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Seduzione:
Grana, carnagione e omogeneità rendono un volto femminile più o meno attraente; la scienza spiega perché…e illustra anche come il colorito del volto femminile nasconda “luci” e “ombre” estremamente affascinanti.
E’
un fatto conosciuto che il colore della pelle
può suscitare atteggiamenti anche molto forti:
il razzismo è proprio basato su una differenza
nel colore dell’epidermide. Oltre a situazione
così estreme, sappiamo comunque
tutti che una pelle abbronzata diventa più
attraente; chi non fa ogni tanto una lampada UVA
o non si fionda al sole in estate per sfoggiare
un bel colorito? L’aspetto della pelle (specie
di quella del volto) è particolarmente
importante per le donne che, in relazione a
differenze in quanto a omogeneità, luminosità
o levigatezza dell’epidermide della faccia,
possono risultare
più
o meno attraenti.
Una pelle senza difetti infatti è segno
di un organismo sano e di fertilità.
Alcune
ricerche hanno dimostrato che l’uso di
fondotinta o fard da parte del sesso femminile
ha proprio la funzione di restituire alla pelle
quel tono compatto segno di buona salute.
Delle indagini in campo dermatologico hanno
dimostrato una relazione tra un disequilibrio
degli ormoni sessuali e lo sviluppo di dermatosi
nelle donne; anche l’acne sembra dipendere in
buona parte da un eccesso di testosterone,
l’ormone maschile.
Sempre una presenza elevata di
quest’ultimo e una carenza di estrogeni (gli
ormoni femminili) è causa di peluria e di una
pelle più spessa e seborroica. Numerosi studi
hanno messo in evidenza che, indipendentemente
dalla razza, l’uomo predilige una pelle
piuttosto chiara nella compagna. Il motivo di
questa preferenza sembra sia dovuto al fatto che
un colorito pallido sia legato all’idea di
giovinezza; fatto che nella donna significa
anche alto potenziale riproduttivo. Per altro,
è stato osservato che quando la donna si trova
nel picco dell’ovulazione, il periodo fertile,
la sua pelle appare più “sbiadita”. Per
contro, nel periodo della gravidanza, quasi a
segnalare questa condizione, molte donne
sperimentano una iperpigmentazione, melasma
(chiazze scure) e altre forme di alterazioni
dermatologiche. Naturalmente, un colorito chiaro
non significa pallore; questo infatti viene
associato a uno stato di malattia come nel caso
di un’infezione o di un problema genetico (ad
esempio, l’anemia); infatti, una pelle rosata
risulta la più sana e attraente.
Per
valutare in modo scientifico cosa piaccia della
pelle di una donna, Karl Grammer, Bernard Fink
dell’Università di Vienna e Randy Thornill
dell’Università di New Mexico hanno condotto
una serie di indagini. Per il loro studio hanno
reclutato un gruppo di 54 uomini e hanno chiesto
ad ognuno di valutare una serie di foto
femminili in cui erano stati modificati con un
programma di grafica omogeneità, tono del
colore e luminosità dell’epidermide. In
generale, l’esperimento ha messo in luce che una
pelle liscia e compatta è più gradevole.
Inoltre, è stato dimostrato che un colorito più
scuro piaceva di più; probabilmente perché,
commentano gli autori, è associato con
l’abbronzatura.
Modificando
la “miscela” dei colori primari dei volti si
è constatato che una lieve accentuazione del
verde e soprattutto del blu conferisce al volto
un aspetto “repellente”; anche in quando la
variazione è moderata. Per contro, aumentando
la quantità di rosso, le facce sembravano più
attraenti. Al riguardo, delle indagini
condotte in paesi freddi hanno messo in evidenza
che lì sono giudicate particolarmente belle
delle gote arrossate; questa predilezione è
spiegata dal fatto che il clima rigido provoca
una costrizione dei capillari; così quando le
guance appaiono comunque arrossate diventano un
indizio di una buona circolazione sanguigna; cioè
di un organismo forte. Un’interessante studio
condotto dallo psicologo Richard Russell nel
2003 ha dimostrato l’esistenza di un’area
del volto che nelle donne è più scura del
resto e che proprio in funzione di questo
aspetto nascosto può risultare più o meno
attraente: si tratta della regioni che si
trovano sopra gli occhi e sopra la bocca. In
effetti, proprio occhi e bocca sono contornate
con matite e ombretti e rossetti
nell’applicazione del trucco. Russell ha
riunito un gruppo misto di 90 persone e ha
mostrato loro dei ritratti di uomini e donne in
cui erano stati ritoccati la luminosità
generale o era stata accentuata la differenza di
tonalità delle regioni attorno alla bocca e
agli occhi.
In
riferimento al colorito del volto è emerso che
in generale i volti dei rappresentanti del sesso
forte (all’interno di uno stesso ceppo etnico)
apparivano più cupi e pigmentati dei
corrispondenti femminili. La ragione di questa
diversità sarebbe da attribuire alle diversa
necessità di assorbimento dei raggi
ultravioletti da parte dei due sessi: le donne
avrebbero bisogno di assorbirne di più perché
questa gamma di luce permette la sintesi della vitamina
D. Questa sostanza infatti favorisce la
disponibilità di calcio; elemento essenziale
per la formazione delle ossa del feto durante la
gravidanza. In definitiva, una pelle chiara
fa meno da schermo e quindi è permeata da una
maggiore quantità di raggi UV. Il risultato
più curioso l’ha dato però il confronto fra
facce maschili e femminili in cui era stata
alterata la luminosità della regione
“occhi-bocca”. Le figure femminili infatti
piacevano di più quando la differenza tra le
aree “bersaglio” e il resto del volto veniva
accentuata; il contrario avveniva invece per i
volti maschili.
Anche per le donne però la diversità di
luminosità non doveva essere esagerata: in quel
caso, in modo analogo a quanto accade per un
trucco pesante, il viso risultava meno piacente.
La spiegazione che lo studioso da di questa
peculiarità è occhi e labbra sono le parti del
corpo più importanti per l’instaurazione dei
rapporti sociali e per l’interazione. Così,
dal momento che in passato la sopravvivenza
della donna era legata alla sua capacità di
comunicare, questo “carattere” sarebbe stato
selezionato e sarebbe rimasto come
“vestigia”, ma anche come segno distintivo
di femminilità. |