Seduzione:
Anna
Fata intervista Marco Pacori: che cos’è il
linguaggio non verbale, che cosa conta nel
corteggiamento, si può capire se qualcuno ci
mente?
Fata:
Secondo un grande esperto di comunicazione
“non si può non comunicare”, cioè anche se
ci sforzassimo di non lasciar trasparire alcun
messaggio dal nostro comportamento, aspetto o
altro e anche se restassimo in totale silenzio,
staremmo ancora comunicando, forse proprio la
nostra non voglia di comunicare.. Sei
d’accordo con questa affermazione?
Pacori:
La nostra cultura, imperniata sull’idea che
comunicazione coincida fondamentalmente con uno
scambio di parole o di segni intenzionali, ci ha
indotto a credere che possiamo anche non
comunicare. Con il nostro corpo e con le altre
forme di espressione non prodotte attraverso la
parola o altri segni convenuti, è
impossibile non trasmettere
qualcosa. Se qualcuno in una sala d’attesa
del medico si mette a leggere il giornale,
ignorando i presenti, comunica comunque che non
ha interesse a interagire. Un altro esempio è
quello di due partner o amici che dicono quasi
in simultaneità la stessa cosa: senza volere
comunicare alcunché, si “dicono” che tra
loro c’è forte sintonia, che “funzionano
sulla stessa lunghezza d’onda”. Lo stesso
accade per fenomeni che paiono usciti da un
episodio di “X-Files”, come quando uno pensa
a una persona e l’altra viene a trovarlo o le
telefona. Anche in quel caso i due si danno un
messaggio: che
il loro legame e la loro intesa sono molto forti,
al punto da conoscere i processi mentali
dell’altro; così possono “prevedere”
quando l’amico si farà sentire o vedere con
una abilità tale da dare l’impressione che ci
sia stata una vera e propria telepatia. Bisogna
puntualizzare anche che alle volte, dato che
spesso il nostro pensiero è egocentrico (cioè
che tendiamo a pensare che ciò che ci capita
sia quasi sempre qualcosa che ci riguarda di
persona), interpretiamo
come messaggi eventi che non lo sono affatto:
è il caso della moglie che vede rientrare il
marito a casa e lui si “dimentica” di darle
un bacio, o di fretta va ad accendere la TV:
spesso in situazioni come quelle il partner si
sente ignorato e snobbato, quando invece il
compagno può essere semplicemente stanco o
avere qualcosa di urgente da fare o da sentire.
Analoga è la situazione in cui chiamiamo
qualcuno al cellulare e questo suona libero, ma
chi cerchiamo non risponde: la prima cosa che
pensiamo è che non voglia parlarci, mentre può
essere che si trovi in un luogo rumoroso oppure
in una banca, e abbia messo il telefonino in
vibrazione
Fata:
Esistono dei modi per scoprire se qualcuno ci
sta mentendo?
Pacori:
Talvolta esprimiamo messaggi contraddittori: diciamo
qualcosa a parole, e il contrario o altro con il
corpo. Un modo per riconoscere queste
incongruenze è la valutazione del “rapporto
temporale” tra un gesto e la parola; ormai è
provato che i
gesti anticipano sempre quello che stiamo per
dire; se accade il contrario, significa che
il messaggio verbale è “non sentito”: per
esempio, se qualcuno afferma di essere in
collera con il partner o con il capoufficio e
dopo averlo detto batte un pugno sul tavolo,
verosimilmente la sua “rabbia” è più scena
che altro. Il
controllo che abbiamo di noi “declina”
a partire dalla testa e arrivando ai piedi;
inoltre è
inferiore sul lato sinistro del
corpo e maggiore su quello destro. Così, se
subodoriamo che le parole del nostro
interlocutore non siano sincere o “sentite”,
conviene fare
attenzione a cosa fa con la parte
inferiore del corpo (specie, bacino, gambe e
piedi) e con il lato sinistro. Per esempio
qualcuno può dirci di trovarsi a proprio agio
in un dato ambiente, ma tenere un piede
orientato verso una potenziale via di fuga (una
porta, un uscio, ma anche – l’inconscio non
va molto per il sottile – una finestra); in
questo modo il suo messaggio verbale sarebbe
contraddetto dalla posizione che assume. Un
altro esempio è quello di qualcuno che ci dice
di andare d’amore e d’accordo con il partner
o il capoufficio e contrae al tempo stesso la
mano sinistra, come se stesse per chiuderla a
pugno.
Fata:
Quando il silenzio è d’oro?
