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Buona notte, oggi è sabato 24 giugno 2017

The "Voice"

Seduzione: The "Voice"

Seduzione: La voce è un importante strumento di seduzione, specie per l’uomo. Chi sa usarla, in ogni caso, ha una “marcia in più”.

Donne e uomini parlano due lingue diverse; i contenuti, il modo di gestire il dialogo, ma anche aspetti come velocità dell’articolazione, il tono e lo spessore della voce cambiano da un sesso all’altro. La donna, nel parlare, ha una voce mediamente più acuta, aspirata, sottile e nasale; inoltre mostra una maggiore variabilità nel ritmo e nel registro rispetto ai rappresentanti del “sesso forte”. Sulla base della sola voce, i giudici di un esperimento, hanno attribuito alle donne un maggior calore, ma, per contro, anche minori facoltà sul piano intellettuale e nella propensione alla politica.

Per verificare in che misura la voce incida sulla percezione dell’attrazione, gli psicologi giapponesi Takashi Oguchi e Hiroto Kikuchi hanno condotto due indagini con degli studenti universitari di entrambi i sessi. Nel primo studio, 25 donne dovevano dare un giudizio su dei loro pari sulla base dell’aspetto fisico, della voce o di entrambi i parametri. Si così appurato che nel fascino maschile, la componente voce è valutata indipendentemente dall’aspetto e tutt’e due contribuiscono a rendere qualcuno attraente o meno. Il secondo esperimento, condotto sempre impiegando degli studenti, ha confermato gli esiti del primo e ha messo in risalto le caratteritiche che piacciono nella voce maschile: deve essere chiara, robusta, di timbro di fondo bassa, ma dotata di una buona varietà di toni. In una ricerca analoga, si è apputato come una voce maschile attraente venga automaticamente associata ad un carattere forte, potente e dominante. Di tipo completamente diverso sono le associazioni legate ad una voce femminile: da l’idea di una persona calda, onesta e gentile. Queste caratteristiche permangono anche quando la persona adotta un tono più infantile; come quando vuole apparire innoquo o amichevole o fare un approccio.

In quest’ultima situazione, sia l’uomo che la donna usano un tono più acuto del solito; da l’impressione di essere cordiali e genuini. Le osservazioni hanno dimostrato che la voce di chi interagisce con un amico o di chi vuol flirtare sono parecchio diverse: nel caso si abbiano solo intenzioni amichevoli, quest’ultima è neutra, non particolarmente calorosa, con relativamente poche risate e pause abbastanza lunghe. Se si vuol piacere però il discorso cambia: la voce risulta calda, interessata, intima, si ride più spesso e i silenzi sono in genere molto brevi. Chi vuole affascinare (ed è consapevole del proprio fascino), usa una voce più modulata e la adatta al proprio interlocutore, all’argomento di conversazione e alla situazione. Se a sedurre è un uomo, si è scoperto, tende ad esibire un tono più acuto all’inizio e più basso dopo; inoltre, sa usare un tono medio quando intende comunicare cordialità e sicurezza. Chi invece è insicuro delle proprie “carte” invece adotta un volume e un tono più basso e uniforme per tutto il corso dell’interazione.

La psicologa Kathleen Bloom e altri colleghi hanno constatato come bambini di tre mesi, vestiti di bianco (per cui era impossibile distinguerne il sesso) suscitavano reazioni differenti in funzione al tipo di vocalizzazioni.

L’analisi acustica dei vocalizzi ha dimostrato che l’unica differenza rielvabile consisteva nell’intensità della nasalizzazione della voce (più accentuata nelle femminucce). In definitiva, i neonati con voce meno nasale – i maschi – venivano considerati più amichevoli, vivaci, simpatici e, nell’insieme, più affabili.

In uno studio di Seaver e altri ricercatori, poi, si è constatato come chi avesse la voce più nasale venisse ritenuto di ceto sociale più basso, meno intelligente, socievole, gradevole e onesto. Anche sul piano lavorativo gli veniva attribuito un impiego poco qualificante e scarsa ambizione.  Risulta intuitivo che, con questi presupposti, le donne possano venire giudicate ingiustificatamente meno idonee per certe occupazioni e, in generale, meno influenti e dotate, se paragonate agli uomini.

Per provare la veridità di questa conclusione, la Bloom, Zajac e Julie Titus hanno chiesto ad un gruppo di volontari di dare dei giudizi su delle persone, ascontandole parlare in delle registrazione audio. Ne è risultatato che le donne e chi aveva una voce più “raffreddata” suscitava maggiori attribuzioni negative, come la considerazione che fosse meno sveglio e, nel complesso, meno competente.

Anche i maschietti con questo tipo di “vocalità” non erano esenti da critiche: chi aveva quel timbro appariva più timoroso, meno capace di affermarsi e più accondiscente. Gli autori della ricerca suggeriscono che la nasalità della voce contribuisce così a creare ed evocare degli stereotipi poco edificanti sulle donne.

E’ anche vero però che questo registro può talvolta tornare utile alle donne, nel corteggiamento, ad esempio, assumere una voce alla Marilyn Monroe, da un’idea di maggiore innoquità e arrendevolezza e può indurre quindi il maschio prescelto a farsi più gargliardo e intrapendente.  In generale, si è appurato che le donne fanno assumere alla propria voce un suono più “sottile” di quello che verrebbe loro naturale: un timbro del genere induce così a pensare a chi sente solo la voce (come in una conversazione telefonica) che appartenga ad un corpo più snello e filiforme. L’apparire un po’ «ochetta» spinge l’uomo a sottovalutare la donna; ma questo fatto non sempre è un male: in questo modo, la donna, giudicata inerme e poco «brillante», può lavorarsi di «fino» il partner e letteralmente farglierla alle sue spalle.

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Pagina aggiornata al 19/04/2007

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