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Seduzione:
Quando
siamo travolti dalla passione o sentiamo la
mancanza della persona amata cambia anche
l’alchimia delle sostanze presenti del nostro
cervello e a sua volta questa condiziona i
nostri umori e lo stato d’animo.
Ci
hanno provato filosofi, antropologi, psicologi
ma interpretare quello che avviene quando ci
innamoriamo rimane un mistero: come definire
quei palpiti, quelle emozioni trascinanti e
quella condizione di estasi e di euforia che
accompagnano
questo sentimento? Probabilmente non riusciremo
mai a spiegare del tutto quanto avviene in quei
momenti.
Ora,
però la neurobiologia comincia a gettare luce
su quanto accade quando ci innamoriamo.
Innanzitutto, va premesso che questo
sentimento è estremamente complesso:
coinvolge emozioni e sensazioni che vanno
dall’eccitazione, allo stordimento, alla
paura, alla frustrazione e così via.
Di qui si capisce che quello che deve
accadere a livello cerebrale è un coagulo di
eventi; a volte compresenti (come
l’eccitazione e l’ansia); altri che si
susseguono (come l’intenso appagamento e la
paura del rifiuto o dell’abbandono). I
neuroni, le cellule cerebrali, per comunicare
usano dei “messaggeri”: si chiamano
neurotrasmettitori; è proprio un “cocktail”
di queste sostanze che spiega la chimica
dell’amore.
La
prima fase dell’innamoramento è definita infatuazione:
è caratterizzata da euforia, esaltazione, da un
senso di dipendenza dall’altro e da sensazioni
intense sia sul piano emotivo che su quello
erotico. In quel frangente avviene un
cambiamento importante nel cervello: aumenta la
disponibilità di un neurotrasmettitore che si
chiama dopamina. Questo componente è conosciuto
come la molecola del piacere: viene rilasciata
quando proviamo un orgasmo, ma anche quando
riconosciamo in qualcosa o qualcuno ciò che può
procurarci sensazioni di appagamento.
Il
motivo per cui chi fa uso di stupefacenti non
riesce a fare a meno della droga è perché
questa provoca una presenza marcata della
dopamina. Bene, lo stesso avviene quando ci
appassioniamo di qualcuno: per noi diventa come
una droga! (letteralmente). All’inizio di un
rapporto proviamo spesso uno stato di
esaltazione che non ci fa dormire di notte e ci
rende come elettrici: eppure non avvertiamo la
stanchezza.
Questo
è dovuto all’effetto della PEA (Feniltilamina):
l’equivalente endogeno dell’anfetamina. Uno
studio su 33 persone che si dichiaravano
felicemente accoppiati ed euforici ha dimostrato
che tutti questi soggetti avevano una quantità
insolitamente alta di metaboliti urinari della
PEA. Questo
neurotrasmettitore è (per fortuna) a “tempo
determinato”; in genere l’eccitazione
mentale dopo breve si placa dando luogo ad una
relazione più equilibrata. Sembra però che
determinati tipi di situazioni lo rendano più
persistente. Sembra che in generale il fatto che
si mantenga nel tempo sia dovuto alla
separazione forzata e all’intermittenza degli
incontri. Non appena l’effetto della PEA si
acquieta interviene però un’altra sostanza
che rende duraturo il legame: si tratta dell’ossitocina
per la donna e della vasopressina per l’uomo.
In
questo caso si tratta di ormoni (cioè di
molecole prodotte dalla ghiandola regina:
l’ipofisi). Queste sostanza procurano un senso
di attaccamento e di affetto e rafforzano il
senso di legame con l’altro. Quando una donna
ha un figlio l’ossitocina è presente in
quantità maggiore proprio per favorire la
dedizione al nuovo venuto. Il rilascio di
quest’ormone è prodotto anche dal massaggio,
da carezze intense e dall’abbraccio: il che
spiega perché questi comportamenti con la
persona amata ci risultino così emozionanti.
Un
altro importante neurotrasmettitore coinvolto
nell’innamoramento è la serotina:
quest’ultimo è la cosiddetta molecola del
buonumore. Farmaci come il famoso Proxac ne
favoriscono la presenza nel sistema nervoso
centrale. Nell’interazione sentimentale
crea un senso di benessere e ci rende allegri e
rilassati. |