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Buona sera, oggi è venerdì 23 giugno 2017

Il momento giusto

Seduzione: Il momento giusto

Seduzione: Gli approcci o le avance possono non funzionare non perché siano in sé sbagliati, ma perché si sono scelti  male i tempi; con un po’ di accortezza, si può imparare a cogliere il momento giusto…specie quando il bersaglio è lei

Certe volte il tempo è cruciale; anche nel corteggiamento, calare le proprie mosse con tempismo è un fattore tutt’altro che trascurabile per avere successo; fare un’avance, inserirsi nella conversazione, chiedere a qualcuno di uscire al momento sbagliato possono vanificare ogni sforzo di coinvolgere l’altra persona. Quando intendiamo fare un approccio è essenziale “cogliere l’attimo”: se lei, ad esempio, si trova in un bar o in una discoteca e vuole essere avvicinata, creerà ad arte degli “intermezzi” per dargli l’opportunità di agganciarla; così, si staccherà da gruppo senza una meta precisa (a volte,  lanciando prima un’occhiata al prescelto); oppure, potrà muoversi dal punto A (il tavolo con gli amici) al punto B (la toilette, ad esempio) scegliendo un percorso tortuoso, scomodo e smodatamente lungo: questo con il solo scopo di sostare nei paraggi di chi le interessa.

In quest’ultima situazione, è meglio che lui la lasci completare la sua messa in scena ed aspettarla al varco quando lei è uscita dai servizi.

Un’altra circostanza propizia si verifica quando lei si avvicina e si appoggia al muro o al bancone a due passi da lui (in genere, guardando distrattamente in giro); oppure, in discoteca, lo raggiunge e poi si mette a ballare, rimanendo a distanza di circa un metro dal prescelto. Ci sono frangenti in cui è proprio controproducente cercare un contatto. Sarebbe decisamente sbagliato, ad esempio, cercare di “rompere il ghiaccio” quando lei sta conversando con delle amiche, quando lei sta rovistando in borsetta per pagare la consumazione o sta parlando al telefonino. Anche la situazione in cui lei ha appena litigato con un amica non è proprio congeniale per un approccio.

Diversa è la situazione in cui lei abbia avuto un battibecco con uno sconosciuto o il gestore del locale: un commento negativo su quell’individuo potrebbe farle sentire che qualcuno le è solidale e verrebbe sicuramente apprezzato. Un grosso errore è trattenere o cercare un dialogo con chi va di fretta; potrebbe non solo essere sbrigativa, ma seccarsi. Segni che avvertono di questa intenzione sono ad esempio, dopo un po’ che si interagisce cominciare a raccogliere, riordinare o rimettere via le proprie cose o, entrando in un bar, tenersi il soprabito o il cappotto addosso e, naturalmente, gettare l’occhio sull’orologio. Altri comportamenti di chi ha premura sono orientarsi verso l’uscita o fare qualche passo in quella direzione mentre si sta ancora chiacchierando; dello stesso avviso sono, da seduti, appoggiare le mani sui braccioli della sedia, sollevare i talloni, portare il busto in avanti.

Se poi, si viene proprio intralciati, ma non si vuole essere sgarbati, si possono dare segni di nervosismo e di impazienza: si può tamburellare con le dita, si possono muovere le dita all’interno delle scarpe;  oppure stropicciare una cartina o ancora da seduti, dondolare il busto avanti e indietro. Può anche capitare che la persona che abbiamo puntato potrebbe interessarsi a noi, ma non è il momento adatto per farci avanti: lei può essere già impegnata o aver appena chiuso una relazione e per un po’ preferire di rimanere sola; o, ancora, può stare per trasferirsi in un’altra città o essere troppo concentrata sul lavoro per prendere in esame una relazione.

Se la situazione è di questo genere, meglio battere in ritirata, almeno all’apparenza, e riproporsi nelle vesti di amico o di confidente: non si sa mai che più in l° non si ammorbidisca. Alle volte la richiesta di fissare un incontro nel momento meno opportuno può dare luogo ad un rifiuto anche quando tutto sembra filare liscio. Se quindi il “contenzioso” è un appuntamento, lei potrebbe  negarsi con ragioni del tipo di: “devo lavarmi i capelli”; “sono già in parola con un amica”; “sono stanca”, “la mattina dopo devo alzarmi presto” e via dicendo. Naturalmente, potrebbero trattarsi anche di scuse belle e buone; in questo caso, argomenti come questi sono una sorta di asso nella manica che viene usato, quando tutti gli altri segnali per dissuadere il pretendente sono stati ignorati. Eh sì, perché prima di ricorrere a “cavalli di battaglia” di questo genere, lei avrà dato sicuramente altri indizi che avrebbero dovuto scoraggiare il “galletto”: ad esempio, lei ha sempre evitato di trovarsi da sola con lui; quando lui le ha chiesto di venire a prendere un caffè o un aperitivo, doveva sempre da correre ad un appuntamento o si era già messa d’accordo con altre persone; nelle conversazione pur rispondendo educatamente alle domande di lui, non ha mai preso a raccontare qualcosa di propria iniziativa; inoltre, quando le è stato chiesto qualcosa, ha sempre replicato in modo generico, senza mai lasciarsi scappare niente di personale.

Questo sul piano verbale; su quello non verbale gli sguardi di lei magari non sono mai stati diretti o si è sempre irrigidita quando è stata toccata; o ancora, si è sempre tenuta a debita distanza mentre interagiva con lui (più di 1 metro). Talvolta, i motivi del rifiuto invece possono essere sinceri: spesso, in quel caso, sono verosimili (lo si può appurare conoscendo le abitudini di lei); sono dettagliati e circostanziati (invece di dire solo che deve badare alla sorellina; racconta che i suoi sono andati ad una lezione di ballo); lei si mostra veramente dispiaciuta; propone lei stessa delle occasioni per rivedersi.

Come ci si comporta in questi casi?

1)   Per prima cosa, il rifiuto va accettato come vero.

2)   Non risentirsi o mostrarsi contrariati se lei dice di no; sorridere comunque.

3)   Riconoscere di essere piuttosto impegnato a propria volta.

4)   Per accertarsi che le ragioni siano vere, chiedere (senza farlo apparire un interrogatorio) informazioni più precise (come “quanti anni ha tua sorella?” “Che programma avete tu e le tue amiche?”

5)   Poi, vanno cercate delle scappatoie e degli escamotage per ovviare all’impiccio (se si lava i capelli, le si propone di uscire più tardi; se deve tenere una bambina, le si dice che può provvedere nostra sorella).

6)   Vanno proposte delle alternative (se non può stasera, le si chiede se è libera un altro giorno).

7)   Se tutto questo non funziona…beh, è meglio trovare un altro bersaglio.

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Pagina aggiornata al 19/04/2007

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