Pacori:
Quando conosciamo per la prima volta una persona
è facile che nella conversazione cadano dei
silenzi o delle pause; se queste si prolungano,
tendiamo a pensare che l’altro non sia
interessato a interagire; tuttavia, se
l’interlocutore prima di interrompersi faceva
un’azione (come annodarsi i capelli su dito,
accarezzare il bracciolo di una sedia e così
via) e continua a farla anche quando finisce di
parlare in realtà dentro di lui o lei è come
se non avesse finito di interagire con noi
(l’atto va interpretato come una sorta di
riverbero della conversazione); per cui, finché
ripete l’atto possiamo riprendere a parlare
con la certezza di essere accettati
dall’altro. Un altro contesto in cui il
“silenzio è d’oro” è nel momento in cui
interagiamo con
una persona dell’altro sesso che stiamo
corteggiando: in genere, qui è la donna che
a un certo punto da il “via libera” per
passare dalle parole ai fatti: smette di parlare
e guarda l’uomo negli occhi. E’ il segnale
che vuole essere baciata o cominciare a
flirtare. Per chi è timido o per chi non si
sente generalmente accettato però quel silenzio
crea una sensazione di panico e … in genere,
rovina tutto dicendo qualcosa di banale o di
sciocco.
Fata:
Come possiamo diventare più bravi a cogliere i
segnali non verbali?
Pacori:
Alcuni semplici esercizi possono migliorare di
gran lunga l’abilità a cogliere i segnali non
verbali: per esempio possiamo metterci a seguire
un talk-show
e togliere l’audio; ci renderemo presto
conto di quanti movimenti, variazioni di postura
e gesti si facciano, e di come di solito questi
vengano “oscurati
dalla parola”. Sempre guardando la TV,
possiamo chiudere gli occhi e limitarci ad
ascoltare dialoghi e rumori prodotti: dopo un
po’ cominceremo ad accorgerci del fatto che
chi sta per parlare prende prima il fiato
(sentiamo il rumore che fa un’inspirazione),
diventeremo consapevoli di come i diversi
argomenti vengano espressi con un modo di
parlare più veloce, più lento o più
“metallico” e cadenzato, o ancora, di come
le persone nel camminare possano pestare i
piedi, strascicarli, fare passi più rapidi e
serrati o più lenti e titubanti (in questo
caso, la persona farà una camminata il cui
rumore è diverso a ogni passo). Un senso molto
trascurato, ma non meno importante è quello del
tatto: con la complicità degli amici
possiamo, tenendo la mano sull’altro,
percepire le variazioni del suo respiro, gli
scatti involontari, la rigidità o la
rilassatezza della sua muscolatura al nostro
contatto (fatto questo molto importante per stabilire
il grado di accettazione della nostra
persona da parte dell’interlocutore o il
partner).
Fata:
In quali ambiti di vita è possibile applicare i
tuoi insegnamenti?
Pacori:
Gli usi
che possiamo fare del linguaggio del corpo sono
innumerevoli. Innanzitutto possiamo dire che
leggere i piccoli gesti involontari ci da modo
di conoscere
la personalità e i lati nascosti degli altri,
e proprio in funzione di questa approfondita
comprensione del carattere delle persone con cui
veniamo a contatto possiamo migliorare o
cambiare i nostri rapporti interpersonali. Un
altro importante modo d’impiego dei segnali
non verbali è svelare
le menzogne: se per esempio il nostro
interlocutore ci promette di fare una certa
cosa, ma al tempo stesso si sfrega il naso,
significa che molto probabilmente non la farà.
Spesso ci troviamo nella situazione in cui è
importante conoscere
l’opinione che una data persona ha di noi,
e identificando i messaggi non verbali possiamo
conoscere esattamente cosa pensa veramente
l’altro di noi. Il corteggiamento
è forse il campo in cui è più utile
comprendere i segnali del corpo, perché
conoscendo questi messaggi si è molto
avvantaggiati e si possono superare timidezze,
insicurezze e paura di essere rifiutati. A volte
ci piace una persona, ma magari non ci facciamo
avanti perché non
siamo sicuri della sua reazione o temiamo
di equivocare i suoi segnali: supponiamo per
esempio che una persona incroci il nostro
sguardo e nel farlo si accarezzi i capelli, cioè
dia un segnale di inequivocabile interesse; a
quel punto, sapremmo con sicurezza che una
nostra avance
sarebbe ben accetta, anzi, proprio desiderata.
