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Seduzione:
La
voce è un importante strumento di seduzione,
specie per l’uomo. Chi sa usarla, in ogni
caso, ha una “marcia in più”.
Donne
e uomini parlano due lingue diverse;
i contenuti, il modo di gestire il dialogo, ma
anche aspetti come velocità
dell’articolazione, il tono e lo spessore
della voce cambiano da un sesso all’altro. La
donna, nel parlare, ha una voce mediamente più
acuta, aspirata, sottile e nasale; inoltre
mostra una maggiore variabilità nel ritmo e nel
registro rispetto ai rappresentanti del “sesso
forte”. Sulla base della sola voce, i giudici
di un esperimento, hanno attribuito alle donne
un maggior calore, ma, per contro, anche minori
facoltà sul piano intellettuale e nella
propensione alla politica.
Per
verificare in che misura la voce incida sulla
percezione dell’attrazione, gli psicologi
giapponesi Takashi Oguchi e Hiroto Kikuchi hanno
condotto due indagini con degli studenti
universitari di entrambi i sessi. Nel primo
studio, 25 donne dovevano dare un giudizio su
dei loro pari sulla base dell’aspetto fisico,
della voce o di entrambi i parametri. Si così
appurato che nel fascino maschile, la componente
voce è valutata indipendentemente
dall’aspetto e tutt’e due contribuiscono a
rendere qualcuno attraente o meno. Il secondo
esperimento, condotto sempre impiegando degli
studenti, ha confermato gli esiti del primo e ha
messo in risalto le caratteritiche che
piacciono nella voce maschile: deve essere
chiara, robusta, di timbro di fondo bassa, ma
dotata di una buona varietà di toni. In una
ricerca analoga, si è apputato come una voce
maschile attraente venga automaticamente
associata ad un carattere forte, potente e
dominante. Di tipo completamente diverso sono le
associazioni legate ad una voce femminile: da
l’idea di una persona calda, onesta e gentile.
Queste caratteristiche permangono anche quando
la persona adotta un tono più infantile; come
quando vuole apparire innoquo o amichevole o
fare un approccio.
In
quest’ultima situazione, sia l’uomo che
la donna usano un tono più acuto del solito;
da l’impressione di essere cordiali e genuini.
Le osservazioni hanno dimostrato che la voce di
chi interagisce con un amico o di chi vuol
flirtare sono parecchio diverse: nel caso si
abbiano solo intenzioni amichevoli,
quest’ultima è neutra, non particolarmente
calorosa, con relativamente poche risate e pause
abbastanza lunghe. Se si vuol piacere però il
discorso cambia: la voce risulta calda,
interessata, intima, si ride più spesso e i
silenzi sono in genere molto brevi. Chi vuole
affascinare (ed è consapevole del proprio
fascino), usa una voce più modulata e la adatta
al proprio interlocutore, all’argomento di
conversazione e alla situazione. Se a sedurre è
un uomo, si è scoperto, tende ad esibire un
tono più acuto all’inizio e più basso dopo;
inoltre, sa usare un tono medio quando intende
comunicare cordialità e sicurezza. Chi invece
è insicuro delle proprie “carte” invece
adotta un volume e un tono più basso e uniforme
per tutto il corso dell’interazione.
La psicologa Kathleen Bloom
e altri colleghi hanno constatato come bambini
di tre mesi, vestiti di bianco (per cui era
impossibile distinguerne il sesso) suscitavano
reazioni differenti in funzione al tipo di
vocalizzazioni.
L’analisi acustica dei
vocalizzi ha dimostrato che l’unica differenza
rielvabile consisteva nell’intensità della
nasalizzazione della voce (più accentuata nelle
femminucce). In definitiva, i neonati con voce
meno nasale – i maschi – venivano
considerati più amichevoli, vivaci, simpatici
e, nell’insieme, più affabili.
In uno studio di Seaver e
altri ricercatori, poi, si è constatato come
chi avesse la voce più nasale venisse ritenuto
di ceto sociale più basso, meno intelligente,
socievole, gradevole e onesto. Anche sul piano
lavorativo gli veniva attribuito un impiego poco
qualificante e scarsa ambizione.
Risulta intuitivo che, con questi
presupposti, le donne possano venire
giudicate ingiustificatamente meno idonee per
certe occupazioni e, in generale, meno
influenti e dotate, se paragonate agli uomini.
Per provare la veridità di
questa conclusione, la Bloom, Zajac e Julie
Titus hanno chiesto ad un gruppo di volontari di
dare dei giudizi su delle persone, ascontandole
parlare in delle registrazione audio. Ne è
risultatato che le donne e chi aveva una voce
più “raffreddata” suscitava maggiori
attribuzioni negative, come la
considerazione che fosse meno sveglio e, nel
complesso, meno competente.
Anche i maschietti con
questo tipo di “vocalità” non erano esenti
da critiche: chi aveva quel timbro appariva più
timoroso, meno capace di affermarsi e più
accondiscente. Gli autori della ricerca
suggeriscono che la nasalità della voce
contribuisce così a creare ed evocare degli
stereotipi poco edificanti sulle donne.
E’
anche vero però che questo registro può
talvolta tornare utile alle donne, nel
corteggiamento, ad esempio, assumere una voce
alla Marilyn Monroe, da un’idea di maggiore
innoquità e arrendevolezza e può indurre
quindi il maschio prescelto a farsi più
gargliardo e intrapendente.
In generale, si è appurato che le
donne fanno assumere alla propria voce un suono
più “sottile” di quello che verrebbe loro
naturale: un timbro del genere induce così
a pensare a chi sente solo la voce (come in una
conversazione telefonica) che appartenga ad un
corpo più snello e filiforme. L’apparire un
po’ «ochetta» spinge l’uomo a
sottovalutare la donna; ma questo fatto non
sempre è un male: in questo modo, la donna,
giudicata inerme e poco «brillante», può
lavorarsi di «fino» il partner e letteralmente
farglierla alle sue spalle. |