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Un regno di malintesi

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Seduzione: Un regno di malintesi

Seduzione: Il corteggiamento è un terreno infido, pieno di insidie e trabocchetti; dove quello che sembra non sempre è ciò che é.

Il corteggiamento è un terreno insidioso e pieno di equivoci: spesso di fronte a qualcuno che ci piace, siamo insicuri rispetto ai suoi segnali; se in altre circostanze ci sapremmo mostrare più precisi e sfacciati, lì tendiamo a diventare insicuri e confusi. Alle volte, poi fraintendiamo del tutto i segnali che cogliamo: in altre parole, vediamo segni di invito dove non ci sono e, per contro, non siamo capaci di cogliere messaggi realmente rivolti a noi. Questa incertezza è in parte dovuta a pregiudizi, a consuetudini e ad una “mentalità” insita nella società occidentale. Gli psicologi americani Harnish, Abbey, and DeBono affermano che i tradizionali stereotipi sessuali prevedono che una donna inizialmente faccia la preziosa; cioè resista alle prime avance dell’uomo; anche qualora lo trovi attraente e si proponga di corrisponderlo.

Il copione che impone alle donne di nascondere l’interesse per un uomo, aumenta l’ambiguità della comunicazione: una donna può inviare così messaggi contraddittori; ad esempio, dire di “no”, ma non scostarsi dal partner. Il sesso forte dal canto suo,  spesso consapevole di queste regole non scritte, è indotto a credere che la riluttanza femminile – dire “no” e intendere “si”-  o il rifiuto delle loro avance sessuale possa essere solo una messa in scena. Un’altra tattica femminile nell’interazione con l’altro sesso è mostrare compiacenza e complicità – dire “sì” e intendere “no” - quando questo serve ad un altro scopo; ad esempio ottenere un favore. Naturalmente, queste “contorsioni” danno ampio spazio all’equivoco e alla confusione. Gli uomini possono interpretare la ritrosia di una donna come il “desiderio” di essere corteggiata di più o come una richiesta implicita di spingersi più in là per dare prova di un interesse genuino.

Ci sono poi donne che usano la resistenza per “partito preso”; uno studio di Muehlenhard e Hollabaugh ha dimostrato che c’è una relazione tra il questo modo di fare e certi tratti di personalità: chi tende rifiutare le avance per principio, tende a rivestire in modo più tipico i ruoli sessuali, trova più accettabile la violenza nella coppia ed è più incline ad accogliere l’idea che la donna desideri essere costretta al rapporto. In modo analogo, gli uomini che ritengono che le donne usino una forma di resistenza apparente tendono più facilmente ad essere portati alla prevaricazione rispetto agli uomini che non hanno questa credenza.  I ricercatori statunitensi Osman e Davis hanno dimostrato che gli uomini che tendono a credere che la resistenza sia una tattica, tendono ad a dare meno peso al rifiuto verbale della donna e ad essere più sensibili agli indizi non verbali di disponibilità.

Gli psicologi Martie Haselton e David Buss dell’Università di Austin in Texas, hanno inoltre accertato come in generale gli uomini tendano a sopravalutare le intenzioni sessuali di una donna. Nel loro studio, per contro, le donne minimizzavano i segnali con cui gli uomini manifestano l’intenzione di impegnarsi. Curiosamente, però quando questi ultimi dovevano valutare le intenzioni sessuali della propria sorella nei confronti di sconosciuti, tendevano a giudicarle  “sinceramente” riservate. Due psicologi dell’Università di Tokio, Sakaguchi e Hasegawa e il loro collega Jonsson dell’Università di Reykiavic in Islanda hanno formulato un esperimento per capire come mai certe donne ricevano più di altre delle avance; altro scopo dello studio era ancora investigare cosa faccia un uomo quando non riceve alcun segno di interesse da una donna, ma intende comunque tentare l’approccio.