Ovviamente chiunque (dal promotore finanziario,
allo psicologo, al negoziante, ecc.) lavori a
contatto con il pubblico trova grande vantaggio
nel capire come procedere nella trattativa o nel
colloquio, proprio attraverso i messaggi non
verbali. Un’altra categoria di persone che
troverebbe molto utile conoscere i segni del
corpo sono le forze dell’ordine: disporre
di una specie di «macchina della verità»
sempre pronta all’uso sarebbe
indubbiamente comodo per chi, per professione,
è importante che distingua la sincerità dalla
menzogna. Certi segnali, poi, detti «movimenti
d’intenzione», possono far trapelare l’intenzione
di compiere una determinata azione, come
scappare o afferrare un arma. Non ultimi, ad
avvalersi della comprensione dei messaggi del
corpo sono i genitori: specie quando il bambino
è piccolo e non è in grado quindi di spiegare
le ragioni del suo malessere o del suo disagio,
saper cogliere i segnali non verbali diventa uno
strumento indispensabile per evitare problemi
futuri o per superare spiacevoli
“incomprensioni”.
Fata:
Quanto conta la comunicazione non verbale nella
seduzione?
Pacori:
nella seduzione la
comunicazione non verbale la fa
“letteralmente” da padrone. E’
opinione comune che la prima cosa che colpisca
di una persona è il suo aspetto: bene, si è
scoperto che l’avvenenza di una persona,
specie per quanto riguarda le scelte degli
uomini, è dovuta a tratti del volto e del
corpo; in particolare nei tratti e nelle forme
femminili sono prediletti quelli che sono legati
a un alta capacità di procreare e di portare a
termine la gravidanza. Per esempio un volto
femminile con occhi grandi, naso piccolo, mento
piccolo e non sporgente, ecc., risulta molto
attraente agli occhi degli uomini: si è
scoperto quindi che queste fattezze sono dovute
all’effetto secondario degli ormoni sessuali e
che sono indizi di un’alta fertilità. Un
altro segnale di questo tipo è il rapporto
vita-fianchi: una donna la cui vita è circa un
terzo dei suoi fianchi ha una forma che è
connessa a un’alta capacità di figliare e fa un
effettone sui “maschietti”. Per la
donna, l’aspetto che risulta più interessante
in uomo e la simmetria di volto e corpo (cioè
l’avere lato destro e sinistro quasi
sovrapponibili): è indice di un organismo sano
e di un forte sistema immunitario (che può
essere trasmesso alla prole). Molta importanza
hanno poi gli
odori: la nostra pelle emette delle molecole
odorose chiamate feromoni che stuzzicano molto
l’appetito sessuale: quando la donna è a metà
del ciclo, il momento più fertile, emana un
odore più “buono” e sexy che in altri
periodi.
Ovviamente
poi conta
moltissimo il comportamento: gli studi sul
corteggiamento dimostrano che è
quasi sempre
la donna a scegliere il partner e quasi mai il
contrario; inoltre è sempre lei, con
un’accorta gestione del comportamento non
verbale, a pilotare l’interazione e a
stabilire con una serie di “test” inconsci
se l’altro è compatibile con lei. Anche al
momento dell’approccio è
la donna a stabilire da chi farsi avvicinare,
e una volta che ha scelto, adotta una serie di
manovre per dimostrare che è pronta ad essere
“abbordata”: staziona a circa un metro dal
prescelto, in discoteca balla vicino a lui, lo
guarda di sottecchi, in una sala cammina e si
muove molto in sua prossimità per farsi notare
(non a caso, questo comportamento è definito:
“passerella”).
L’uomo
tende a pensare molto a non dire la cosa
sbagliata ed è perennemente alla
ricerca di una battuta folgorante e divertente:
ma se è già stato “selezionato”,
basterebbe un “ciao, come ti chiami?” o una
qualsiasi altra frase banale e si avvierebbe
immediatamente un’interazione. Peccato che i
maschietti in genere questo non lo sanno! Le
tecniche di interpretazione del linguaggio non
verbale consentono di capire meglio il punto di
vista dell’altro, la sua soggettività e il
fatto che l’altro possa avere esigenze diverse
dalle nostre; questo facilita
il dialogo, l’intesa e ci rende anche più
comprensivi e tolleranti verso il compagno o la
compagna. Conoscere la comunicazione non verbale
può essere utile per evitare
di “fare la frittata”, cioè di legarsi
quando di fondo c’è incompatibilità: un
recente studio di John Gottman e Robert Levenson
ha dimostrato come le coppie destinate a
sfaldarsi mostrano uno stile tipico nel
“discutere”: la donna da il “là”,
esprimendo una lamentela e accusando il
compagno; quest’ultimo si trincera dietro
mutismo e ostilità, mostra stizza, collera, ma
soprattutto non dà nessun segno di emozioni
positive. Più precisamente, questo “tipo”
di partner non guarda mai l’altro per cercare
di riconciliarsi, evita qualsiasi contatto
fisico, si irrigidisce e si scosta se toccato, e
inoltre nel rivolgersi al partner esibisce un
“irriducibile” tono duro, spigoloso, o
“asettico” e impersonale.
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