È facile
lasciare la briglia sciolta al puledro del
desiderio sessuale da giovani. Quando si è
adolescenti e la pubertà è da poco terminata
il problema non è certo quello di un ridotto
desiderio sessuale; semmai il contrario. Ma quando
condividiamo lo stesso letto con la stessa persona
da tanti tanti anni, come fare a continuare a
desiderarla? Anche se spesso invochiamo il
sentimento amoroso come la colla che ci tiene
insieme, il sesso ha tra i suoi motori principali
proprio la varietà, qualcosa di lontano,
lontanissimo dal nostro bisogno di una scelta
sentimentale che duri un’intera vita.
Una delle
tecniche che i sessuologi suggeriscono per
mantenere alto il desiderio consiste nel dare
libero sfogo alle fantasie erotiche. Ne abbiamo
tutti un po’ paura: crediamo che quei pensieri
strani, così inconfessabili, particolari, che
talvolta ci vengono mentre ci eccitiamo siano il
nostro lato oscuro, siano il segno di una nostra
perversione nascosta. Li scambiamo proprio per
perversioni latenti. Pronte a esplodere se appena
si lascia spazio e si abbassa la guardia. Così,
anziché “usare” le fantasie per continuare a
far bene l’amore le reprimiamo, le nascondiamo e
ci vergogniamo anche con noi stessi.
Uomini che
sognano di essere a letto con 2 o più donne,
donne che vagheggiano amori saffici, coiti
violenti: non c’è limite alle umane fantasie.
Non è realtà. Pochi, pochissimi sono i veri
perversi che tentano di mettere in pratica queste
fantasie. Si distinguono dalla grande maggioranza
proprio perché non sono in grado di fare
l’amore in altro modo, se non con l’ausilio di
borchie e frustini, in presenza di estranei, in un
parco pubblico. Chiamiamo infatti perversioni
sessuali solo l’essere obbligati a certi
comportamenti per trovare un poco di soddisfazione
sessuale. Un poco, solo un poco, perché il
perverso, nonostante l’impegno, ha sempre grandi
difficoltà ad avere appagamento. Nulla di più
lontano dalle fantasie, che vivono in un mondo a
parte, separato e lontano da quello reale. Ecco
perché non ha senso temerle. Ecco perché sono
utili per continuare ad amare.
Quando,
nonostante l’amore, il desiderio si affievolisce
e la vita sessuale si ripete uguale a se stessa
per poi cessare del tutto, ci sono altre cose da
fare. Vengono consigliate due cose apparentemente
in contraddizione: imparare a dire di sì e
imparare a dire di no. Imparare a dire di sì
significa che quanto più si fa l’amore tanto più
si desidera farlo, grazie alla secrezione di
testosterone che accompagna l’atto sessuale in
entrambi i sessi. Chi si ferma è perduto!,
verrebbe da dire. Ed è proprio così. Ma occorre
anche imparare a dire di no. Che significa
imparare a non dare troppo peso a un rifiuto. Può
succedere che non si abbia voglia di fare
l’amore, e non necessariamente questo deve
rappresentare il fallimento di un progetto di
coppia. Insomma, ciascuno deve trovare la sua
strada per escludere dalla camera da letto lo
stress e i pensieri che distraggono, per
reinventare ogni volta il sesso, quasi che fosse
la prima volta.
Uno dei
fattori che minano il desiderio sessuale è lo
stress. Animali ed esseri umani dispongono di
meccanismi per rinunciare agli “optional”
(come il sesso) quando c’è una eccessiva
pressione da parte dell’ambiente. Il significato
di questi meccanismi è che non ci si deve
riprodurre in condizioni di pericolo. Quando è
sotto stress, sia fisico che emotivo, il cervello
produce le ben note endorfine, gli oppioidi
naturali che se da una parte ci aiutano a
sopportare meglio una situazione negativa (sono
sostanze analgesiche capaci di dare benessere)
sono anche potenti ormoni antisessuali. Per questo
l’ultima cosa che ci viene in mente è di fare
l’amore quando siamo sotto pressione, quando
siamo preoccupati o abbiamo seri problemi. È
naturale e non serve forzare la mano. Occorre
aspettare di poter dominare lo stress.
Anche droghe,
alcool e farmaci abbassano il desiderio sessuale,
soprattutto quando se ne abusa. Per non parlare
delle malattie in generale che mettono in atto
tutti quei meccanismi di risparmio sulle funzioni
non essenziali (ancora una volta: il sesso) di cui
abbiamo appena detto, e di quelle endocrine che
con i loro ormoni in eccesso o in difetto
interferiscono specificamente coi meccanismi del
desiderio. Sono tutte condizioni che un bravo
sessuologo medico deve escludere quando ha a che
fare con il calo del desiderio.
Molti pensano di
poter sopperire alla mancanza di desiderio con i
cosiddetti afrodisiaci. La scienza moderna ha
sempre affermato che cibi o sostanze più o meno
naturali capaci di suscitare il desiderio sessuale
assopito non esistono. E probabilmente è così.
Tuttavia, è la stessa scienza che ci informa che
desiderio sessuale, gusto e olfatto sono funzioni
collocate nel nostro cervello nelle stesse aree.
La vista, l’odore o il semplice ricordo di un
cibo è in grado di evocare un’infinità di
sensazioni. Queste funzioni sono infatti collocate
nel rinencefalo, nella parte tra le più antiche
del nostro cervello. Dove sono posti i centri
regolatori dell’olfatto, dell’alimentazione e,
naturalmente, del sesso.
Sono
considerati afrodisiaci i cibi che evocano
nella forma gli organi genitali (ostriche,
asparagi), o piccanti (peperoncino) perché danno
la sensazione di calore, o costosi (tartufo) perché
indicano attenzione e passione, che però contiene
effettivamente nel suo profumo ormoni volatili
simili al testosterone. Ma l’unico vero
afrodisiaco è la polenta, ma a condizione che sia
solo quella a essere mangiata: è l’unico cibo
che non contiene un aminoacido che serve per
costruire l’ormone che inibisce il desiderio
sessuale, la serotonina. I ratti da laboratorio
alimentati solo con farina di granturco hanno
sviluppato un comportamento sessuale così
dirompente che arrivati a un certo punto non
distinguevano più il sesso del partner con cui
tentavano l’accoppiamento. Ma per gli esseri
umani passere mesi mangiando solo polenta non è
facile. Meglio allora ricordare un vecchissima
storiella che risale alla tradizione medioevale:
"Ti mostrerò un filtro amoroso che non
contiene medicamenti, né erbe, né incantesimi di
una strega. Ed è questo: se vuoi essere amato,
allora devi prima amare."