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Buona sera, oggi è venerdì 23 giugno 2017

Un sorriso "Durbans"

Seduzione: Un sorriso "Durbans"

Seduzione: Sorridere crea empatia, compiacenza e indulgenza …. Ma soprattutto mette in moto le regioni del cervello legate alla ricerca del piacere.

Il sorriso è una delle tattiche uniersali per piacere all’altro e per trasmettergli un messaggio di disponibilità e di condiscendenza. Questa azione ha origini lontane: gli antropologi ritengono nasca dall’atto di dischiudere la bocca in modo rilassato che le scimmie usano come forma di pacificazione questo gesto esprime anche una bassa posizione sociale e sottomissione.

Anche fra gli esseri umani sorridere e ridere è un modo per segnalare subordinazione e conciliziano; ma per è anche uno stratagemma femminile per esprimere innoquità e suscitare l’interesse dell’uomo. Un obiettivo nascosto di questa manovra sarebbe di indurre il prescelto a scoprire le proprie intenzioni, esponendosi meno possibile. Uno dei modi in cui una donna sollecita le attenzione di qualcuno è proprio con dei timidi sorrisi: in genere, il primo segnale quando una rappresentatante del sesso “debole” ha scelto il “candidato” è incontrare i suoi occhi e mantenere il suo sguardo per qualche istante. A questo poi segue il guardare di sottecchi: la donna guarda dritta il prescelto, poi sposta velocemente lo sguardo altrove, mantenendo un sorriso appena accennata. La sequenza è spesso completata da brevi sguardi con la coda dell’cchio. Quando il ghiaccio è rotto e partono la conoscenza, si è osservato che il gentil sesso sorride e ride molto di più; e se l’interlocutore, è stato appena conosciuto, la voce di una donna prende anche un timbro più alto del solito. Quanto all’uomo tende a ridere molto più a battute e osservazioni se il partner della conversazione è una donna che se è un individuo del suo sesso. Sebbene è nel corteggiamento che viene esibita la maggior quantità di sorrisi, anche altre situazioni lo provocano.

Francine Deutsch, docente e ricercatrice alla Mount Holyoke University del Massachusetts esaminando dei colloqui di lavoro simulati, ha preso atto che i canditati tendono a sorridere di gran lunga di più degli esaminatori. Questo gesto sembra avere sul serio l’effetto di renderci più indulgenti e compiacenti. Gli studiosi Marianne LaFrance e Marvin Hetch hanno voluto verificare se il giudizio morale potesse essere influenzato dal fatto che degli imputati (di misfatti di poco conto) sorridessero o meno. A questo scopo sono state mostrate ad un gruppo di volontari 4 tipi di foto: con sorriso sentito, con sorriso falso, con sorrismo mesto (miscelato a tristezza e con espressione seria. Gli esiti hanno dimostrato che, in modo pressoche indipendente dalla genuinità del sorriso, i “giurati” mostravano più benevolenza e magnaminità nel comminare la pena o nel giudicare il reato.

Un’esperimento che ha replicato quello di LaFrance e Hetch ha però messo in luce che l’effetto “Durbans” non mitiga il giudizio quando a venire valutati si tratta di reati gravi. Un sorriso ci “tocca veramente nel profondo” dell’anima … o meglio del cervello! Lo psicologo inglese John O’Doherti con alcuni colleghi ha scoperto che in risposta ad un sorriso il nostro cervello reagisce attivando il cosidetto “circuito del piacere” Partendo dalla constatazione che pressoché tutti troviamo quest’azione accattivante, Doherti ha inteso verificare se venissero coinvolte aree del cervello legate all’emotivitò. Ha così raccolto un campione di 25 soggetti di entrambi i sessi. Ai partecipanti sono state mostrate 48 foto composte per metà da uomini e per l’altra metà da donne. Inoltre, le foto ritratte erano in egual misura belle o brutte. Compito dei volontari era di dare un giudizio sulla piacevolezza dei volti osservati e stabilire sulla base di uno schema che emozioni si potessero leggere in essi. L’esito ha dimostrato che sia che i soggetti vedessero un volto attraente o uno poco piacevole si verificava uno “stato d’allerta” nella Corteccia orbito-frontale, in quella prefontale e nel cingolo posteriore (regioni del cervello coinvolte nella ricerca del piacere, cioè nel indurre l’individuo ad essere attratto da uno stimolo che in futuro possa dare piacere), ma non nel “nucleo accumbens” (da dove partono nel sensazioni “vissute” di appagamento).

L’aspetto più significativo di questa indagine era che l’area orbitofrontale registrava un incremento dell’attività, mentre i partecipanti vedevano un volto sorridente che guardava dritto davanti a sé (dando l’impressione di rivolgersi allo spettatore), ma non in relazione ad altre espressioni. In conclusione, il sorriso paga e, oltre ad ammansire le persone, suscita un atteggiamento di piacevole disponibilità…tenetelo a mente!

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Pagina aggiornata al 19/04/2007

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