Nella
selezione del partner tra gli animali si gioca a
carte scoperte: per farsi preferire ad un altro
membro della stessa specie, bisogna esibire i
propri “punti di forza” e “sperare” che
siano migliori di quelle dei concorrenti.
Tra gli esseri umani la lotta è più sottile e
subdola: oltre che promuovere se stessi, si può
anche screditare il rivale!
Numerose ricerche e
indagini hanno messo in evidenza come gli
aspetti che rendono una donna attraente agli
occhi di un uomo e quelli che colpiscono invece
una donna siano basati su presupposti diversi. I
parametri maschili sono prima di tutto fisici:
piace un donna che appaia avvenente, formosa e
giovane. Il motivo sarebbe essenzialmente
biologico; sono predilette quelle
caratteristiche che segnalano salute e capacità
riproduttive.
Quanto ai criteri
femminili sembrerebbe che, sebbene
non in modo così diretto, anch’essi rispondano
a esigenze primarie: la capacità dei
candidati di
fornire protezione, anche fisica, e di avere
facile accesso alle risorse: il che può
facilmente tradursi in un corpo atletico e in
una buona posizione economica. Queste
caratteristiche che sono alla base della propria
“promozione” sono anche quelle che meglio
prestano il fianco alla critica e quindi sono
scelte per “rovinare la reputazione” dei
concorrenti. Uno studio approfondito sulle tattiche
usate dai due sessi per questo fine è stato
condotto dagli psicologi americani
David Buss e Lisa Dedden.
Un primo passo
dell’indagine è consistito nella richiesta ad
un gruppo di volontari di fare un elenco 5
azioni o frasi dette, sentite o immaginate per
screditare un rivale amore. Questa lista è
stata quindi scremata per isolare i
comportamenti e gli epiteti più comuni usati
per diffamare la concorrenza.
Tra le argomentazioni usate
dal sesso forte spiccavano definire l’altro
gay o bisessuale, donnaiolo, opportunista, falso
e violente. Inoltre, veniva anche dipinto come
una persona infedele e perfino portatore di una
qualche malattia.
In parte gli argomenti
delle donne ricalcavano quegli degli uomini
(l’altra veniva descritta come omosessuale o
bisex o come “untrice”), ma queste ultime si
sono rivelate decisamente più originali e
“maliziose” nell’usare le tattiche
denigratorie: ad esempio, commentavano che la
concorrente fosse già impegnata in una storia
seria, che la sua igiene lascia a desiderare,
che è un opportunista, che non è fedele. Le
donne per di più non si limitavano a proferire
maldicenze sulle rivale, ma ammettevano che
erano o sarebbero state capaci di fare “terra
bruciata” attorno a quest’ultima; seminando
tra amici e conoscenti pettegolezzi, maldicenze
e sospetti su lei.
Sulla base di queste
“cattiverie”, i due ricercatori hanno
stilato un elenco da sottoporre ad un gruppo di
soggetti.
Con questo obiettivo, è stato reclutato un
campione composto da 60 uomini e 60 donne: a
questi è stato chiesto di scegliere dal
decalogo quali argomenti o condotte avrebbero
adottato per sminuire un eventuale antagonista.
Ne è risultato che i maschi puntavano
soprattutto a denigrare l’altro sotto
l’aspetto lavorativo e su quello
Per i maschi, il rivale
veniva descritto
povero, privo di ambizioni e impiegato in un
lavoro mediocre. Altre ingiurie erano che
l’altro fosse un codardo, un buono a nulla e
una pappamolla.
Le
donne invece puntavano
innanzitutto a sminuire l’aspetto dell’altra:
dicendo che la concorrente è grassa, brutta,
trascurata e insignificante. Inoltre, non
mancavano di sottolineare che l’altra è una
sgualdrina; una che va a letto con tutti e che
sfrutta gli uomini. La “demolizione” non
finiva qua: oltre al piano estetico, anche
quello caratteriale riceva la sua dose di
“maldicenze”: così la “temeraria” era
definita emotivamente
instabile, noiosa, stupida, insensibile e
opportunista. Non ultimo, più o meno tutte
riferivano che avrebbero anche messo in giro”
voci” sul suo conto.
Quando è stato chiesto però
ai rappresenti dei due sessi di giudicare
l’efficacia delle argomentazioni usate per
diffamare l’altro, sono venute fuori delle
sorprese. Prima di tutto, se una donna dipingeva
una rivale come “anatroccolo” o facile, gli
uomini ritenevano quasi subito che non fosse
credibile.
Ma ancora più
sorprendentemente, se l’altra era etichettata
come promiscua o infedele, veniva giudicata
ancora più appetibile da parte del sesso forte.
Le argomentazioni che
facevano maggiore presa sulle donne erano che
l’altro fosse insensibile, egoista o un
approfittatore; o anche che sia un tipo strano e
impopolare. Ma la cosa peggiore era sentire dire
che “aveva messo incinta un'altra donna”. Le
diverse tattiche sono spiegabili in base al
diverso orientamento nei rapporti di uomini e
donne: gli uomini sono più indirizzati verso
rapporti brevi, le donne duraturi:
così il fatto di sapere che una donna è
promiscua per un uomo ne accentua la
disponibilità all’avventura; per contro,
venire a conoscenza che un uomo è infedele,
privo di scrupoli o farfallone è un aspetto che
lo rende meno attraente agli occhi di una donna.
In una ricerca affine, lo
stesso Buss, Todd Shackelford e altri hanno
voluto investigare quali sono le caratteristiche
di chi temiamo maggiormente come rivale in
amore. Hanno così messo assieme un consistente
numero di partecipanti di tre culture americana,
tedesca e koreana.
A tutti è stato chiesto di
compilare un questionario relativo alla loro
personalità e poi è stato domandato di
ordinare in ordine di importanza 11
caratteristiche che temevano maggiormente nei
rivali. Nel campione americano, gli uomini
appariva intimoriti in particolare da chi
possedesse maggiori risorse economiche e un
lavoro attuale o futuro più remunerativo e
anche da chi fosse fisicamente più forte.
Le donne statunitensi erano invece più a
disagio se la potenziale rivale sia più bella e
più appariscente di loro.
Analoghi sono stati i risultati dei
coreani, con la differenza che le donne coreane
trovavano preoccupante
che una rivale che fosse più forte fisicamente.
Gli
uomini tedeschi temevano anche un concorrente
che ricoprisse una posizione più prestigiosa e
che fosse più benestante, con maggiori
prospettive di guadagno e più prestante.
Inoltre, chi appartiene a quella nazionalità e
cultura dava mostra di temere un rivale che
fosse più gentile e comprensivo e più
prestante a livello sessuale.