Solitamente la disponibilità all’approccio viene quasi sempre segnalata dalla donna in modo sottile e discreto attraverso il proprio linguaggio del corpo. L’antropologo Adam Kendon ha osservato in una sua ricerca che l’uomo tende a non farsi vicino se non riceve almeno un minino segnale di incoraggiamento. E’ pure vero però che alcuni uomini si fanno avanti anche in assenza di “segni di invito” o quando questi sono appena abbozzati. In quel caso, commentano Sakaguchi e colleghi, l’uomo potrebbe cercare di cercare prima un’intesa sul piano non verbale. Questo hanno supposto gli autori potrebbe essere fatto attraverso una “tecnica” che è abitualmente usata dalle donne per fare trapelare l’interesse: la, cosiddetta,  sincronizzazione dei movimenti. Sincronizzazione significa rispecchiare più o meno simultaneamente un comportamento dell’altro (come una postura o l’inclinazione del busto), o più spesso, coordinare i propri gesti con quelli dell’altro: generalmente è la donna che dà il “la”, ad esempio passandosi una mano fra i capelli o dondolandosi sulla sedia;, al che l’uomo risponde con un altro comportamento come lisciarsi la cravatta, toccarsi l’avambraccio, appoggiando la mano sulla coscia o in altro modo.  Se quando la donna ripete il gesto, l’uomo risponde con lo stesso segnale che ha dato la prima volta, significa che si è creata sintonia: in sostanza, l’interazione sul piano non verbale diventa una specie di tango dove i movimenti dell’uno seguiti da precisi “passi” dell’altro.

Spesso a quel punto la donna “prende atto” (seppure in modo inconscio) della sintonia e si mostra intenzionata in modo più esplicito ad approfondire la conoscenza. Tornando a questo punto allo studio in esame, i tre ricercatori hanno voluto appunto verificare se anche l’uomo è capace di cercare questa “sincronia” quando non trovi appigli nella prescelta. Un’altra osservazione che questi studiosi hanno fatto è, come premesso, che alcune donne ricevono più attenzioni dagli uomini di altre; l’ipotesi dei ricercatori è stata allora che questa “accessibilità” sia dovuta al fatto che le prime sincronizzino il proprio comportamento su quello degli astanti anche quando non hanno intenzione di flirtare; in questo modo, naturalmente, incorrono nel rischio di così essere fraintese. Per mettere alla prova le loro supposizioni, gli psicologi hanno quindi creato un gruppo misto (cioè un numero uguale di partecipanti di entrambi i sessi) di 50 persone. Il piano dell’esperimento prevedeva che uno degli sperimentatori accompagnasse due individui di sesso opposto in una sala, dove venivano filmati a loro insaputa, e poi li lasciasse solo per una decina di minuti, assentandosi con un pretesto. Prima che i partecipanti venissero congedati, veniva chiesto loro separatamente di compilare un questionario: la prima parte delle domande aveva lo scopo di chiarire con quanta frequenza le volontarie femminili fossero di solito “abbordate” negli ambienti pubblici.

La seconda “trance” invece intendeva valutare in che misura trovassero attraente il partner dell’esperimento. Sulla base delle prima sezione del questionario, le donne erano state divise in due gruppi: “riservate” e disponibili”.  A quel punto, venivano quindi analizzati i filmati. E l’esito non ha deluso le aspettative … … le donne più disponibili effettivamente tendevano a sviluppare una più marcata coordinazione con i movimenti degli individui con cui interagivano. Nel caso delle “ritrose” invece era quasi sempre l’uomo a cercare di sincronizzarsi con il loro comportamento. Verrebbe da pensare che le “disponibili” siano più facili: ma anche qui l’esito era tutt’altro che scontato; l’esame dei questionari ha infatti fatto capire che queste ultime cercano la coordinazione non per attrazione (lo facevano con tutti) o per “civetteria”, ma come una forma di controllo dell’interazione. Alla fine, questo studio mette in luce che la “sincronia” è un’importante modo per “rompere il ghiaccio” ed “entrare nelle grazie dell’altro … ma avverte: le donne che adottano questo modo di fare con tutti … sono tutt’altro che “facili”!

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Pagina aggiornata al 19/04/2007

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