spiegato
dalla constatazione di psicologi e antropologi
che specie per una donna avvicinare un uomo
suscita cautela e diffidenza; ma questi
sentimenti vengono superati più facilmente o
passano in secondo piano, se questi è
accompagnato da un cane che calamiti
l’attenzione. Naturalmente, oltre che avere un
cane che faccia da “specchietto per le
allodole”, si
può anche “educarlo” perché “molesti”
le persone del sesso opposto; se poi gli
altri sono “cane-muniti” si può anche
lasciare fare tutto agli animali. “Lo stesso
effetto (e forse anche maggiore) può essere
ottenuto da un
uomo che si presti a fare da baby
sitter per i bambini degli amici: qui
non solo è approcciato grazie al fascino dei
piccoli, ma viene verosimilmente anche giudicato
più affettuoso, simpatico e affidabile proprio
in funzione del fatto di badare a dei bambini.
E’
il vecchio cliché che il
macchinone funzioni da richiamo per le
donne? Può funzionare … a patto che non si
esca dall’auto come un mollusco che abbandoni
la conchiglia! Anche interessi
comuni possono fare da sparti acque: ad
esempio, andare ad una conferenza, ad un
concerto o ad una manifestazione crea un clima
di socievolezza e di solidarietà che rende più
spontanei e naturali lo scambio di sguardi e di
battute. Funzionano benissimo al riguardo i
corsi di ballo, soprattutto quelli
latino-americani che prevedono nei passi un buon
contatto fisico e in cui le coppie sono formate
dagli istruttori.
Anche
vivere
la stessa esperienza facilita l’approccio
soprattutto se si tratta di situazioni
emozionanti: un noto esperimento in cui le
persone venivano fatte incontrare su un ponte
sospeso non solo ha provato che in quel caso
aumenta la socievolezza, ma anche la percezione
dell’attrazione dell’altro. Così, andare a
fare del rafting, delle immersioni in mare o
delle scalate in gruppo può essere un’ottima
occasione di fare nuovi incontri. D’altra
parte anche condividere circostanze
più ordinarie come trovarsi in fila in
banca o in sala d’attesa del medico rendono le
persone più disponibili a fare quattro
chiacchiere. Se poi si incontra qualcuno di
frequente in posta, in banca o al mercato,
questo fatto accresce la sensazione
di familiarità: questa a sua volta porta a
sentire gli sconosciuti come più innocui e
perfino più attrenti!
Infine
riportiamo una tecnica che lo psicologo Will
Horton descrive nel suo libro "training
your brain": secondo l'autore un modo
efficiente per indurre le altre persone a
rivolgerci la parola o a mostrarsi disponibili
nei nostri confronti é rispecchiare
per un po' il loro comportamento: così se
siamo nel bar degli aperitivi possiamo ordinare
da bere nel momento in cui lo fa l'altra
persona, assumere la sua stessa posizione del
corpo, fare degli autocontatti (come toccarsi un
braccio o grattarsi la mano) in sincronia; dopo
un po' che rispecchiamo qualcuno, dice lo
studioso, questo ci rivolgerà la parola con un
pretesto qualsiasi.