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La sessualità femminile

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La sessualità femminile

Le donne hanno imparato a riconoscere l’importanza del piacere nell’ambito del rapporto sessuale e non vivono più la sessualità solo in funzione dell’obbligo riproduttivo. Ma la possibilità di provare piacere è ancora oggi collegata esclusivamente alla penetrazione, secondo modalità tipicamente maschili…

I giornali che ormai parlano di sesso in modo molto esplicito spesso tendono a proporre un modello obbligatorio e universale di comportamento sessuale secondo il quale esistono un rapporto di serie A - il coito - e uno serie B che comprende le altre attività sessuali. Invece, gli studi scientifici a partire da Masters e Johnson (1966) hanno fornito una conoscenza delle componenti del complesso fenomeno dell’orgasmo femminile, segnalando la funzione centrale del clitoride. Altri Autori sostengono anche l’esistenza di una zona collocata nella parte anteriore del canale vaginale, chiamata punto “G”, la cui stimolazione produrrebbe in alcune donne sensazioni orgasmiche.

Negli ultimi anni la comunità scientifica ha ripreso studiare il clitoride e ha osservato che il funzionamento di questa struttura erettile ripropone a grandi linee quella del pene. Il clitoride, infatti, è costituito da due corpi cavernosi e da un glande. Quest’organo presenta una struttura e un funzionamento del tutto simili a quelli maschili. Questa scoperta costituisce senza dubbio una nuova frontiera nello studio della sessualità femminile, in quanto anticipa la possibilità di utilizzare in maniera soddisfacente i farmaci anche per le donne che lamentano una difficoltà relativa all’ inturgidimento del clitoride, e di conseguenza, una difficoltà a sperimentare un orgasmo. Nella clinica, il disturbo dell’ orgasmo femminile è uno dei più frequenti.

Il nuovo atteggiamento femminile nei riguardi della sessualità potrebbe consentire alle donne di non sentirsi incastrate nell’obbligo di raggiungere a tutti i costi un orgasmo attraverso la penetrazione, condizione che può indurre le donne a fingerlo. Una ricerca molto interessante realizzata negli USA ha studiato le differenze esistenti tra le donne che nel corso dei rapporti sessuali fingevano il raggiungimento dell’orgasmo, definite pretenders e, quelle che, al contrario, non lo facevano. Delle 161 donne studiate, il 55% diceva di aver finto l’orgasmo nel corso dei rapporti sessuali (Wiederman, 1997). Da questo studio emerge che la tendenza a fingere l’orgasmo può essere spiegata con il bisogno di essere considerate buone partner sessuali, quindi più per non deludere il compagno e per tranquillizzarlo che per esprimere un bisogno legittimo di concedersi il piacere.

L’esperienza clinica conferma un notevole disagio maschile di fronte alla richiesta delle donne di una diretta stimolazione clitoridea, difficoltà che risulta ancora più consistente se è la stessa donna a provocarsi un orgasmo attraverso l’autostimolazione. La constatazione del fatto che in poco meno di un secolo nelle società occidentali si è attuato un cambiamento culturale da un paradigma femminile di “orgasmo negato”, o almeno “sconveniente”, al nuovo paradigma di “orgasmo quale diritto per tutti” ha in questo senso un aspetto paradossale perché rende il libero orgasmo un imperativo. “Sii orgasmica” rappresenterebbe allora un dovere rispetto a una possibile libertà che dovrebbe sempre accompagnarsi all’espressione delle proprie emozioni.

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Pagina aggiornata al 19/04/2007

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