|
Seduzione:
Una donna nei primi minuti di un’interazione con un uomo può risultare
equivoca, ma solo per “cautela”; quello che veramente conta è come si comporta nel proseguo dell’interazione.
Quando
qualcuno ci piace, il nostro corpo lo tradisce:
gesti, movenze, autocontatti ed altre azioni
alcune intenzionali altre involontarie, svelano
i nostri impulsi. Di solito, la prima cosa che
facciamo è puntare l’altro con gli occhi;
sostiamo così per qualche istante su lei o lui
e quasi subito distogliamo lo sguardo.
Il
passo che, in genere, segue è abbassare la
testa o girarla altrove; spesso poi di nuovo
un’altra occhiata. Se poi siamo proprio
“affascinati” tendiamo a quel punto a dare
messaggi più diretti come: mantenere lo
sguardo, fissare la persona a lungo e cominciare
a muoverci in sincronia. Lo psicologo Tim.
Perper e ha osservato nei bar che le donne,
in questa situazione,
fanno un primo sottile movimento;
di solito poco più che stare vicino al loro
bersaglio.
Con
altri comportamenti quasi impercettibili la
donna riesce a indurre l’uomo a farsi avanti:
esaminando il comportamento del gentil sesso ad
un primo incontro, l’etologo Karla Grammer e
altri ricercatori hanno osservato come se la
donna è interessata a qualcuno, i suoi
movimenti, dopo che hanno scambiato qualche
parola, diventano più lenti, frequenti e
sinuosi. Queste sollecitazioni sono quasi sempre
necessarie per “provocare” le attenzioni dei
maschietti presenti o del prescelto. Gli
uomini, dal canto loro, sono convinti di
essere loro a prendere l’iniziativa ma, a
loro insaputa, lo fanno solo quando ricevono dei
sottili segnali di accettazione da parte
femminile. Alcune osservazioni mostrano che però
se maschio
è in competizione con dei rivali, tende ad
essere più frettoloso e “punta la preda”
anche se i segnali di invito sono stati minimi..
Per investigare in che modo la donna
conduca il gioco, Karl Grammer e altri studiosi
tedeschi hanno ricreato delle situazioni di
incontro in modo artificiale e hanno filmato le
interazioni che ne seguivano.
Il
disegno dell’esperimento comportava che un
uomo e una donna fossero fatti incontrare in una
saletta con il pretesto di partecipare ad uno
studio non precisato. Lo sperimentatore dopo
averli fatti accomodare, si assentava quasi
subito dicendo di avere appena ricevuto una
telefonata. I due così si ritrovavano soli per
circa 3 minuti. Gli “sprovveduti” in quel
momento non avevano idea di quanto sarebbero
durato il “tête
à tête”. Questo stratagemma era stato
ideato perché siccome non i partecipanti non
sapevano quanto tempo avrebbero avuto a
disposizione; così, se fossero stati
interessati l’uno all’altro, dovevano
“spicciarsi” a manifestare le loro
intenzioni. Dopodiché, il ricercatore tornava
dicendo che si sarebbe assentato per altri 10
minuti.
L’ipotesi
degli studiosi è che le cose più
“piccanti” si sarebbero visti nella prima
fase (i tre minuti), mentre la seconda sarebbe
stata di conferma dei messaggi mandati la prima
volta. Al momento dell’esame dei dati, si sono
però avute delle sorprese. Innanzitutto, sembra
che tutte le donne (in misura maggiore o
minore), nei primi minuti, mostrassero
atteggiamenti “equivocabili”
indipendentemente dalla loro attrazione per il
partner; in altre parole, annuivano con una
certa frequenza, lanciavano brevi sguardi di
sottecchi, si spostavano esibendo il seno e cosi
via, ma lo “facevano con tutti”! Per contro
pochissime donne, e in modo comunque moderato,
davano segni di stizza o di rifiuto: anche
quando non erano per niente interessate
all’altro. La combinazione di segnali che
possano essere fraintesi e l’assenza di
messaggi di rifiuto, secondo gli studiosi, servirebbe
alla donna per tenere sotto controllo la
situazione; non andrebbe quindi interpretato
come una sollecitazione o come disponibilità.
Proprio la seconda fase invece si è rivelata
determinante: nei dieci minuti della seconda
assenza dello sperimentatore, le rappresentanti
del gentil sesso realmente attratte continuavano
a dare segni di attrazione, mentre le altre
apparivano più “svogliate” e distratte. In
generale, comunque nella seconda tranche, tutte
continuavano a non dare segnali di rifiuto; se
non in un caso: quando il maschio nei primi 3
minuti si mostrava troppo “chiacchierone” e
interessato. Sulla base di questo studio,
possiamo quindi arguire che la prima impressione
che da una donna in un primo momento non è
quella vera; sembra senta il bisogno di
“prendere le redini” dell’interazione e
questo la porta ad essere equivocata. Il momento
fatidico perciò e quello che la donna fa se
l’interazione prosegue: se i suoi segnali
continuano a mostrare interesse e disponibilità
allora l’attrazione è genuina. |