Se
per la donna l’attrazione e l’approccio
passano per un coinvolgimento quasi sempre
mentale; per l’uomo, specie nel caso di un
rapporto occasionale, queste due fasi sono
spesso promosse da istinti ben più bassi… o
almeno questa è la credenza popolare. La
scienza dimostra ora che in effetti questo
“stereotipo” un fondamento ce l’ha davvero.
Nelle
specie inferiori, il comportamento di
accoppiamento nel maschio è regolato dal
rilascio di ormoni; più precisamente, la
percezione di stimoli sessuali come l’odore,
il contatto o la vista della regione genitale
della femmina suscita la reazione
dell’ipotalamo, la struttura cerebrale che
“si occupa” della risposta sessuale. Da qui,
partono delle sostanze, chiamata gonadotropine,
che spingono la nostra ghiandola madre,
l’ipofisi, a produrre testosterone (l’ormone
maschile) ed ormone luteinizzante.
Quest’ultimo arriva dritto ai testicoli, dove
viene “spremuto” altro testosterone e viene
attivata la secrezione di spermatozoi.
Contemporaneamente, si assiste all’inizio
dei rituali di corteggiamento.
Molti
studiosi si sono chiesti se nell’attrazione e
nel corteggiamento, l’uomo moderno possa
essere ancora influenzato da questi “bassi
istinti” o se ne sia emancipato.
Esteriormente, in effetti sembra che
l’atteggiamento dell’uomo quando si trova di
fronte a una donna da cui è attratto segua
comunque regole ataviche; ad esempio,
l’etologo austriaco Karl Grammer ha
rilevato come quando flirtano, gli uomini
esibiscano comportamenti dominanti come tenere
le mani sui fianchi, le gambe larghe,
massaggiarsi il torace o sollevare le maniche
della camicia per mostrare i muscoli;
atteggiamenti che non sono dissimili da quelli
osservati in altri primati come i gorilla o gli
scimpanzé. Queste esibizioni negli animali sono
“promosse” proprio dal lievitare del livello
di testosterone.
Numerosi
studi hanno, poi, messo in luce che dopo aver
assistito a film a “luci rosse” o aver
guardato foto erotiche, il sesso forte ha un
escalation degli ormoni sessuali. Nessuno studio
aveva ancora però dimostrato che il
testosterone aumentasse dopo uno scambio vero e
proprio di un maschietto con una donna. Così,
ci hanno pensato James Roney, Stephen Mahler e
Dario Maestripieri dell’Università di Chicago
a vedere chiaro al riguardo. A questo scopo,
hanno reclutato un gruppo di 21 donne e 20
uomini. L’esperimento consisteva nel
verificare il tasso di testosterone prima e dopo
una conversazione di un maschio con una ragazza
(o nella condizione di controllo con un proprio
simile) e nello stabilire se l’ormone fosse
legato all’attrazione per questa e alle
eventuali avance nei suoi confronti. Per prima
cosa, era stato preso un campione di saliva a
ciascun maschio per stabilire la concentrazione
in questo fluido dell’ormone.
Poi,
il soggetto veniva chiamato in una stanza dallo
sperimentatore ed entrambi venivano raggiunti
poco dopo dalla donna (o dall’uomo) che veniva
spacciata come una collaboratrice. Con un
pretesto, lo studioso si allontanava, lasciando
quindi il partecipante e la propria partner soli
per una manciata di minuti. Il tutto era filmato
in modo nascosto. L’assistente (e lo stesso
era stato suggerito ai collaboratori maschi)
doveva scambiare quattro chiacchiere amichevoli
con il “convitato” per 5 minuti. Allo
scadere del tempo, si accomiatava e, rientrava
lo sperimentatore;
quest’ultimo raccoglieva un secondo
campione di saliva dopo 20 minuti dall’inizio
dei “balli”. Questo intervallo era stato
scelto perché la latenza fra la presentazione
di stimoli sessuali e le prime tracce del
rilascio di testosterone richiede all’incirca
questo tempo. Nel frattempo, al soggetto veniva
chiesto di compilare un questionario in cui
esprimeva (se aveva avuto a che fare con la
ragazza) quanto gli era piaciuta. I risultati
non hanno deluso le aspettative.
Gli
uomini dopo la chiacchierata con una donna
mostravano tutti un consistente aumento del
testosterone;
sebbene il livello di questo ormone non andasse
pari passo con la valutazione della
desiderabilità della partner. L’ammontare
del testosterone era però legato alla propria
esperienza in campo sessuale: chi aveva
avuto rapporti sessuali recenti o era navigato
mostrava i valori più alti; mentre chi non
aveva una relazione amorosa o non faceva sesso
da tempo, non aveva pressoché nessuna
variazione del testosterone. L’analisi dei
filmati, aveva messo in luce un altro aspetto
interessante: chi tendeva a flirtare di più,
aveva anche un più alto accrescimento del
livello di testosterone e valutava la donna con
cui si era intrattenuto particolarmente
attraente. Insomma, alla fine, lo possiamo
proprio dire: per lo meno di primo acchito, gli
uomini ragionano proprio con le
“cosiddette”!