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Buon giorno, oggi è mercoledì 24 maggio 2017

Il linguaggio dell'amore

Seduzione: Il linguaggio dell'amore

Seduzione: Quando parliamo con chi ci piace, le parole che scegliamo, il modo di affrontare la conversazione e gli argomenti che portiamo possono rivelare il nostro interesse; vediamo come.

L’uso di parole che hanno un significato valido solo all’interno di una relazione, il chiamarsi invece che per nome con vezzeggiativi o nomignoli è uno degli aspetti che contraddistingue la comunicazione verbale di una coppia affiatata. La presenza o l’assenza di questi “codici” in momenti di crisi del rapporto si è dimostrata un valido indicatore per capire il destino dell’unione.

La personalizzazione del linguaggio tuttavia non è esclusivo delle coppie fatte; già quando due persone si attraggono, cominciano a modificare il loro vocabolario solito; così come le maniere di esprimersi. Per prima cosa, il discorso di chi prova piacere a stare con qualcun altro sembra più ricco; non solo di contenuti, ma anche di parole: in altre parole, più ci piace qualcuno, più glielo comunichiamo indirettamente rendendo le nostre frasi più lunghe, articolate e colorite. E’ quanto emerge da uno studio degli psicologi olandesi Marrijke Howeler e Arie Vrolijk. Questi ricercatori hanno voluto mettere alla prova l’osservazione che quando due si piacciono tendono a parlare più a lungo e in modo più particolareggiato. Per verificarlo, hanno messo assieme un gruppo di 80  partecipanti di entrambi i sessi. Per prima cosa, i volontari sono stati invitati a pensare ad un coetaneo dell’altro sesso che trovavano piacevole e di compagnia e ad uno che giudicavano non gradevole.  A questa fase era seguita una serie di domande di controllo sulle due figure che i soggetti avevano messo a fuoco; le domande riguardavano i motivi per cui piaceva loro, il suo grado di istruzione, la sua età, ecc. Dopo questa introduzione, veniva suggerito di immaginare che le persone scelte si fossero recate per un periodo all’estero. Con questa prospettiva in mente, ai soggetti veniva chiesto di scrivere loro una lettera. Invece  di metterla nero su bianco, i  partecipanti venivano invitati a “declamarla” a parole. I discorsi erano stati quindi registrati e trascritti letteralmente.

I ricercatori hanno quindi letto la “corrispondenza”,  facendo il calcolo del numero di parole usate. Si sono così resi conto che la quantità di parole impiegate nei messaggi indirizzati a chi era giudicato interessante era considerevolmente maggiore (circa il 50% di vocaboli in più) rispetto a quella adottata con le persone non gradite.

Un altro aspetto che era emerso era una differenza tra i sessi a seconda del “destinatario” della lettera: i maschi tendevano ad usare un vocabolario più nutrito se l’interlocutore era dello stesso sesso; al contrario, le donne tendevano ad usare più parole se il messaggio era indirizzato a un maschio. Questo non significa naturalmente che quando usciamo con chi ci piace dobbiamo portarci dietro il pallottoliere o la calcolatrice. Tuttavia, se ci accorgiamo che quando si rivolge a noi fa discorsi più elaborati e completi di quanto non faccia con gli altri o se, mentre parliamo da un po’ con lei/lui le sue frasi diventano più lunghe ed articolate, significa che cominciamo a piacerle/gli. Le osservazioni e le indagini di psicologi e antropologi hanno dimostrato che ci sono anche altri indizi verbali di attrazione… alcuni più evidenti; altri più mascherati e sottili. Ad esempio,  tra due interagenti che sono in  sintonia aumentano le espressioni di cortesia come “grazie, prego, figurati, ecc.”.

Inoltre, chi desidera piacere all’altro si mostra in genere più interessato a parlare del partner che di sé; appare particolarmente attento ai segnali che indicano che l’altro intende cambiare argomento o dire la sua; infine, raccontando della propria persona appare aperto, ma evita di mettere l’accento su aspetti o episodi negativi che possano incrinare l’atmosfera di intesa o che polarizzino il discorso. Ognuno di noi ha dei modi di dire personali, usa determinati intercalari o appartiene a gruppi o categorie che condividono un lessico per così dire “esoterico”: se il nostro interlocutore, che non fa parte della nostra stessa cerchia, comincia dopo un po’ ad parlare con le espressioni “particolari” che usiamo noi, vuol dire che è, e vuole essere, sulla nostra stessa lunghezza d’onda. Un altro indice verbale dell’attrazione è il cosiddetto “comportamento responsivo”: questo atteggiamento rilevato per la prima volta dall’ipnologo Milton Erickson in individui spiccatamente predisposti all’ipnosi, è osservabile anche in chi è coinvolto emotivamente; quest’ultimo ha un modo di fare caratteristico: tende a dire di sì o ad annuire prima ancora che chi parla abbia completato le frasi.

