Può un saggio
filosofico essere scorrevole e accattivante come un
romanzo? Nel caso del libro Filosofia
dell’Eros. L’uomo, l’animale erotico,la
risposta è decisamente affermativa. Le ragioni non
risiedono solo nell’indubbio fascino del tema
affrontato - la parabola dell’eros nella filosofia
e nella cultura occidentale - ma anche nell’abilità
dell’autore Romano Gasparotti, capace di rigorosità
nel ragionamento quanto di semplicità, che non
coincide con banalizzazione, nello stile di
scrittura.
Il libro illustra
quella che viene definita la caratteristica
fondante dell’essere umano, la sua intima
essenza erotica, che integra la più diffusa
definizione di animale sociale, politico e
filosofico. Il punto di interesse è proprio questo:
l’essere erotico comporta che l’uomo sia
anche filosofo e politico, un intreccio che
viene argomentato in tutti i capitoli del libro.
L’erotismo è ciò
che più contraddistingue l’essere umano, poiché
“indica l’originaria condizione di possibilità dell’incontro, ossia
di ciò da cui può aver luogo ogni pratica e ogni
forma di relazione umana, compresa la filosofia
stessa”. Nella mitologia classica, infatti,
l’essere mortale nasce nel momento stesso in cui
il demone di Eros irrompe sulla terra.
Il cosmo perfetto
delle origini era popolato da androgini, esseri
completi dotati di entrambi i sessi, che, quindi,
non esistevano come tali. Questi esseri non
mancavano di nulla e nulla desideravano; la
riproduzione sessuale non avveniva e gli uomini
nascevano spontaneamente dalla terra. Come punizione
per la loro irriverente superbia, però, Zeus decise
di punirli rompendo questa perfezione, tagliandola
letteralmente in due. Da quel momento il maschile e
il femminile furono irrimediabilmente separati:
sexus, in latino, ha letteralmente il significato di
“colui che è separato”, appunto. “Così
divisi, i nuovi uomini saranno, da quel momento in
poi, intimamente segnati dal desiderio
insopprimibile di ripristinare l’originaria natura
separata e perciò ispirati e mossi dal costante
desiderio «di fare di due uno». Da questo momento
in poi la separazione diverrà immensamente
attraente”. Questo l’inizio di una storia
affascinante.
Il saggio dimostra
che la distanza, la separatezza iniziale e
irrecuperabile degli amanti, è ciò che permette il
riconoscimento del vero eros. In sostanza,
l’erotismo non prevede il completo raggiungimento
dell’Altro e i veri amanti devono celarsi
reciprocamente in un infinito e piacevole gioco,
sempre rimanendo due identità diverse.
L’accettazione della diversità è la premessa
imprescindibile per tale processo. Insomma, Eros
inteso come una continua tensione verso l’alterità.
Estremamente
interessante si dimostra in questa ottica il
capitolo sulle perversioni sessuali, analizzate non
dal punto di vista clinico-patologico, ma
filosofico. Pornografia, pedofilia e sadismo, unite
a tutte le altre, mancano dell’essenza erotica
nella non accettazione dell’alterità, di quella
distanza tra soggetto e oggetto-vittima. Il mistero
intimo dell’identità di quest’ultima non viene
rispettato -qui si esercita la violenza- e la si
annulla in quanto diversità. Il fenomeno è quello
dell’iperrappresentazione: la volontà di dire e
svelare tutto ciò che si presenta come misterioso e
ignoto.
È
solo quando gli amanti sanno custodire tra loro la
più esclusiva delle distanze che Eros sprigiona la
sua forza più tremenda.
Filosofia
dell’Eros. L’uomo, l’animale erotico
di Romano Gasparotti
Edizione Bollati Boringhieri