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Seduzione:
Quando parliamo con chi ci piace, le parole che scegliamo, il modo di affrontare la conversazione e gli argomenti che portiamo possono rivelare il nostro interesse; vediamo come.
L’uso
di parole che hanno un significato valido solo
all’interno di una relazione, il chiamarsi
invece che per nome con vezzeggiativi o
nomignoli è uno degli aspetti che
contraddistingue la comunicazione verbale di una
coppia affiatata. La
presenza o l’assenza di questi “codici”
in momenti di crisi del rapporto si è
dimostrata un valido indicatore per capire il
destino dell’unione.
La
personalizzazione del linguaggio tuttavia non è
esclusivo delle coppie fatte; già quando due
persone si attraggono, cominciano a modificare
il loro vocabolario solito; così come le
maniere di esprimersi. Per prima cosa, il
discorso di chi prova piacere a stare con
qualcun altro sembra più ricco; non solo di
contenuti, ma anche di parole: in altre parole,
più ci piace qualcuno, più glielo comunichiamo
indirettamente rendendo le nostre frasi più
lunghe, articolate e colorite. E’ quanto
emerge da uno studio degli psicologi olandesi
Marrijke Howeler e Arie Vrolijk. Questi
ricercatori hanno voluto mettere alla prova
l’osservazione che quando due si piacciono
tendono a parlare più a lungo e in modo più
particolareggiato. Per verificarlo, hanno
messo assieme un gruppo di 80
partecipanti di entrambi i sessi. Per
prima cosa, i volontari sono stati invitati a
pensare ad un coetaneo dell’altro sesso che
trovavano piacevole e di compagnia e ad uno che
giudicavano non gradevole.
A questa fase era seguita una serie di
domande di controllo sulle due figure che i
soggetti avevano messo a fuoco; le domande
riguardavano i motivi per cui piaceva loro, il
suo grado di istruzione, la sua età, ecc. Dopo
questa introduzione, veniva suggerito di
immaginare che le persone scelte si fossero
recate per un periodo all’estero. Con questa
prospettiva in mente, ai soggetti veniva chiesto
di scrivere loro una lettera. Invece
di metterla nero su bianco, i
partecipanti venivano invitati a
“declamarla” a parole. I discorsi erano
stati quindi registrati e trascritti
letteralmente.
I
ricercatori hanno quindi letto la
“corrispondenza”,
facendo il calcolo del numero di parole
usate. Si sono così resi conto che la quantità
di parole impiegate nei messaggi indirizzati a
chi era giudicato interessante era
considerevolmente maggiore (circa il 50% di
vocaboli in più) rispetto a quella adottata con
le persone non gradite.
Un
altro aspetto che era emerso era una differenza
tra i sessi a seconda del “destinatario”
della lettera: i maschi tendevano ad usare un
vocabolario più nutrito se l’interlocutore
era dello stesso sesso; al contrario, le
donne tendevano ad usare più parole se il
messaggio era indirizzato a un maschio.
Questo non significa naturalmente che quando
usciamo con chi ci piace dobbiamo portarci
dietro il pallottoliere o la calcolatrice.
Tuttavia, se ci accorgiamo che quando si rivolge
a noi fa discorsi più elaborati e completi di
quanto non faccia con gli altri o se, mentre
parliamo da un po’ con lei/lui le sue frasi
diventano più lunghe ed articolate, significa
che cominciamo a piacerle/gli. Le osservazioni e
le indagini di psicologi e antropologi hanno
dimostrato che ci sono anche altri indizi
verbali di attrazione… alcuni più evidenti;
altri più mascherati e sottili. Ad esempio,
tra due interagenti che sono in
sintonia aumentano le espressioni di
cortesia come “grazie, prego, figurati, ecc.”.
Inoltre,
chi desidera piacere all’altro si mostra in
genere più interessato a parlare del partner
che di sé; appare particolarmente attento
ai segnali che indicano che l’altro intende
cambiare argomento o dire la sua; infine,
raccontando della propria persona appare aperto,
ma evita di mettere l’accento su aspetti o
episodi negativi che possano incrinare
l’atmosfera di intesa o che polarizzino il
discorso. Ognuno di noi ha dei modi di dire
personali, usa determinati intercalari o
appartiene a gruppi o categorie che condividono
un lessico per così dire “esoterico”: se il
nostro interlocutore, che non fa parte della
nostra stessa cerchia, comincia dopo un po’ ad
parlare con le espressioni “particolari” che
usiamo noi, vuol dire che è, e vuole essere,
sulla nostra stessa lunghezza d’onda. Un altro
indice verbale dell’attrazione è il
cosiddetto “comportamento responsivo”:
questo atteggiamento rilevato per la prima volta
dall’ipnologo Milton Erickson in individui
spiccatamente predisposti all’ipnosi, è
osservabile anche in chi è coinvolto
emotivamente; quest’ultimo ha un modo di fare
caratteristico: tende a dire di sì o ad annuire
prima ancora che chi parla abbia completato le
frasi.
