Facendo
attenzione alle coppie, capita spesso di
osservare che almeno quelle che si sembrano ben
assortite abbiamo qualcosa in comune. Talvolta, possiamo
avere l’impressione che i partner ben
affiatati, non solo mostrino
atteggiamenti, inclinazioni
e modi di fare simili, ma che la loro
somiglianza si possa situare ad un livello più
profondo e perfino fisico. La ricerca ha infatti
verificato con dei calcoli antropometrici (cioè
che misurano la morfologia di un viso) che i
partner tendono a possedere tratti simili; in
alcuni casi, questa somiglianza è
modesta; in altri più evidente.
In uno studio degli psicologi Griffits e
Kunz per verificare l’effettiva somiglianza
dei partner hanno fotografato i componenti di
alcune coppie individualmente.
Hanno quindi mostrato i ritratti ad un gruppo di
giudici chiedendo loro di appaiare gli individui
fotografati.
I risultati hanno del sorprendente: per le
coppie che erano assieme da meno di 10 anni,
l’abbinamento era dovuto al caso; i
partner con più di 20 anni di convivenza al
contrario erano associati con una precisione
quasi matematica!
Ian-Pentonk-Voak, psicologo
inglese, ha messo in evidenza che tendiamo a
preferire chi condivide con noi forma e
fisionomia del volto: il ricercatore ha
innanzitutto fatto delle foto ai soggetti
dell’esperimento. In un momento successivo,
grazie ad un programma di grafica per PC ha
ritoccato queste foto così da creare una
“versione” del sesso opposto degli stessi
partecipanti; le immagini erano modificate così
non rendere i volti non riconoscibile e
verosimili. Sottoponendo a questo punto i volti
manipolati alla valutazione dei soggetti, ha
accertato che questi ultimi tendevano a
giudicare più attraenti le “varianti” di
loro stessi che erano state “cambiate di
sesso”.
In un contesto, però la somiglianza non vale:
nella valutazione della bellezza; se non ci
piacciamo, troviamo attraente chi è bello e non
chi è simile.
Questo vale soprattutto per
gli uomini, mentre per le donne è più
importante che il partner sia simile a sé
quanto ad attitudini e punti di vista.
A conti fatti, la condivisione di opinioni,
cultura, provenienza il suo peso nella
valutazione del partner e nel rapporto con esso
per entrambi i sessi.
In una ricerca condotta su 135 individui, gli
studiosi Caspi e Herbener hanno appurato come le
unioni in cui marito e moglie sono sulla stessa
lunghezza d’onda e hanno tratti di personalità
simili abbiano, rispetto a coppie più
spaiate, più dialogo, meno conflitti,
maggiore intimità e solidarietà.
Due persone che stanno bene
assieme e si piacciono vicendevolmente tendono a
“imitare” il comportamento
dell’altro: ad esempio, possono assumere
un’identica postura, possono gesticolare con
la stessa frequenza e intensità; possono dire
la stessa cosa nello stesso momento oppure uno
dice una parola e l’altro riferisce di averla
pensata e così via.
Questo rispecchiamento reciproco, è indice di
grande intesa e di profondo interesse anche
nelle prime fasi di un legame.
Trovare qualcuno che ci è vicino come
comportamento o atteggiamento, ci fa vivere
questa persona come gradevole e attraente.
Questo perché questa persona ci rimanda
un’idea di noi positiva.
Anche il solo fatto di
piacere a qualcuno, ci fa ritenere
quest’ultimo attraente; talvolta anche se le
sue opinioni sono profondamente diverse dalle
nostre.
In uno studio, degli uomini sono stati fatti
interagire con delle donne, complici degli
sperimentatori, che mostravano dell’interesse
nei loro confronti con il linguaggio del corpo.
Quando l’uomo iniziava a conversare con loro,
la donna invariabilmente esprimeva un modo di
pensare che era agli antipodi rispetto a quello
di lui.
Quando poi i ricercatori chiedevano ai soggetti
maschili se trovassero attraenti o meno le
persone con cui avevano interagito, tutti
avevano risposto positivamente.
Certo le malelingue
potrebbero commentare che l’esito dimostra che
gli uomini hanno in testa solo una
“cosa”…o che non ascoltano mai veramente
le loro partner … ma questo è un altro
discorso…
E’ anche vero che quando ci troviamo con
qualcuno a cui riteniamo di piacere siamo più
cordiali e disponibili nei suoi confronti e
questo, a sua volta, induce l’altra persona a
fare lo stesso con noi: questo, a livello
pratico, significa che se facciamo pensare a
qualcuno che ci piace, questo di rimando ci
giudica più favorevolmente ed è più ben
disposto verso di noi. Anche un livello di stima
di sé simile è un aspetto che è tenuto in
considerazione nella valutazione dell’altro.
Chi ha una buona idea di
sé o chi, perlomeno, non si disistima,
prova attrazione per persone che abbiano un
concetto della propria persona analogo.
Per chi non si apprezza però vale il contrario:
sono attratti da chi si piace o addirittura da
chi è narcisista.
Uno dei fattori
principali nell’attrazione è quella che è
definita come la “Regola del buon
accoppiamento”: se qualcuno ci chiede chi ci
piace, non esitiamo a indicare persone molto
belle; ma al momento di scegliere con chi stare,
preferiamo partner che siano paragonabili a noi
quanto ad avvenenza. E’ quanto hanno provato
gli psicologi Carlos Yela e Jose Luis Sangrador
dell’Università di Madrid. Questi ricercatori
hanno coinvolto nel loro studio quasi 2000
persone di età compresa tra i 18 e i 64 anni.
Il
motivo di questo atteggiamento è spiegato con
una motivazione di tipo “economico”;
in altre parole, gli individui cercherebbero di
minimizzare i “costi” e massimizzare i
vantaggi avendo un partner altrettanto
“attraente”: chi è bruttarello cercherebbe
un partner che non sia troppo appariscente,
altrimenti sarebbe oneroso e pesante tenerlo
legato a sé. Per contro, chi è di
bell’aspetto, avrebbe difficoltà a
giustificare agli occhi degli altri la scelta di
un compagno o compagna meno avvenente.