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Aspetti psicologici del ciclo mestruale

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Aspetti psicologici del ciclo mestruale

Margherita venne da me la prima volta lamentando, tra le altre cose, forti disturbi fisici nei giorni immediatamente precedenti e concomitanti alla mestruazione. Gli esami clini erano perfetti: “Lei è sana come un pesce!” le disse il suo medico curante. Con un lieve tono di sconforto mi riferì questa affermazione, forse perché sperava di poter trovare una “cura miracolosa” che nel giro di pochi giorni le potesse risolvere ogni disturbo. Eppure, qualsiasi tentativo, portato avanti forse anche con scarsa convinzione, era fallito. Un giorno Margherita mi rivelò che per lei le mestruazioni e il ciclo mestruale nel suo complesso erano inutili: pur conoscendo bene il loro valore in termini biologici, nel suo caso specifico riteneva che fossero solo uno “spreco di tempo, energia e denaro”.

Che cosa induce una donna a rifiutare in modo così radicale una parte di sé?

Nel suo complesso il ciclo mestruale si compone di due grandi fasi: l’ovulazione e la mestruazione. L’ovulazione è un processo non immediatamente visibile ed è finalizzato all’incontro sessuale al fine della procreazione. Ad essa segue la fase luteinica che rappresenta un momento di preparazione del terreno idoneo all’accoglienza dell’ovulo fecondato. Nel caso in cui questo non si verifichi, si presenta la mestruazione in forma di emorragia. A livello biologico una serie di trasformazioni si susseguono e i cambiamenti dei livelli ormonali sono alcuni dei fattori che possono andare ad incidere sul tono dell’umore. Questo può essere modulato anche da fattori sociali, culturali, etici e morali e dal modo in cui tali aspetti vengono vissuti dalla singola donna. La fase ovulatoria vede la donna più aperta, disponibile e maggiormente propensa all’attività sessuale. Il momento della mestruazione, invece, è caratterizzato da irritabilità, minore disponibilità al rapporto con gli altri, con vissuti di tristezza, di malinconia e di ripiegamento su se stessa.

La fase di espansione si alterna periodicamente ad una di contrazione in cui gli aspetti fisici si intrecciano in modo inscindibile con quelli psicologici e si influenzano a vicenda. In termini simbolici si potrebbe paragonare la fase ovulatoria all’allestimento di un lauto banchetto e la mestruazione al cestinare tutto quanto si era accuratamente preparato, a causa del mancato arrivo dell’ospite. In questo senso si può in parte spiegare la tristezza, il senso di inutilità e di progressivo svuotamento. Non è infrequente che le donne, al termine delle mestruazioni si sentano quasi inspiegabilmente “leggere”, una condizione che avvertono non solo nel corpo, ma anche nella mente.

E dopo quel senso di “liberazione”, dopo quel triste pianto che possiamo vedere simbolicamente nelle perdite ematiche, la donna riacquista quella voglia di vivere, quella vitalità, quelle energie in parte sedate nella fase di espulsione, per ricominciare un processo costruttivo che sarà il nuovo ciclo mestruale. Se Freud vedeva nella perdita ematica il rinnovamento della ferita in termini di mancanza (del pene), essa potrebbe anche interpretarsi come perdita di qualcosa di più interno, di più connotato in modo femminile che non maschile.

Alcune donne vivono in modo molto contrastato la loro femminilità e questo si riflette tra le altre cose in modo particolarmente evidente in occasione della mestruazione e della fase premestruale. Nei casi in cui gli esami clinici escludono l’esistenza di specifiche patologie, spesso i sintomi si possono attribuire a vissuti contrastanti nei confronti di tale parte della propria persona. Ancora una volta i fattori culturali, etici, sociali, educativi si intersecano alle caratteristiche individuali di personalità e al modo di vivere tali situazioni. Natura e cultura si incontrano e più che mai si scontrano: da una parte l’istinto biologico finalizzato all’unione, al piacere e alla generazione, dall’altra le istanze culturali e spirituali che tendono a non considerarli necessariamente concomitanti, ma comportano la possibilità di scinderli.

