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Buon giorno, oggi è domenica 25 giugno 2017

La neurobiologia dell'innamoramento

Seduzione: La neurobiologia dell'innamoramento

Seduzione: Quando siamo travolti dalla passione o sentiamo la mancanza della persona amata cambia anche l’alchimia delle sostanze presenti del nostro cervello e a sua volta questa condiziona i nostri umori e lo stato d’animo.

Ci hanno provato filosofi, antropologi, psicologi ma interpretare quello che avviene quando ci innamoriamo rimane un mistero: come definire quei palpiti, quelle emozioni trascinanti e quella condizione di estasi e di euforia che accompagnano questo sentimento? Probabilmente non riusciremo mai a spiegare del tutto quanto avviene in quei momenti.

Ora, però la neurobiologia comincia a gettare luce su quanto accade quando ci innamoriamo. Innanzitutto, va premesso che questo sentimento è estremamente complesso: coinvolge emozioni e sensazioni che vanno dall’eccitazione, allo stordimento, alla paura, alla frustrazione e così via.  Di qui si capisce che quello che deve accadere a livello cerebrale è un coagulo di eventi; a volte compresenti (come l’eccitazione e l’ansia); altri che si susseguono (come l’intenso appagamento e la paura del rifiuto o dell’abbandono). I neuroni, le cellule cerebrali, per comunicare usano dei “messaggeri”: si chiamano neurotrasmettitori; è proprio un “cocktail” di queste sostanze che spiega la chimica dell’amore.

La prima fase dell’innamoramento è definita infatuazione: è caratterizzata da euforia, esaltazione, da un senso di dipendenza dall’altro e da sensazioni intense sia sul piano emotivo che su quello erotico. In quel frangente avviene un cambiamento importante nel cervello: aumenta la disponibilità di un neurotrasmettitore che si chiama dopamina. Questo componente è conosciuto come la molecola del piacere: viene rilasciata quando proviamo un orgasmo, ma anche quando riconosciamo in qualcosa o qualcuno ciò che può procurarci sensazioni di appagamento.

Il motivo per cui chi fa uso di stupefacenti non riesce a fare a meno della droga è perché questa provoca una presenza marcata della dopamina. Bene, lo stesso avviene quando ci appassioniamo di qualcuno: per noi diventa come una droga! (letteralmente). All’inizio di un rapporto proviamo spesso uno stato di esaltazione che non ci fa dormire di notte e ci rende come elettrici: eppure non avvertiamo la stanchezza.

Questo è dovuto all’effetto della PEA (Feniltilamina): l’equivalente endogeno dell’anfetamina. Uno studio su 33 persone che si dichiaravano felicemente accoppiati ed euforici ha dimostrato che tutti questi soggetti avevano una quantità insolitamente alta di metaboliti urinari della PEA.  Questo neurotrasmettitore è (per fortuna) a “tempo determinato”; in genere l’eccitazione mentale dopo breve si placa dando luogo ad una relazione più equilibrata. Sembra però che determinati tipi di situazioni lo rendano più persistente. Sembra che in generale il fatto che si mantenga nel tempo sia dovuto alla separazione forzata e all’intermittenza degli incontri. Non appena l’effetto della PEA si acquieta interviene però un’altra sostanza che rende duraturo il legame: si tratta dell’ossitocina per la donna e della vasopressina per l’uomo.

In questo caso si tratta di ormoni (cioè di molecole prodotte dalla ghiandola regina: l’ipofisi). Queste sostanza procurano un senso di attaccamento e di affetto e rafforzano il senso di legame con l’altro. Quando una donna ha un figlio l’ossitocina è presente in quantità maggiore proprio per favorire la dedizione al nuovo venuto. Il rilascio di quest’ormone è prodotto anche dal massaggio, da carezze intense e dall’abbraccio: il che spiega perché questi comportamenti con la persona amata ci risultino così emozionanti.

Un altro importante neurotrasmettitore coinvolto nell’innamoramento è la serotina: quest’ultimo è la cosiddetta molecola del buonumore. Farmaci come il famoso Proxac ne favoriscono la presenza nel sistema nervoso centrale. Nell’interazione sentimentale crea un senso di benessere e ci rende allegri e rilassati.

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Pagina aggiornata al 19/04/2007

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