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Piccolo,
veloce: questi stessi aggettivi sono applicabili sia
al libro “Kamasutra in Smart”, sia
all’infernale trabiccolo di ultima generazione che
alla storia fa da scena, ma anche un po’ da
co-protagonista.
Si
parla di sesso e anche un po’ d’amore:
al centro di tutto una coppia, lui un
quarantacinquenne amareggiato dalla solitudine; lei,
Luna, bellissima ventenne libera e presuntuosa.
Nelle
pagine scorre il racconto dell’uomo, che svela
l’intimo del suo animo malandato, il sesso, le
emozioni e i sentimenti nati da una casualità, con
ironia e intelligenza. I due si “scontrano” in
macchina: lei alla guida – sicura e incauta!-
della sua Smart, lui in una già ammaccata uno del
’98; le macchine, una seconda pelle per i
personaggi, parlano di loro e dicono che sono
l’uno l’opposto dell’altra. Così,
inaspettatamente per lui, hanno inizio intensi
incontri di sesso, sempre e solo nella Smart,
piccola ma tanto spaziosa da contenere un mondo:
aperto quel buffo sportello, dentro c’è il mondo
di Luna, della sua determinazione infantile, del suo
divieto di fumare in macchina, della sua ostinazione
a non voler fare sesso in casa e della sua semplice
e cinica filosofia dell’amore.
Lui
viene investito dall’imprevisto e da un calore
che non provava da tempo (gioia?): pur non volendo,
il sesso esce dai suoi margini di pura meccanica
fisica di piacere, dando vita ad un embrionale
sentimento. L’unione dei corpi è ogni volta
preceduta, seguita o accompagnata da parole,
riflessioni e pensieri che si avvinghiano in un
kamasutra filosofico-mentale. E sempre, la semplicità
della ragazza lascia lui – e noi- stupito e
disarmato:
“Non mi piace che si usino parole troppo grandi
per dire le cose che sono semplici, piccole. Tutto
qui. Scusa. E’ il mio modo” è la risposta
al suo –di lui- “Mi
hai salvato la vita. Te ne sarò grato per
sempre”.
Entrambi
scettici verso l’amore, non si aspettano nulla in
cambio dal rapporto e questa è la solidarietà che
più li unisce profondamente, o almeno è ciò che
avvicina l’uomo alla ragazza. Forse, la scorza di
disillusione è stata incrinata dalla lunga
solitudine e la vitalità dei vent’anni di lei
riesce ad aprirvi una breccia. “Ero proprio io. Quello che cercava di convincere Luna all’amore.
Io, solo. Io, con più di quarant’anni e niente
fuori dalla porta e nemmeno dentro. Io, la negazione
dell’amore quindi,
a cercare di suggerirlo”.
In
tutto questo, la Smart non è solo – si diceva- il
luogo degli incontri, ma, in fondo, rappresenta una
filosofia, quella appunto di Luna, del suo modo di
procedere nella vita e di come affrontare le
relazioni: pratica e senza impegno.
Ogni
capitolo, questa è l’idea ironica e acuta del
racconto, è preceduto da citazioni varie tratte dal
libretto di istruzioni del veicolo in questione, dal
sito o dai depliant informativi e pubblicitari.
Abilissimo è il modo in cui l’autore
riesce a costruire gli episodi intorno a questo
nucleo iniziale che ne dà l’interpretazione,
riuscendo a dare densità e poesia a tante parole
spese, in fondo, solo per una macchina.
Francesca
Paolini
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