Il quesito che ogni donna si pone è fino a che punto quest’ultima divisione sia lecita. I vissuti conflittuali che possono scaturire dare sono in grado di adito a malesseri anche molto forti che possono avere un riscontro anche a livello fisico oltre che emotivo. In senso più ampio, il rifiuto della propria femminilità può passare anche attraverso forti sintomi fisici ed emotivi che si manifestano soprattutto nel momento di massima visibilità dell’intero ciclo, cioè la perdita ematica. Pare che le donne che riferiscono il maggior numero e la maggiore intensità di sintomi premestruali siano quelle che più di frequente hanno una scarsa stima di sé, forte autosvalutazione, tendenza alla passività, ricerca di aiuto, irritabilità, aggressività, insoddisfazione affettiva e lavorativa. Spesso considerano la mestruazione una malattia e si adattano passivamente ad essa.

Anche le donne fortemente controllate, ritentive, con difficoltà ad aprirsi al nuovo, al cambiamento sembrano riferire numerosi sintomi in concomitanza con la mestruazione. Il rinnovamento, la fine di un ciclo e l’inizio di un altro implicano l’abbandono del “vecchio”, del non più utile, per permettere ad un nuovo ciclo di iniziare. L’idea dell’abbandono, del lasciare andare qualcosa di sé può essere molto doloroso per quelle donne molto timorose per la propria incolumità fisica, per coloro che non hanno un senso ben definito della propria identità. La sensazione che ne deriva può essere la difficoltà di ri-conoscersi, come se la perdita di qualcosa di sé andasse ben oltre quel che fisiologicamente comporta.

Anche l’assunzione della pillola anticoncezionale in alcuni casi non è in grado di ridurre significativamente la sintomatologia associata al periodo pre e mestruale. In ogni caso, la resistenza alla sua assunzione è ancora molto forte in Italia. Accanto a questioni etiche, culturali, morali e religiose si aggiunge un vissuto personale che tende a considerarla un corpo estraneo che altera artificialmente alcune funzioni fisiologiche della donna, in particolare l’ovulazione, che viene bloccata. Con essa tendono a venire meno anche le tipiche alterazioni dell’umore associate ai 28 giorni dell’intero ciclo.

È lecito pensare, quindi, che i sintomi fisici e psichici femminili associati alla sindrome premestruale e alla mestruazione siano da affrontare con un approccio più ampio e integrato che comprenda non solo il versante strettamente fisico, ma anche quello affettivo ed emotivo con tutti i vissuti che ne fanno parte. Il tutto, inoltre, andrebbe calato in un contesto socioculturale, etico e religioso ben preciso al fine di avvicinarsi ad una donna calata in un contesto spazio temporale corrente.

In concreto: cosa può aiutarci in ‘quei giorni’?

  • esercizi di rilassamento psicofisico e decontrazione muscolare(ad es.: stretching, Training Autogeno);

  • massaggi rilassanti e trattamenti corporei (ad es.: shiatsu);

  • esercizi di visualizzazione;

  •  tecniche di autoconsapevolezza corporea (ad es.: bioenergetica, danzaterapia);

  • attività fisica blanda (ad es.: walking);

  • qualsiasi altra attività in grado di valorizzare la femminilità, di favorire l’armonia con se stesse e il rilassamento psicofisico.

Per approfondire
Miranda G.
Luna rossa. Comprendere e usare i doni del ciclo mestruale
Macro Edizioni

Owen C.
Tutto quello che hai sempre voluto sapere sulle mestruazioni
Fabbri Editore

Weldeger P.
Mestruazioni e menopausa. Fisiologia e psicologia, mito e realtà
La Salamandra Editore

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Pagina aggiornata al 19/04/2007

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