Che
gli uomini si facciano sedurre da scollature,
trasparenze e spacchi è una consapevolezza che
le donne e la Moda tengono ben presente da tempo
immemore. Non altrettanto evidenti sono i motivi
psicologi e biologici che determinano questa
“debolezza” del sesso forte. Il nudo
piace, commenta l’etologo inglese Desmond
Morris, perché l’essere umano, a differenza
di tutti gli altri primati, è l’unico a
vivere la “nudità come un premio”. Tra le
tribù primitive “adamitiche” (o anche tra i
naturisti), vedere un corpo scoperto non suscita
reazioni particolari; questo perché il nudo è
associato a situazioni di vita ordinarie.
Nella
società occidentale,
invece, ci si denuda per fare sesso o
comunque in momenti di intimità: per
cui, l’associazione tra nudo e situazione
erotica è pressoché immediata.
Il fatto che
l’uomo trovi più eccitante la vista di
alcune parti del corpo scoperte
che non la nudità del corpo intero è
dovuta proprio al fatto che scollature e spacchi
si aprano o “puntino” proprio su regioni
legate alla sessualità: così, una gonna si
apre in direzione della regione genitale; una
scollatura fa intravedere il seno o, se si trova
dietro, ha il vertice in direzione delle
natiche.
Il
collegamento fra la nudità di corpo (o di
alcune sue parti) vale quasi esclusivamente
per il sesso forte per il quale un corpo
femminile con le curve al posto giusto è uno
dei criteri che contano nella scelta della
partner.
Per
la donna,
invece, hanno molto più peso fattori come
l’affidabilità, la disponibilità e la
posizione sociale ed economica. Il diverso
peso dato al nudo si riflette in una diversa
attivazione cerebrale a questo stimolo da parte
dei due sessi. Questa è almeno la conclusione
di un gruppo di ricercatori, tra cui
l’italiano Marco Costa in un recente studio
sul tema.
Nell’indagine
condotta da questa equipe, per esaminare la
reazione cerebrale a dei nudi,
è stata usata una tecnica simile
all’elettroencefalografia (che misura i campi
elettrici delle diverse regioni del cervello) ma
più precisa: la MEG,
magnetoelettroencefalografia. I partecipanti
erano 24 equamente divisi fra i sessi. Per prima
cosa, i ricercatori hanno selezionato 60 foto da
mostrare ai soggetti: 20 raffiguravano nudi
femminili tratti da Playboy; 20 corpi
maschili tratti dalla rivista “Playgirl”
e 20 erano le foto con temi neutri. I volontari
sono stati poi fatti accomodare uno a uno in una
stanza, in cui venivano mostrate loro le
immagini in un ordine casuale.
A ognuno
veniva chiesto di valutare le foto proiettate su
una scala da –5 (estremamente spiacevole) a 5
(intensamente piacevole); in cui lo 0
rappresentava un atteggiamento neutro. Nel
mentre i soggetti osservavano i nudi, veniva
registrata la loro attività cerebrale. I
risultati non sono mancati.
Quanto
alla valutazione, le donne giudicavano i
nudi maschili e femminili più o meno
alla stregua delle immagini neutre. Per gli
uomini era invece tutta un’altra storia: i
nudi dei loro simili venivano trovati
indifferenti; al contrario, quelli femminili
risultavano estremamente eccitanti. Gli esiti
della MEG coincidevano suppergiù con i
resoconti. Mentre per le donne vedere un nudo
del sesso opposto suscitava una reazione poco più
forte del fatto di osservare un corpo femminile;
per i maschietti, quest’ultimo provocava
un’eccitazione circa 3 volte più intensa
rispetto sia alle immagini neutre sia ai nudi
del proprio sesso. Altre indagini hanno
dimostrato che le donne si coinvolgono di più
se, invece di foto erotiche maschili, vedono
nudi parziali (come un uomo che esponga il
torace) o immagini di uomini in atteggiamenti
teneri. Tornando al tema della nudità di
alcune zone del corpo, uno studio austriaco ha
dimostrato che le donne le lasciano scoperte
in momenti particolari. L’indagine è
stata effettuata dall’etologo Karl Grammer
assieme ai colleghi Bettina Fischmann e John
Dittami. Questo studio ha esaminato la tendenza
a scoprirsi di donne che frequentavano le
discoteche. Le donne prese in esame erano state
“monitorate” per diverso tempo ed era stata
valutato anche il momento del ciclo in cui si
trovavano.
Grammer ha così accertato che più si
avvicina l’ovulazione (cioè il momento
fertile), più le donne tendono a lasciare
alcune parti del proprio corpo scoperte o
“in bella vista”.