Gli
occhi dell’essere umano sono una
struttura estremamente sofisticata: grazie
alla coordinazione dei muscoli che
l’attorniano, l’occhio ha un movimento più
veloce ed articolato di qualsiasi altra parte
del corpo; la posa delle sopracciglia, la
dilatazione e il restringimento della pupilla,
la maggiore o minore sporgenza del bulbo
contribuiscono poi a conferire a questa
parte del volto un’espressività superiore a
qualsiasi altra zona. Proprio per questo motivo,
lo sguardo ha un importantissima funzione nel
regolare le interazioni umane e svolge un
ruolo fondamentale negli scambi amorosi. Ogni
fase del corteggiamento e del flirt è scandita
e accompagnata da un ”concerto” di scambi di
occhiate; specie le donne sembra siano
particolarmente capaci di gestire gli sguardi
così da segnalare interesse e, al tempo stesso,
indurre il prescelto a farsi avanti. Lo
psicologo inglese Knut Kampe, assieme ad alcuni
colleghi, ha scoperto che il fatto di essere
guardati da una persona dell’altro sesso che
si giudica attraente attiva i circuiti
neurologici del piacere… e quindi ci
motiva a conoscerla e ad interagire con lei.
Questi
ricercatori hanno mostrato dei ritratti di
uomini e donne attraenti o ordinari ad un gruppo
di partecipanti di entrambi i sessi e ne hanno
registrato l’attività cerebrale con
un’apparecchiatura che consente di
visualizzare momento per momento quali aree del
cervello sono in funzione.
I volti fotografati in alcune diapositive
guardavano l’obiettivo (e questo da
l’impressione che
chi è ripreso stia fissando chi guarda)
oppure portavano lo sguardo altrove.
Gli
studiosi hanno così constatato come se i
soggetti osservavano un viso dai bei lineamenti
che li “osservava”, si “accendeva” la
regione del cervello responsabile delle
sensazioni di piacere e dell’attrazione.
Se invece la faccia mostrata non era attraente,
questo non accadeva ed era perciò irrilevante
dove rivolgesse lo sguardo.
L’aspetto
curioso è che la reazione avveniva in modo
indipendente dal sesso di chi era ritratto;
questo spiegherebbe perché nella vita di ogni
giorno siamo in genere più disponibili,
concilianti e condiscendenti quando siamo
avvicinati da una persona di bella presenza
rispetto a quando chi lo fa abbia un aspetto
comune o non gradevole.
Prima di tutto però l’esperimento suggerisce
che se siamo attratti da qualcuno conviene
fargli capire che ci colpisce … magari con
qualche “sguardo furtivo”: la “promessa”
contenuta in quello sguardo aumenterà le nostre
chance di piacergli.
I
nostri messaggi non devono essere però troppo
espliciti: altrimenti potremmo sembrare scontati
o quanto meno, metterci in una posizione
potenzialmente imbarazzante agli occhi della
persona da cui siamo attratti e dei presenti.
In effetti, è molto che comune che i primi
scambi nell’interazione fra
i sessi siano equivoci; l’ambiguità,
se da un lato può dare luogo a fraintendimenti,
consente anche di salvare la faccia in caso
l’altro non corrisponda i nostri sentimenti e
lo può spingere a farsi più esplicito proprio
perché incoraggiato dal nostro comportamento.
I due sessi hanno due stili diversi nel
guardare.
Le
donne raramente guardano fissamente o a
lungo un uomo, mentre il contrario è
piuttosto comune. Quando una donna cammina per
strada, ad esempio, si è osservato che tende a
mantenere lo sguardo sopra le teste delle
persone che incrocia; se un uomo poi
cerca i suoi occhi, lei distoglie quasi
subito lo sguardo.
Il
modo di mostrare interesse del gentil sesso è
solitamente discreto e raffinato; spesso una
donna che cerchi compagnia o sia attratta da un
uomo, sembra guardare distrattamente attorno. Ciò
che rivela la non innocuità di queste occhiate
sono due sottigliezze:
-
non si sofferma su niente in particolare
(questo segnale significa sono disponile
all’approccio per cui “fatevi avanti”);
-
durante questa panoramica, il suo sguardo
sosta anche per un attimo su un individuo
preciso (in questo caso, può essere attratta da
quella persona e non volere darlo a vedere
oppure può essersi accorta solo in quel momento
che c’è chi uno che le piace).
Naturalmente, lo
sguardo può rivelare attrazione anche quando la
conversazione è già in corso: quando
interagiamo con qualcuno che ci è indifferente,
i nostri occhi si poseranno soprattutto nella
regione al di sotto della testa e all’altezza
delle mani. Se al contrario qualcuno ci piace,
tendiamo a guardarlo più frequentemente del
comune negli occhi.
Abitualmente,
guardiamo di più quando stiamo ascoltando che
quando parliamo: così, se il nostro
interlocutore punta gli occhi su di noi mentre
sta dicendo la sua, è probabile che provi
attrazione per noi …a meno che non stia
cercando di convincerci di qualcosa (i suoi
sguardi allora hanno lo scopo di controllare che
effetto fanno le proprie argomentazioni).
Lo stesso vale se colui con cui stiamo
conversando ci fissa mentre stiamo illustrando
qualcosa.
Di norma, per comprendere il senso delle parole
che ascoltiamo, spostiamo lo sguardo nelle
diverse direzioni; questi movimenti ci danno
modo di costruire delle rappresentazioni mentali
di quello che sentiamo.
Così,
se parliamo a qualcuno e quest’ultimo, mentre
dovrebbe fare questo “sforzo”, ci guarda
senza motivo (e per più di un istante)
fissamente, quasi sicuramente gli piacciamo.
Un’interessante studio sul valore dello
sguardo nell’attrazione è stato
condotto dalla psicologa Sarah Tragesser
dell’Università del Colorado in America.
Più precisamente, la ricercatrice voleva
verificare se ci fosse corrispondenza tra i
commenti riportati a voce sulla gradevolezza di
qualcuno e la frequenza e l’intensità con cui
lo guardiamo quando interagiamo con lui o lei.
La
studiosa ha chiesto la partecipazione di 80
volontari: metà uomini e metà donne di età
fra i 18 e i 44 anni.
I soggetti, in coppie miste, venivano fatti
accedere in una saletta che assomigliava ad una
sala d’attesa in modo così da ricreare una
situazione in cui gli incontri e gli scambi
avvengono casualmente e spontaneamente.
Le scene erano riprese con una telecamera
nascosta.
I
partecipanti erano invitati a sedere nella
stanza con lo scopo apparente di compilare dei
test; quasi subito però sperimentatore con il
pretesto di non avere abbastanza fogli per tutti
usciva dall’aula e tornava sei minuti dopo. La
coppia veniva quindi lasciata interagire
liberamente e filmata.
Al termine veniva richiesto
separatamente ed ad entrambi di esprimere i
propri giudizi sull’attrattiva del
partner con cui si erano intrattenuti.
Dall’indagine è emerso che le donne
tendevano a guardare molto di più quando
avevano dichiarato di trovare interessante il
partner sperimentale; inoltre, se riferivano
che avrebbero gradito flirtare, lo guardavano
ripetutamente e timidamente negli occhi.
Anche
per i
maschi valeva la corrispondenza tra giudizi
estetici e intensità degli sguardi. Allo
stesso modo, la loro ammissione di pensare a un
flirt con la partner andava a braccetto con il
numero di occhiate che le davano. A
differenza delle donne, però se
ritenevano che la loro compagna fosse bella,
la guardavano con molta più insistenza e a
lungo.