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Seduzione:
In
una manciata di secondi possiamo stabilire se
qualcuno ci è congeniale come partner; lo
dimostra una ricerca americana.
Trovare
la propria anima gemella
richiede molto meno tempo di quanto non si
creda; questo
è quanto suggerisce un recente studio condotto
dai ricercatori americani Robert Kurzban
e Jason Weeden, psicologi all’Università
della Pennsylvania.
I
due hanno voluto indagare a fondo quali siano i
criteri che
contano quando si punta su qualcuno come partner
e per farlo hanno scelto come ambito di studio
l’equivalente moderno della “festa di
paese”: gli incontri di “Speed Dating”.
Questi luoghi di
approccio, diffusissimi negli Stati
Uniti, cominciano a prendere piede anche nel
nostro pase. Potremmo tradurre
“Speed Dating” come “Appuntamento
Espresso e in effetti si tratti di incontri
lampo per single in cui ogni partecipante
conosce un totale di 25 persone per serata e
interagisce con queste per un tempo brevissimo: solo
3 minuti.
A fine incontro, se uno si sente
particolarmente attratto da uno dei presenti,
scrive il nome di lei o lui sul proprio
cartellino.
Se anche quest’ultima ha
annotato il nome del primo sulla sua card, gli
organizzatori combinano un successivo
appuntamento. I due psicologi hanno visto nel crescente
successo di questi raduni un’occasione
ghiotta per capire i processi e i criteri
attraverso cui le persone decidono di
approfondire la conoscenza reciproca;
soprattutto perché i dati che avevano a
disposizione erano veramente ingenti. Il
campione dello studio è stato infatti di oltre
10.000 frequentatori di questi party; ad ognuno
è stato chiesto di compilare un questionario
per stabilire cosa li avessi colpiti nella
persona scelta. Prima di esaminare i
questionari, i due studiosi hanno analizzato la
percentuale con cui il nome di un candidato
veniva annotato sui cartellini.
Questa prima valutazione
ha, innnanzitutto,
dimostrato che le donne sono più
selettive: su un totale di 25 candidati, le
donne ne scartavano circa 1/3; mentre gli
uomini, più di bocca buona evidentemente,
votavano quasi metà delle donne del gruppo.
Dall’analisi delle domande somministrate è
stato poi possibile accertare i motivi
dell’attrazione ed è emerso che erano basati
quasi esclusivamente sull’aspetto fisico. Le
donne, specie quelle più attraenti,
tendevano a prediligere uomini di bella
presenza, alti, giovani e ben piantati.
Anche gli ometti puntavano sull’apparenza;
piacevano soprattutto le rappresentanti
femminili che fossero magre, giovani e
attraenti.
Un particolare curioso emerso è che,
nella scelta della partner, i maschi davano peso
anche ad una sorta di principio di equilibrio
sotto il profilo della corporatura;
in sostanza, era difficile che un uomo
scegliesse una donna tanto più minuta di lui.
Queste valutazioni, afferma
Robert Kurzman probabilmente non prendono
più di 3 secondi; il resto del tempo semmai
serve a confermare l’impressione iniziale.
Insomma, le persone possono scegliersi veramente
in un battibaleno. I due studiosi hanno concluso
che altri aspetti come lo stato sociale, il
carattere e le attitudini contano molto poco
nella valutazione del partner; per lo meno in
situazioni in cui bisogna decidere su due piedi.
I due però hanno trascurato il fatto che molti
studi sulla prima impressione hanno messo in
risalto che caratteristiche come quelle
elencate possono essere colte anche in breve
dall’abbigliamento e dalla mimica di una
persona.
Inoltre,
hanno preso in considerazione solo i criteri di
cui i soggetti erano coscienti: l’impatto del
modo di vestire, della cura di sé, delle
movenze del candidato, la sua postura, lo
sguardo ed altri aspetti non
verbali infatti sono sempre tenuti in
considerazione quando incrociamo qualcuno per la
prima volta; ma spesso non siamo consapevoli che
influenzino, anche grandemente,
il nostro giudizio. Ad esempio,
commenta Paul Ekman, professore di
psicologia all’Università della California a
San Francisco, un sorriso è uno dei
comportamenti che fanno la differenza quando
osserviamo qualcuno: chi sorride, risulta
automaticamente più accattivante. Il primo
contatto con uno sconosciuto avviene attraverso
la stretta di mano: bene, il modo di farlo
influenza notevolmente l’impatto che abbiamo
sugli altri. Uno studio dello psicologo
americano William Chaplin che ha
coinvolto 112 partecipanti ha messo in luce come
una mano asciutta, calda e una stretta salda
producano un’impressione positiva e diano
l’idea di una persona estroversa e affabile e
che è cosciente del proprio appeal. Una mano
fredda e umida e una stretta molle procura
invece un effetto sgradevole ed è tipica
infatti delle persone timide, schive e che in
genere non si piacciono fisicamente.
Naturalmente, anche l’abbigliamento fa la sua
parte: se qualcuno è vestito in modo curato ed
elegante ci fa un effetto ben diverso che se il
suo vestiario lascia a desiderare; Tuttavia, è
anche vero che un’indagine degli psicologi Frank
McAndrew e Bardack N ha dimostrato
che vestire in modo curato rende più
attraente chi è già bello di suo o, per lo
meno è piacente,, mentre aumenta di poco
l’avvenenza delle persone bruttine. |