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Filosofia dell'eros: l'uomo, l'animale erotico

di Francesca Paolini di Arterotica.eu

Può un saggio filosofico essere scorrevole e accattivante come un romanzo? Nel caso del libro Filosofia dell’Eros. L’uomo, l’animale erotico,la risposta è decisamente affermativa. Le ragioni non risiedono solo nell’indubbio fascino del tema affrontato - la parabola dell’eros nella filosofia e nella cultura occidentale - ma anche nell’abilità dell’autore Romano Gasparotti, capace di rigorosità nel ragionamento quanto di semplicità, che non coincide con banalizzazione, nello stile di scrittura.

Il libro illustra quella che viene definita la caratteristica fondante dell’essere umano, la sua intima essenza erotica, che integra la più diffusa definizione di animale sociale, politico e filosofico. Il punto di interesse è proprio questo: l’essere erotico comporta che l’uomo sia anche filosofo e politico, un intreccio che viene argomentato in tutti i capitoli del libro.

L’erotismo è ciò che più contraddistingue l’essere umano, poiché  indica l’originaria condizione di possibilità dell’incontro, ossia di ciò da cui può aver luogo ogni pratica e ogni forma di relazione umana, compresa la filosofia stessa”. Nella mitologia classica, infatti, l’essere mortale nasce nel momento stesso in cui il demone di Eros irrompe sulla terra.

Il cosmo perfetto delle origini era popolato da androgini, esseri completi dotati di entrambi i sessi, che, quindi, non esistevano come tali. Questi esseri non mancavano di nulla e nulla desideravano; la riproduzione sessuale non avveniva e gli uomini nascevano spontaneamente dalla terra. Come punizione per la loro irriverente superbia, però, Zeus decise di punirli rompendo questa perfezione, tagliandola letteralmente in due. Da quel momento il maschile e il femminile furono irrimediabilmente separati: sexus, in latino, ha letteralmente il significato di “colui che è separato”, appunto. “Così divisi, i nuovi uomini saranno, da quel momento in poi, intimamente segnati dal desiderio insopprimibile di ripristinare l’originaria natura separata e perciò ispirati e mossi dal costante desiderio «di fare di due uno». Da questo momento in poi la separazione diverrà immensamente attraente”. Questo l’inizio di una storia affascinante.

Il saggio dimostra che la distanza, la separatezza iniziale e irrecuperabile degli amanti, è ciò che permette il riconoscimento del vero eros. In sostanza, l’erotismo non prevede il completo raggiungimento dell’Altro e i veri amanti devono celarsi reciprocamente in un infinito e piacevole gioco, sempre rimanendo due identità diverse. L’accettazione della diversità è la premessa imprescindibile per tale processo. Insomma, Eros inteso come una continua tensione verso l’alterità.

Estremamente interessante si dimostra in questa ottica il capitolo sulle perversioni sessuali, analizzate non dal punto di vista clinico-patologico, ma filosofico. Pornografia, pedofilia e sadismo, unite a tutte le altre, mancano dell’essenza erotica nella non accettazione dell’alterità, di quella distanza tra soggetto e oggetto-vittima. Il mistero intimo dell’identità di quest’ultima non viene rispettato -qui si esercita la violenza- e la si annulla in quanto diversità. Il fenomeno è quello dell’iperrappresentazione: la volontà di dire e svelare tutto ciò che si presenta come misterioso e ignoto.

È solo quando gli amanti sanno custodire tra loro la più esclusiva delle distanze che Eros sprigiona la sua forza più tremenda.

Filosofia dell’Eros. L’uomo, l’animale erotico  di Romano Gasparotti
Edizione Bollati Boringhieri

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Pagina aggiornata al 12/11/2007

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