Esistono
modi anche più nascosti e simbolici di
trasmettere il fatto di essere colpiti da
qualcuno. Secondo lo psicoanalista americano
Robert Langs quando proviamo per qualcuno
sentimenti, emozioni che non vogliamo ammettere
o di cui non siamo ancora consapevoli, tendiamo
a manifestarli
in modo indiretto: in genere, questi
commenti “stridono” con il resto del
discorso e, proprio per questa loro
caratteristica, sono spesso preceduti da un
attimo di silenzio.
Quanto al contenuto, si tratta di
racconti, aneddoti o di osservazioni che
riguardano l’interazione tra due persone che
hanno molto in comune con quanto sta avvenendo
tra noi e l’interlocutore; inoltre, i
personaggi del racconto spesso
assomigliano nel ruolo, nella posizione o
nel modo di fare o anche fisicamente alla nostra
persona e a quella di chi parla. Un esempio è
quello di un’impiegata
in periodo di prova che, mentre parla con il
proprio datore di lavoro contabilità,
all’improvviso e senza motivo alcuno, si metta
a parlare di
Clinton e della sua
relazione con la stagista Levisky. I
punti in comune tra le due situazioni sono
evidenti; di conseguenza il senso di questo
appunto va interpretato più o meno nel modo
seguente: “come
è successo al presidente americano di farsi
coinvolgere dalla sua collaboratrice, potrebbe
anche a lei (e a me) nei suoi confronti” Una
buona intesa fra persone di sesso diverso
dovrebbe superare quelli che sono i comuni
stereotipi dell’interazione verbale fra i
sessi. In misura maggiore o minore siamo
tutti “vittime” di un modo di pensare
“sessista”; questo ci porta spesso a
trascurare cosa il partner veramente ci comunica
e si aspetta dai noi e a conformarci invece a
regole implicite apprese con l’identificazione
nei ruoli sessuali.
Uomini
e donne infatti hanno modi di parlare e stili di
conversazione piuttosto diversi…a
cominciare dal tono di voce:
quello delle donne è generalmente più alto di
quello maschile; questo in parte è dovuto alla
conformazione delle corde vocali, ma le
differenze tra i due sessi al riguardo non sono
spiegabili solo con differenze anatomiche.
Entrambi i sessi adattano le loro voci
alle attese culturali; i maschi in modo da
suggerire l’idea di avere un corpo più
grosso; mentre per le donne è il contrario:
tendono a far suonare la loro voce come se
provenisse da un corpo più esile; questo
artificio fa risultare le loro voci più
infantili e in alcuni casi, sciocche. Questa
prima “regola” induce il sesso maschile a
dare poco peso a quanto detto da una
interlocutrice femminile e a prestare meno
attenzione a quando da segno di voler
intervenire nella conversazione. Naturalmente,
questo può risultare molto frustrante per una
donna, specie se accade ai primi incontri.
L’antropologo David Givens puntualizza nel suo
libro “Love Signals” come le rappresentanti
del gentil sesso apprezzino particolarmente chi
nello scambiare delle battute, mostri, a
dispetto delle abitudini e dei pregiudizi
illustrati, di essere attento alle parole di
lei, di dare importanza alle sue opinioni e di
cogliere il punto di vista
dell’interlocutrice.
Altri studi sugli stili di conversazione
dei due generi sessuali, mettono in evidenza che
le donne propongono più argomenti, ma
è quasi sempre è l’uomo a selezionare il
tema del discorso. Le donne inoltre sono più
attente a rispondere a tono e prontamente.
Inoltre, usano molto più dell’uomo segnali
non verbali che incitano l’altro a proseguire
come l’annuire, sollevare le sopracciglia,
portare il busto in avanti e fare suoni vocalici
come “mmm”, “ahh” e via
dicendo. Proprio per i limiti che una donna
riscontra comunemente nell’interagire con un
uomo, trova particolarmente piacere quando
incontra qualcuno che, una volta tanto, le
dimostri altrettanto tatto, sensibilità nel
conversare e che appare sinceramente interessato
a ciò che ha da dire. |