Esistono modi anche più nascosti e simbolici di trasmettere il fatto di essere colpiti da qualcuno. Secondo lo psicoanalista americano Robert Langs quando proviamo per qualcuno sentimenti, emozioni che non vogliamo ammettere o di cui non siamo ancora consapevoli, tendiamo a manifestarli  in modo indiretto: in genere, questi commenti “stridono” con il resto del discorso e, proprio per questa loro caratteristica, sono spesso preceduti da un attimo di silenzio.  Quanto al contenuto, si tratta di racconti, aneddoti o di osservazioni che riguardano l’interazione tra due persone che hanno molto in comune con quanto sta avvenendo tra noi e l’interlocutore; inoltre, i personaggi del racconto spesso  assomigliano nel ruolo, nella posizione o nel modo di fare o anche fisicamente alla nostra persona e a quella di chi parla. Un esempio è quello di  un’impiegata in periodo di prova che, mentre parla con il proprio datore di lavoro contabilità, all’improvviso e senza motivo alcuno, si metta a parlare  di  Clinton e della sua  relazione con la stagista Levisky. I punti in comune tra le due situazioni sono evidenti; di conseguenza il senso di questo appunto va interpretato più o meno nel modo seguente:  come è successo al presidente americano di farsi coinvolgere dalla sua collaboratrice, potrebbe anche a lei (e a me) nei suoi confrontiUna buona intesa fra persone di sesso diverso dovrebbe superare quelli che sono i comuni stereotipi dell’interazione verbale fra i sessi. In misura maggiore o minore siamo tutti “vittime” di un modo di pensare “sessista”; questo ci porta spesso a trascurare cosa il partner veramente ci comunica e si aspetta dai noi e a conformarci invece a regole implicite apprese con l’identificazione nei ruoli sessuali.

Uomini e donne infatti hanno modi di parlare e stili di conversazione piuttosto diversi…a  cominciare dal tono di voce: quello delle donne è generalmente più alto di quello maschile; questo in parte è dovuto alla conformazione delle corde vocali, ma le differenze tra i due sessi al riguardo non sono spiegabili solo con differenze anatomiche.  Entrambi i sessi adattano le loro voci alle attese culturali; i maschi in modo da suggerire l’idea di avere un corpo più grosso; mentre per le donne è il contrario: tendono a far suonare la loro voce come se provenisse da un corpo più esile; questo artificio fa risultare le loro voci più infantili e in alcuni casi, sciocche. Questa prima “regola” induce il sesso maschile a dare poco peso a quanto detto da una interlocutrice femminile e a prestare meno attenzione a quando da segno di voler intervenire nella conversazione. Naturalmente, questo può risultare molto frustrante per una donna, specie se accade ai primi incontri. L’antropologo David Givens puntualizza nel suo libro “Love Signals” come le rappresentanti del gentil sesso apprezzino particolarmente chi nello scambiare delle battute, mostri, a dispetto delle abitudini e dei pregiudizi illustrati, di essere attento alle parole di lei, di dare importanza alle sue opinioni e di cogliere il punto di vista dell’interlocutrice.  Altri studi sugli stili di conversazione dei due generi sessuali, mettono in evidenza che le donne propongono più argomenti, ma è quasi sempre è l’uomo a selezionare il tema del discorso. Le donne inoltre sono più attente a rispondere a tono e prontamente. Inoltre, usano molto più dell’uomo segnali non verbali che incitano l’altro a proseguire come l’annuire, sollevare le sopracciglia, portare il busto in avanti e fare suoni vocalici come “mmm”, “ahh” e via dicendo. Proprio per i limiti che una donna riscontra comunemente nell’interagire con un uomo, trova particolarmente piacere quando incontra qualcuno che, una volta tanto, le dimostri altrettanto tatto, sensibilità nel conversare e che appare sinceramente interessato a ciò che ha da dire.

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Pagina aggiornata al 19/04/2007

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